Addio ad Andrea Mi: musica e conoscenza, dolcezza e irrequietezza

In un flusso emozionale, il ricordo di Daniele De Michele donpasta

Andrea Mi

Salentino di nascita, di Calimera, fiorentino di adozione, dj, promoter, architetto, insegnante, creatore di format e produttore di mille idee, amico speciale e persona stupenda. Dopo una lunga malattia, è morto a 49 anni Andrea Mi, dai più, almeno nel Salento, conosciuto per la sua attività di dj e conduttore radiofonico. Sul suo profilo Facebook il ricordo e il tributo di tanti amici e artisti. Lo ha salutato ufficialmente anche la Città di Firenze, con parole di gratitudine dell’assessore alla Cultura.

Qui di seguito, in un flusso emozionale, il ricordo di Daniele De Michele donpasta

Mi risulta molto doloroso, ma devo questo sforzo a suo figlio Milo, alla sua compagna Raffaella, ai tanti amici che ha in giro per il mondo, perché il suo talento sia riconosciuto e analizzato. Perché Andrea Mi è una figura importante e imprescindibile per il suo amato Salento, per la Firenze che l’ha accolto e cullato e per tutte le scene di avanguardia nella musica e nell’arte visiva. Per salutare Andrea Mi, nulla mi indurrebbe a fare un commiato da collega. Non mi indurrebbe l’amicizia fraterna, non i mille ricordi, profondi e intimi, non le dance-hall dei Sud Sound System sulla spiaggia sin dal 1999 o giù di li, non le mille serate in cui abbiamo suonato vinili assieme. Nulla mi permetterebbe di fare astrazione del nostro legame affettivo. Potrei raccontare ogni singolo ricordo dei miei momenti con lui, ma non è questa la sede, benché confesso l’enorme tentazione di dimenticare il dovere di parlare delle sue importanti opere e dilungarmi piuttosto sulle feste e le cose belle condivise.

L’ho conosciuto tardi, quando già faceva l’Università, ma amici cari mi dicono fosse da subito portato per lo studio, per la ricerca e l’approfondimento. Pare avesse sviluppato, sin dall’adolescenza, una particolare predisposizione alla cura maniacale dei dettagli, ma a questa aggiunse una predilezione per la ricerca delle forme di innovazione culturale. Fortuna volle che queste sue caratteristiche, che lo resero da subito noto nelle scene alternative salentine, si incontrassero con la nascita della scena reggae salentina, creata dai pionieri delle dance-hall in Italia: i Sud Sound System.

Non è un dettaglio di poco conto, perché Andrea Mi, come molti, gli riconobbe un ruolo fondamentale per lo sviluppo culturale della nostra terra. I Sud Sound System univano raggamuffin giamaicano, dialetto salentino, feste sulla spiaggia e contenuti politici in un’epoca in cui regnavano indisturbate la Sacra Corona Unita e la Democrazia Cristiana. Nulla di meglio per un appassionato di musica e di sociologia, che non ebbe così bisogno di partire in metropoli lontane per studiare gli effetti della globalizzazione dei linguaggi, che di li a poco avrebbe codificato in un termine all’epoca avveniristico: Mixology.  

Da studioso, da quelle feste sulla spiaggia sino a notte fonda, partì e non si fermò più. Andrea Mi aveva come regola morale quella di non affrontare la conoscenza attraverso la vista miope della globalizzazione o presbite della tradizione. Non tollerava nessuno dei due difetti della vista nell’osservare i mutamenti del mondo. In tutto ciò che faceva era rigoroso e intransigente, accurato e puntiglioso sino all’esasperazione. Ma univa a ciò una profonda generosità, una grande ironia (e autoironia), l’immensa curiosità e un grande amore per la festa e la buona compagnia.

Dopo qualche peregrinazione internazionale, si stabilì a Firenze, dove, da laureato in Architettura, sviluppò il suo progetto culturale che investiva la totalità delle possibilità umane nel campo dell’arte, della multimedialità, dell’insegnamento, dell’organizzazione di eventi, del giornalismo. Sarebbe complicato enumerare i suoi mille mestieri, le centinaia di applicazioni del suo scibile e l’immensa quantità dei suoi contatti professionali. Conosceva chiunque e da tutti era rispettato. Perché aveva come unico credo la conoscenza e la sua diffusione.

Scopriva talenti dieci anni prima di tutti e con la dedizione di un mandarino cinese o di un civil servant, con una deontologia cui tutti dovrebbero ispirarsi nel campo del giornalismo, faceva di tutto perché queste perle venissero scoperte dal più grande numero di persone. Tutto ciò senza chiedere nulla in cambio. Soprattutto, non tollerava nessun arresto della ricerca, per sé stesso ancora più che per gli altri. Aborriva le banalizzazioni nell’osservazione della realtà, il crogiolarsi nei dati acquisiti, la comodità nell’ascolto musicale e la superficialità nell’acquisizione di nozioni che non fossero all’avanguardia. Non per vezzo o narcisismo, di cui era pressoché sfornito, ma per il rigore con cui affrontava le cose della vita. Dal suo punto di vedere ciò che c’era era già passato, perché contenuto in ciò che sarebbe successo dopo. Era li che puntava il suo sguardo, cercava di capire cosa sarebbe di nuovo in quale angolo recondito di mondo e raramente si sbagliava. Il prodotto di un passato anche recente, era inconcepibile per lui, che si occupava del futuro della ricerca umana nel campo dell’arte, dei media, dell’architettura. Tutto ciò lo rese un tassello fondamentale per lo sviluppo della storia culturale di Firenze da un lato e della scena elettronica dall’altro.

Mi permetto di forzare la prassi, citando un messaggio personale inviato a Raffaella, la compagna di Andrea Mi, dall’assessore alla Cultura della città di Firenze, Tommaso Sacchi: “Sento di dover dire grazie ad Andrea per ciò che ha fatto per la vita e la narrazione culturale della nostra città”. Se ne potrebbero citare a decine di messaggi di apprezzamento e stima che stanno inondando la sua pagina di Facebook, dove emerge in modo forte la disponibilità, la simpatia, ma soprattutto il ruolo culturale che Andrea Mi ha avuto. Non è un caso che ciò sia avvenuto, perché aldilà di ogni considerazione professionale, Andrea era una persona con delle caratteristiche che tutti gli riconoscevano: era solare, generoso e amante della festa. Portava con sé pensieri e prassi figli in parte del nostro genoma salentino, adattati ad un linguaggio contemporaneo e interdisciplinare, o, usando il suo gergo: remixato.

È stata una strada dura la sua, in una fase storica in cui ha regnato la banalizzazione della cultura e del sapere. Non c’era spazio per le avanguardie, per le sperimentazioni, per la ricerca, e per la radicalità che ogni ricerca richiede. Essere rigoroso, onesto, disponibile, radicale, pagava poco ed ha sicuramente raccolto meno di quanto avrebbe meritato. Perché viviamo da anni l’epoca delle furbizie, dei compromessi, delle subalternità. E Andrea non ne faceva, sfornito qual era di malizia, abitato da una onestà incrollabile.

Ma nel tempo è venuto fuori sempre il più la sua smisurata conoscenza, che gli ha permesso di essere uno stimato dei consulenti per brand e festival e uno dei docenti più apprezzati a Firenze.

Veniamo al dunque: Perché Andrea Mi è importante, aldilà di ogni considerazione affettiva che provo sommessamente a sottacere? Perché il suo modo di fare cultura è una delle chiavi di volta di un futuro che deve avere la luce se vogliamo affrontare con intelligenza questa fase storica così complessa. All’epoca attuale non esiste nessuno strumento nelle mani degli operatori culturali e dei decisori politici che non risulti desueto, retorico, autoreferenziale, pedante. Non esiste nessuna possibilità di attraversare la tempesta senza la capacità di intravedere la meta oltre le onde, perscrutando un immaginifico futuro che sfugge alla sola osservazione razionale della realtà, alla sola riproduzione di schemi economici, sociologici, artistici pre-cotti, pre-costituiti, pre-confezionati. Serve ora coraggio, generosità, sperimentazione, missaggio delle informazioni. Nessuno si salverà nella società senza quello che Andrea Mi non ha mai smesso di fare. Per questo Andrea era importante per chiunque lo conoscesse. Perché osservava la realtà con dolcezza e irrequietezza. Di questo abbiamo ora immensamente bisogno. Andrea Mi ci mancherà, ma resta la sua prassi a illuminare la strada accidentata che il futuro ci ha riservato e che per anni ha distillato a centinaia di studenti, che saranno la sua eredità più preziosa.

Link per l’ascolto: https://www.mixcloud.com/andrea_mi/stream