Addio ad Antonio Malecore: la cartapesta perde uno dei suoi maestri

"Ci ha lasciati Antonio Malecore. Tra i maestri della cartapesta in vita era il più importante, stimato, ammirato e generoso", ha dichiarato Carlo Salvemini, sindaco di Lecce.

Maestri cartapestai da tre generazioni. Fucina di artisti e artigiani. In pochi sanno che molte delle statue portate in processione nei paesi del Salento sono creazioni della bottega Malecore, attiva a Lecce fino a qualche anno fa, firmate dal maestro Antonio, scomparso nella giornata di ieri all’età di 98 anni.
Era stato lo zio Giuseppe ad aprire le porte del laboratorio, a fine Ottocento, e in quelle stanze in tanti hanno imparato ad usare le mani per creare Madonne e putti, Crocifissi e santi patroni, a padroneggiare le tecniche antiche della focheggiatura, manipolare materiali semplici come carta, colla e farina, per dare vita a un’opera d’arte.
Alcune delle sue statue si trovano a Casarano nelle chiese dell’Annunziata e di San Domenico, mentre una sua pregevole Natività è custodita a Nardò. La vestizione e il colore, secondo alcuni dei suoi apprendisti, erano i momenti prediletti del maestro, che tornava a riflettere sull’incarnato delle sue creazioni più e più volte, per dare loro quasi sembianze umane. “Le sue Madonne”, ricorda uno dei suoi apprendisti, Enzo Pagliara, dovevano “essere dolcissime, ma non bambole sdolcinate”; i suoi Cristi e i Santi “sereni, rassicuranti ma maschi”.
“Ci ha lasciati Antonio Malecore. Tra i maestri della cartapesta in vita era il più importante, stimato, ammirato e generoso”, ha dichiarato Carlo Salvemini, sindaco di Lecce. “La sua esistenza, trascorsa fin da bambino in bottega, è un monumento all’arte sacra come missione e dedizione assoluta. Le sue statue di cartapesta adornano chiese e palazzi in tutto il mondo, rappresentando nel miglior modo, per il suo prestigioso trami-te, la tecnica della cartapesta e con essa la nostra città che ne ha fatto un tratto fondamentale della propria cultura”.
Antonio Malecore, esponente di una delle più prestigiose famiglie di cartapestai leccesi, era un artigiano“, continua Salvemini, “consapevole del valore profondo del mestiere che aveva scelto fin dalla prima età. Un mestiere che per lui era un mondo intero: la bottega come casa, come scuola, come missione di vita, nella quale custodire i segreti della tecnica per trasmetterli generosamente ai tanti artigiani più giovani che lui ha accolto e formato e che da lui hanno appreso e continuano a praticare l’arte della cartapesta nelle botteghe della nostra città storica”.