Voltalacarta: la storia di una libraia

Martina Calò racconta ai lettori di quiSalento della sua libreria dedicata all'infanzia e della sua riconversione digitale.

Martina Calò
Martina Calò

“Il sogno nel cassetto che è diventato realtà”, così Martina Calò descrive la sua libreria, Voltalacarta, presidio culturale, luogo d’incontro e di promozione della lettura, nata dieci anni fa a Calimera. Abbiamo incontrato, a distanza, Martina, chiedendole di raccontarci della sua libreria, ma soprattutto della sua riconversione digitale, indispensabile in questi tempi di emergenza sanitaria e distanziamento sociale, per offrire la competenza e il calore umano di una libraia anche sul web.

Chi sono i tuoi principali interlocutori nella comunità di Calimera?

Voltalacarta è una libreria generalista con un’ampia sezione dedicata alla letteratura per l’infanzia. In questi anni ho approfondito questo settore grazie a corsi d’aggiornamento e all’esperienza diretta, con tre bambine piccole a casa. I miei maggiori interlocutori quindi sono le famiglie, soprattutto con bambini nella fascia d’età 0-6 anni. Ma l’organizzazione di numerosi eventi culturali mi porta a interagire anche con associazioni e gruppi di lettori interessati ai libri, alla cultura e alla lettura ad alta voce, un altro ambito in cui cerco sempre di agire anche come lettrice volontaria.

Come hai vissuto, da libraia, il primo mese di isolamento?

È stato molto difficile, come lavoratrice autonoma c’è stata prima l’incertezza e la difficoltà dei giorni in cui la scuola era chiusa ma le attività lavorative continuavano tra mille difficoltà. Poi dal 12 marzo la chiusura totale. Ho sempre sentito i miei clienti, nelle prime settimane ho cercato di rimandare ordini e acquisti, poi grazie a LibridaAsporto, una iniziativa nazionale promossa da NW Consulenza e Marketing Editoriale che ha messo insieme librerie indipendenti e case editrici, ho iniziato ad effettuare la spedizione gratuita dei libri, ed è stato un ottimo modo per non “scomparire”. Durante l’isolamento, inoltre, ho lanciato il mio sito e-commerce libraia.it.

Il tuo sito si chiama semplicemente libraia.it e, come scrivi, è pensato come estensione dell’attività della libreria Voltalacarta. Cosa aggiunge questo alla tua attività “fisica” sul posto?

In questi anni mi è capitato spesso di essere contattata tramite facebook da lettori interessati all’attività della libreria e che esprimevano il desiderio di entrare un giorno da Voltalacarta. L’idea è nata da lì, dalla volontà di offrire il servizio proprio di una libreria fisica e, aggiungerei, indipendente, anche a distanza. Il catalogo rispecchia l’offerta della libreria ed è costruito su una proposta di qualità attingendo alle migliori case editrici specializzate in letteratura per bambini e bambine, ragazzi e ragazze. In questi giorni mi sono resa conto che è un ottimo supporto anche per chi mi conosce, conosce la libreria ma ha l’esigenza di scegliere restando in casa.

Il digitale, il virtuale sono aspetti di cui le librerie non potranno più fare a meno?

Credo proprio che sia così e oggi ne abbiamo avuto la prova. Niente può sostituire la sensazione appagante che dà sfogliare un bel libro, un albo illustrato di qualità, ma nella fase della scelta la piazza virtuale è sempre più utilizzata. Credo tuttavia che ci sia bisogno di qualcosa in più rispetto all’immagine di una copertina e una breve descrizione per scegliere bene. Libraia.it si propone di offrire questo, aggiornamenti, recensioni, proposte che partono dall’interno di una libreria vera e dal cuore di una libraia.

Anche per le librerie, per il settore editoriale, sarà necessario reinventarsi, come vedi la tua strada nel futuro prossimo?

Nell’immediato la  cosa che mi preoccupa di più è l’incertezza relativa alla possibilità di organizzare eventi, una parte importante come promotrice della lettura che ha sempre caratterizzato il mio lavoro. Poi la gestione meramente commerciale del settore sicuramente non sarà facile, da mamma aggiungo le difficoltà dovute alla gestione della famiglia. In questi giorni, ho ripreso a lavorare contando sulla presenza di mio marito in casa ma nel momento in cui lui tornerà al suo lavoro sarà difficile conciliare tutto, tre bambine in casa e servizi per la famiglia praticamente inesistenti renderanno difficile andare avanti in un settore, quale appunto quello editoriale, fortemente compromesso. Cercherò di spingere molto il sito, in modo da ampliare il bacino d’utenza e spostare una parte del mio lavoro fuori dalla libreria, facendo promozione attraverso i canali social. Dovrò reinventare il lavoro di libraia senza snaturarlo.

Una domanda inevitabile: cosa pensi della riapertura delle librerie in piena quarantena nazionale? Molti librai hanno definito azzardato e pericolosamente simbolica questa riapertura, qual è la tua posizione?

Credo che il nostro sia un territorio tutto sommato fortunato e gestire la riapertura è stato meno traumatico del previsto. Ovviamente manca il contatto diretto, c’è bisogno di attenzione e cautela. Ho mantenuto la possibilità della consegna a domicilio e della spedizione e questo aumenta il carico di lavoro ma sono contenta. Le persone hanno risposto bene, c’è interesse e voglia di ritornare a vivere i luoghi anche se con le dovute limitazioni. Per quanto riguarda la scelta di riaprire le librerie, accetto e condivido il ruolo simbolico affidato alle librerie per la loro funzione di legante all’interno di una comunità, ne ho parlato anche nel mio blog, ma non mi piace la strumentalizzazione di questo ruolo: se veramente ci fosse la volontà di riconoscere una professionalità che va ben oltre il valore commerciale del prodotto venduto ci sarebbe bisogno di pensare ad un sostegno al settore che duri nel tempo e non cerchi solo di tamponare una situazione di emergenza.

Com’è andata questa prima settimana di ripresa?

La prima settimana di ripresa è andata tutto sommato bene dal punto di vista dell’interesse da parte dei clienti e dei lettori, ma bisogna fare i conti con quello che un mese di inattività ha comportato. L’umore è alto ma i conti purtroppo per ora non tornano. 

Che libro consiglieresti ai tuoi piccoli lettori?

“Nel paese dei mostri selvaggi”, di Maurice Sendak. Un grande classico della letteratura per l’infanzia che si presta tuttavia a diversi livelli di lettura e all’apprezzamento di lettori e lettrici di tutte le età. Storia e illustrazioni di Sendak, uscito per la prima volta nel 1963 e pubblicato in Italia nel 1981 per le edizioni Emme. Disponibile oggi nell’edizione Adelphi con una nuova traduzione affidata a Lisa Topi.

“Nel paese dei mostri selvaggi” non è semplicemente un albo sulla gestione della rabbia (come spesso viene catalogato), lo definirei invece, brevemente, un’opera bellissima che incita bambini e bambine, ad essere sé stessi, liberi e ribelli, con la certezza di avere sempre mamma e papà dalla propria parte.