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Abitare il Salento | Nelle case da sogno del Salentoshire

di VALERIA NICOLETTI

In apertura, nodi di ulivi e un cielo allergico al minimo cumulo di nuvole. Il Salento è tratteggiato in una cartina essenziale, dove poche ancore fanno da punto di riferimento per chi si appresta a visitare una terra non solo percorrendone le strade ma anche bussando alle porte, curiosando nei salotti, accarezzando il legno di un tavolo. Si chiama "Abitare il Salento", il libro nato da un'idea di Patrizia Piccioli, architetto e giornalista, con fotografie di Cristina Fiorentini, architetto, che sfoglia l'estremo lembo d'Italia come un album di memorie e ricordi, ma sul filo della contemporaneità, alla ricerca di quel connubio tra la natura degli inquilini e il proprio contesto che rappresenta l'essenza di ogni dimora.

Sono undici gli itinerari formulati dalle autrici, dalle Terre di Mezzo alla Vecchia Contea di Castro, circumnavigando la penisola, fermandosi di tanto in tanto a cercare ristoro in compagnia degli anfitrioni. Il loro obiettivo ha inquadrato ospiti d'onore come il palazzo marchesale Granafei di Sternatia, arrestandosi davanti agli affreschi delle volte, o il palazzo baronale Miglietta, nel centro storico di Marittima, con la sua elegante fantasia di archi, nicchie e volte, ma anche illustri sconosciuti, come un'ordinaria "casa sulla piazza", in Terra d'Otranto, un'indicazione che non necessita di alcuna ulteriore coordinata geografica, se non quella relativa ai suoi inquilini, una coppia lombarda, che ha acquistato la casa idruntina eleggendola a paradisiaco "buen retiro", con chianche in pietra leccese e coccio pesto. O la miniera di curiosità della casa del collezionista, sperduta nelle lande della campagna tricasina.

E, se i turisti annoderanno un desiderio a ogni curva barocca, gli autoctoni impareranno nuovamente a meravigliarsi, del Teatro romano che spunta alla fine di un vicolo cieco, del ficus gigante che si appropria di una corte o di un giardino, piccole perle che un occhio viziato da una dose quotidiana di bellezza dà ormai per scontate. Non è un caso, infatti, che i padroni di casa siano per la maggior parte settentrionali e stranieri, come se saper valorizzare la terra salentina fosse una dote riservata a chi non se l'è vista crescere intorno.

E il libro, oltre a infilare l'una dietro l'altra le superbe architetture, evidenzia la tendenza che negli ultimi anni ha fatto parlare di "Salentoshire", contea colonizzata da americani, inglesi e francesi. Nuovi indigeni, abitanti autentici del luogo, non per caso, ma per via di una scelta consapevole che fa di queste dimore non fredde case-vacanza ma straordinarie abitazioni, sogno e culla di una vita.

La macchina fotografica chiede permesso ai gerani di Villa Guarini, ha l'ardire di intrufolarsi all'interno del palazzo ducale San Giovanni di Arnesano, inseguendone la scalinata in penombra, socchiude gli occhi davanti al bianco abbacinante della calce nelle case del Capo.

I passi delle due autrici riecheggiano nelle grandi stanze del palazzo gaglianese restaurato da una coppia di milanesi, folgorati dalla perfetta simmetria delle volte e dalle tinte antiche della dimora, e aspettano che l'alto campanile di Nardò segnali loro il momento adatto per bussare alla porta del giornalista inglese, proprietario di un raffinato palazzo nel centro storico. Inerpicandosi per le scale della vecchia manifattura, seguendo le solerti indicazioni delle piante grasse, si varca la soglia del rifugio di due viaggiatori, una dimora che è insieme punto d'arrivo e di partenza, con tappeti berberi, affreschi palestinesi, arredamento egiziano, tutto avvolto da un caldo arancione e dall'ariosa assenza di spigoli. Una dimora rinata, come la vecchia casa della contessa di Diso, oggi raffinato relais spalmato lungo l'insenatura di Acquaviva, o il palazzo leccese, trasformato dall'estro di Silvestro Silvestori nella scuola di cucina The Awaiting Table.

Di porta in porta, tra i suggerimenti per continuare il viaggio, consigli da globetrotter e dritte da salentini, come la pasticceria Ascalone, per addentare il celebre "pasticciotto", vera chicca del territorio, insieme alla ruvidità misteriosa del griko e alle cupole soffici dei suoi palazzi, il pastificio Cavalieri, istituzione dell'artigianato culinario salentino, e la glassa croccante dei mustaccioli di Ruffano. Per sentirsi a casa e continuare a stupirsi, con tutti i sensi.

Abitare il Salento, di Patrizia Piccioli con fotografie di Cristina Fiorentini, traduzione testi in inglese a cura di William Olaf Larson, euro 32, pp. 98, Idea Books edizioni, 2012.

(febbraio 2013)

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