Perso e ritrovato, torni il tempo del teatro

C’è un uomo, seduto su una poltrona, che guarda la tv e ascolta parole di chiusura. Poi si addormenta. E sogna. Inizia così il mediometraggio “Tempo ritrovato”, con l’attore salentino Simone Tangolo a vestire la parte del protagonista (insieme alla mezzosoprano Francesca Di Sauro) in una produzione della Fondazione Rete Lirica delle Marche che mescola in modo onirico i linguaggi della poesia, del cinema e della musica, esaltando la funzione civile e sociale del teatro.

Cecilia Ligorio e Benedetto Sicca dirigono i due, in un continuo perdersi e ritrovarsi, sulle note di Ennio Morricone, Gioachino Rossini, Händel, Bizet e Mozart, con il quintetto d’archi dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana, il Sestetto dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini e il pianoforte di Cesarina Compagnoni e Claudia Foresi a disegnare un tappeto sonoro tra danze e volteggi, momenti di riflessione e di lieve ironia, il tutto velato da un pizzico di malinconia.

E, tra l’iconico dialogo di “C’era una volta in America” (“Che hai fatto in tutti questi anni, Noodles? Sono andato a letto presto”) con cui l’opera inizia, e un’accorata versione di “Hallelujah” di Cohen, (ukulele e voce, cantata e suonata dallo stesso Simone) con cui tutto si chiude, in riva al mare, non resta che attendere che attori, pubblico e palco possano riabbracciarsi. Elementi mai così distanti come in questi mesi e mai così necessari nella loro agognata e auspicata vicinanza.