Maria Mazzotta tra il folk, l’amore e le sue tante stelle

Sembra quasi nascondersi per non dare nell’occhio. È una presenza discreta, minuta e delicata. Poi inizia a cantare, e vengon giù la terra e il cielo. A una a una, come comete, cascano ai piedi di Maria Mazzotta tutte le declinazioni immaginabili dell’eterno sentimento, di “Amoreamaro” (Zero Nove Nove) il nuovo album dell’artista, vera e propria icona della world music pugliese. Dieci brani, di cui due inediti, per sviscerare, insieme al mirabolante accordéon di Bruno Galeone, quanta bellezza e dolore convivano nello straziante sentimento che “move il sole e l’altre stelle”. Meriterebbe un capitolo a parte solo la splendida e inedita ballata “Nu me lassare”, brillante esempio di folk contemporaneo, con un testo essenziale e universale, dove ogni singola parola fa letteralmente l’amore con la fisarmonica, e non avrebbe potuto essere differente da quella usata.

un dettaglio della copertina dell’album

Per il secondo inedito, la title track, i due scelgono invece una strada più sperimentale, attualizzando e rinfrescando una classica pizzica, con un risultato senz’altro meno immediato ma comunque efficace e stimolante. E poi tanto, tantissimo altro, con tradizione popolare, canzone italiana, catarsi e consolazione che danzano fra le tracce, dall’apertura “floreale” con lo stornello di “Vorrei volare” alla lancinante abruzzese “Scura maje”, passando per la meravigliosa interpretazione totale, vocale e musicale, della classica canzone sarda “No potho reposare”. C’è ancora spazio per Domenico Modugno, con una viscerale “Lu pisci spada”, dove la voce di Maria spinge davvero tanto, e per Gabriella Ferri, con “Tu non mi piaci più”. E se qualcuno stesse pensando a Maria Mazzotta proprio come la Gabriella Ferri del Salento, di sicuro non sbaglierebbe.