L’esercizio di Claudia Petrucci

“Ogni relazione è un gioco di interpretazione: si recita il proprio ruolo fino all’ultimo atto””. Ma chi scrive il copione? È solo una delle domande che lascia al lettore “L’esercizio“, denso e sorprendente esordio di Claudia Petrucci, classe 1990, origini gallipoline, gli anni fondamentali della sua formazione passati a Milano, oggi vive a Perth, in Australia.

Giorgia, la protagonista del romanzo, è una donna fragile, inquieta, insicura, “un individuo sull’orlo del precipizio”, lavora in un supermercato e il teatro è il luogo dove può accogliere la malattia nella sua espressione più ampia, lasciarsi dominare da essa”. Giorgia è schizofrenica e Filippo, l’uomo di cui è innamorata, non lo sa.

I due convivono tra instabilità economica e insoddisfazioni professionali, Filippo ha abbandonato la strada del giornalismo per dedicarsi al bar dei suoi genitori. L’equilibrio di un’esistenza precaria, impastata di omissioni, menzogne e verità, salta quando Giorgia torna sul palcoscenico convinta da Mauro, il suo maestro di recitazione e regista, che le riconosce un talento di attrice istintivo.

In scena si immedesima totalmente nel personaggio, perde il controllo, il confine tra realtà e finzione si dissolve, la psicosi prende il sopravvento sino a mettere in pericolo la sua stessa vita. Sarà Filippo, con Mauro, ad aiutarla a ritrovare se stessa con un esercizio” pericoloso ma efficace.

Claudia Petrucci usa la malattia per azzerare ruoli e identità, per svelare i meccanismi che regolano le relazioni umane e i rapporti di coppia. La sua penna, lucida e affilata, infilza le convinzioni su cui si fonda una certa idea di amore secondo la quale si ama una persona nella sua autenticità, salvo poi cambiarne qualcosa, se fosse possibile.

“Io l’ho riscritta perché com’era prima non funzionava. Per il suo bene”, dice Filippo, dove il bene, la felicità (o infelicità) di Giorgia coincide con i suoi desideri, i suoi bisogni, le sue aspettative, “un prodotto della sua immaginazione”, gli spiega Mauro. Perché sarebbe proprio questa la traccia che ciascuno seguirebbe se, come fosse un autore, scrivesse il copione del partner, cancellandone la vera identità e riducendolo a personaggio.

Con un rischio però: che arrivi qualcun altro con una sceneggiatura migliore.

CLAUDIA PETRUCCI
L’ESERCIZIO
PP. 333, EURO 18
LA NAVE DI TESEO