L’acqua salata di Taranto

Lacrime, sudore, sangue: è l'acqua salata il fil rouge dello spot girato da Pippo Mezzapesa per la candidatura di Taranto e la Magna Grecia a Capitale della Cultura 2022.

Ernesto de Martino diceva che il Meridione d’Italia era una terra stretta tra acqua santa e acqua salata. Viene in mente la calzante espressione dell’antropologo a guardare l’intenso spot realizzato sulla città di Taranto per la sua corsa a diventare Capitale della Cultura 2022, insieme ai Comuni della Grecìa Salentina. La città pugliese è, infatti, tra le dieci selezionate, insieme anche a Bari.

È il regista bitontino Pippo Mezzapesa a firmare il video, della durata di due minuti, che racconta una storia, quella di due bambini che diventano grandi, con lo sfondo della splendida città della Magna Grecia pugliese. Voli di gabbiano, i postali dei “metalmezzadri”, i piedi scalzi dei “perdoni”, il turchese del mare Jonio, l’abbraccio delle anime del MarTa, il barocco e le volte delle cattedrali, l’arrivo dell’industria e la misericordia dell’Addolorata. “Sono legatissimo a questa città”, racconta Mezzapesa, “Ci ho anche girato alcune scene del mio primo film e un corto che mi sta particolarmente a cuore. Sono stato felice di avere una scusa per tornarci. Per questo spot siamo rimasti in città diversi giorni. Alla fine avevamo girato tanto di quel materiale che il lavoro più grosso, talvolta doloroso, è stato quello di fare selezione. Del resto Taranto è molto più bella e struggente di qualsiasi spot“.

“Abbiamo cercato di evitare di rifugiarci nella comfort zone di una narrazione patinata, da cartolina”, ha spiegato Giovanni Sasso, fondatore e direttore creativo di Proforma, l’agenzia che ha ideato lo spot, “e abbiamo scelto di raccontare la città in un modo più diretto e sincero. Non ci interessava il vestito sbrilluccicante, abbiamo puntato a far venire fuori l’anima. E Taranto ne ha da vendere”.

Non quindi un mero strumento di marketing, ma la narrazione dell’essenza stessa di una città ricca di contraddizioni, sofferta e sofferente, sicuramente indimenticabile e unica. Lacrime come quelle della commozione, di un’emozione nascosta, di un pentimento e di una confessione, sudore come quello dei bambini che giocano nel centro storico e delle giornate di afa, mare come quello impigliato nelle reti dei pescatori, il mare delle cozze e il mare dei delfini.

La sfida è quella di raccontare in centoventi secondi una città densa, ricca di Storia e storie. Mezzapesa probabilmente ci è riuscito.