La storia del cielo in una stanza

Chi non ha mai pensato di scorgerlo "Il cielo in una stanza"? Storia di una canzone rivoluzionaria, nell'ultimo libro di Laura Rizzo.

Ci sono canzoni che sembrano scritte nel nostro Dna, che conosciamo fin dalla nascita. Le canticchiamo sottovoce nelle nostre camerette o le urliamo a squarciagola durante i falò estivi. Passate indenni da jukebox, mangianastri, impianti hifi, iPod sono finite nelle playlist di tante generazioni. Canzoni immortali e, a loro modo, rivoluzionarie che segnano un’epoca e fanno da spartiacque. Quelle che stabiliscono, per tanti motivi, un prima e un dopo. Sembrano canzoni figlie senza età di autori senza età. E invece hanno una data di nascita. Pur non avendone, almeno così ci sembra, una di scadenza.

“Il cielo in una stanza” di Gino Paoli è sicuramente una di queste. Laura Rizzo, archeologa per formazione, competente critica musicale (anche per quiSalento) e insegnante per professione, ha deciso di raccontare la storia travagliata e fortunata della genesi di una delle canzoni più celebri della musica italiana. “Il 1960: Paoli, Mina e una canzone rivoluzionaria”, sottotitolo del libro (quarta uscita della collana Songs della campana Gm Press) è già una sintesi dell’agile volume, da leggere tutto d’un fiato come un 45 giri. Al centro della narrazione, dopo una prefazione di Gian Franco Reverberi, una lunga intervista a Gino Paoli per ricostruire con ricordi, dettagli, aneddoti la storia di questa canzone lanciata nell’incredibile fucina artistica della Ricordi da una giovanissima Mina.

Perché si tratta davvero di una storia che valeva la pena di essere raccontata. Per il contesto, il 1960 del boom economico, delle Olimpiadi romane, del Governo Tambroni in Italia e dell’ascesa di Kennedy negli Stati Uniti; per la scena, con una “generazione di fenomeni” che da Genova si sposta verso Milano alla ricerca della meritata fortuna; per i retroscena che vengono evidenziati, a partire dai “non autori” Mogol-Toang; sino al grande successo del brano, contro i pareri e le aspettative degli stessi discografici, in classifica per oltre sei mesi. E poi c’è il significato di quelle parole che tutti ricordiamo, come le poesie mandate a memoria ai tempi della scuola. “Avevo la volontà di descrivere l’orgasmo: quell’attimo in cui tu sei proiettato nell’infinito; sei tutto e non sei niente”, precisa Paoli. Laura Rizzo, dopo “Le canzoni a Manovella” di Vinicio Capossela, sviscerate in un bel saggio del 2015 uscito per Arcana, affronta il Maestro e quel cielo in una stanza che, ciascuno di noi, almeno una volta, ha pensato di vedere.

(Pierpaolo Lala)

LAURA RIZZO

IL CIELO IN UNA STANZA. IL 1960: PAOLI,
MINA E UNA CANZONE RIVOLUZIONARIA

PP. 128, 9,90 EURO GM PRESS