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"Ridare forma all'orizzonte": l'appello della cooperativa Karadrà

Mercoledì, 18 luglio 2018 - Autore/Fonte: Valeria Nicoletti - Categoria: Attualità

È andata in fumo Contrada Cafazza, martedì 16 luglio, campagna aradeina, terra di canali, stretta tra l'Asso e il Raschione, un angolo di suolo dove la cooperativa Karadrà aveva scelto di cominciare a coltivare ortaggi e legumi, ancora una volta nel mirino di tristi azioni dolose, dopo l'episodio del furto degli attrezzi agricoli lo scorso giugno.

La cooperativa è nata dalla volontà di cinque ragazzi salentini, che tornano a coltivare la terra. "Acqua che scorre e che viene inghiottita", questo il significato di Karadrà, in riferimento ai fenomeni carsici, una parola che oggi assume una sfumatura più cupa, energia che viene data questa terra e che questa terra subito riprende.

La Penda, ovvero il pomodoro invernale, diventa subito il prodotto di punta, a cui si aggiungono le patate Elvira e Nicola, il grano Cappelli, olio, vino, lenticchie e piselli. Tutto varietà coltivate con aridocoltura, ovvero una tecnica naturale messa a punto per resistere alla scarsità d'acqua tipica del territorio salentino, impiantata in una campagna, quella del Fondo Cafazza, dove scorrono canali e si creano pendenze e avvallamenti, una zona idrica naturale unica in tutta la regione. Nuova linfa, quindi, e un tentativo di rivalsa in un territorio, quello aradeino, che registra il più alto consumo di suolo in provincia, con annesse disastrose conseguenze relative agli allagamenti.

"Restare oggi al sud in parte è decidere di rinunciare alla felicità a breve termine o almeno a quella serenità presunta che la stabilità economica può dare. Restare oggi, in una piccola comunità che, come tante, troppe, tutte, vede calare la popolazione e andar via i pochi giovani in età da lavoro, vuol dire sedare in parte la propria spinta egoistica e decidere di sobbarcarsi eredità crude e dolorose", scrivono i ragazzi di Karadrà. "Ereditiamo, a tratti subiamo, l'ignoranza e l'indifferenza che strisciano ai nostri fianchi e così accade che una domenica di luglio prendano fuoco i campi; che i nostri sforzi, simili a quelli dei tanti giovani che cercano risposte e le cercano non solo per proprio conto, diventino vani dinanzi a furti, sabotaggi e fuochi vari".

In Contrada Cafazza, il fuoco ha distrutto 4.000 metri di lenticchia e 3.000 circa di piselli, il tubo collettore tra pozzo artesiano e cisterna, per un danno di circa 5.000 euro, a circa due mesi dal furto di macchinari, che ha causato una perdita di altri 2.000 euro. Una perdita insostenibile per la giovane cooperativa, che ha deciso di chiedere la solidarietà di cittadini e sostenitori.

Un appello che si estende anche a tutti i proprietari terrieri, perché l'amore e la cura per la propria terra diventi un'attitudine quotidiana e il fuoco non venga preferito come soluzione di risparmio. Karadrà si rivolge inoltre agli istituti di credito, perché si ritorni a dare fiducia e a sostenere pienamente l'economia agricola.

Nonostante l'accaduto, sembra che la terra sia già tornata a respirare, che sia già al lavoro per una nuova riuscita, almeno dalle parole piene di energia dei ragazzi di Karadrà. "Siamo imprenditori agricoli non proprietari terrieri, abbiamo stipulato accordi di comodato per i tempi di bonifica dei terreni, per poi passare ad affittanze, dando respiro economico anche ai proprietari, vogliamo lavorare e siamo sicuri che questo di lavoro possa portare solo a costruire bellezza, a ridare forma all'orizzonte, ad invogliare anche altri settori come quello turistico ad ampliare la propria offerta, restituendo dignità a queste terre".

Potete donare sul CC n°0111280643
intestato a :
societa cooperativa agricola karadra
(tutto minuscolo e senza accenti)
IBAN: IT43F0526279450CC0111280643

Causale: donazione di sostegno

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