“Io sono Anna”, i manifesti artistici della Casa per la Vita Artemide

Quando si parla di malattia mentale, spesso, si traccia una linea immaginaria che separa noi, i presunti sani, i normali e loro, i matti. Si alza un muro di paura e incomprensione, muri che diventano “contenitori” dentro la città, dove si ritiene che le persone con problemi psicosociali e pazienti psichiatrici debbano curarsi senza contatti o interazioni con la comunità. Ma un modo, o un mezzo, per abbattere quei muri che aggiungono sofferenza al dolore per la malattia c’è ed è l’arte. Un ponte tra il “dentro” e il “fuori”, non solo in senso “fisico” bensì esistenziale.

Ne è convinto Walter Spennato, sociologo e coordinatore della struttura socio-sanitaria Casa per la Vita Artemide”, nel cuore di Racale, diventata un caso di studio, un modello di integrazione. Salentino, scrittore e appassionato di grafica e fotografia, la  sensibilità artistica di Walter, la sua competenza e l’esperienza sul campo lo hanno portato a realizzare diversi progetti che coinvolgono gli ospiti della struttura e, allo stesso tempo, mirano a combattere il pregiudizio sul disagio mentale e favorire l’inclusione sociale delle persone affette dai disturbi mentali.

I manifesti di “Questo non è un poster” edizione 2021

“L’arte fa bene a loro e a noi”, dice, “c’è uno scambio creativo ed emotivo senza mediazioni, una terapia che completa quella farmacologica. L’uso dei farmaci è necessario per lenire i sintomi ma non è sufficiente per essere felici”. Casa per la Vita di Artemide è nata nel 2017 e ha messo già in piedi molti i progetti culturali che hanno permesso ai residenti della struttura di incontrare musicisti, cantanti, attori, pittori, illustratori. Tutte occasioni per invitare le persone a partecipare agli eventi, in modo che possano interagire con gli ospiti e liberarsi così degli stereotipi sulla malattia mentale.

Lo scorso 10 ottobre, in occasione della “Giornata mondiale della salute mentale”, lungo le vie principali di Racale sono apparsi dei manifesti con i ritratti dei residenti di “Casa per la Vita Artemide”, per il secondo anno del progetto “Questo non è un poster”. I disegni, questa volta, sono stati realizzati dalle persone diversamente abili di “Tantemani”, laboratorio di un centro diurno di Bergamo. Per la prima edizione dell’iniziativa, invece, gli ospiti della residenza si sono autoritratti. Lo hanno fatto per la mostra “Leggere attentamente il foglietto illustrativo”, nata dall’incontro con il ceramista grottagliese Giorgio Di Palma. Insieme hanno decorato con le proprie facce delle mattonelle, per raccontare la vita all’interno della struttura.

Una mattonella realizzata per la mostra “Leggere attentamente il foglietto illustrativo”, con il ceramista Giorgio Di Palma

“L’idea era di portare quelle illustrazioni fuori dalle mura. Un’uscita in paese attraverso l’arte”, racconta il sociologo, “Sui 13 manifesti ciascuno si è presentato con il proprio nome, come si fa tra persone che si stringono la mano per la prima volta. Un passo verso la comunità di Racale affinché quando passeggiano per strada o entrano in un bar possano essere accolti e non temuti o ignorati. Non sono pericolosi, hanno bisogno degli altri e di non essere emarginati”. I pazienti, assumendo la terapia farmacologica, ritrovano l’equilibrio, si riappropriano della realtà, dei loro sogni, delle idee, degli affetti, dei desideri. Come tutti i “normali”.

Così quel poster dove una di loro si è disegnata con due bocche, con un particolare tocco artistico, non rivela solo il suo nome ma tutto il suo mondo interiore: “Io sono Anna”.  Per conoscerla un po’ meglio c’è anche un qr code che rimanda alla sua canzone preferita su Youtube: “Nu jeans e ‘na maglietta” di Nino d’Angelo. Anna smette di essere un disegno e racconta qualcosa in più di sé, come si fa con una persona con la quale si condividono gusti e passioni. Tra le canzoni più gettonate c’è “Vita spericolata” di Vasco Rossi, immancabile, invece, “La cura” di Franco Battiato che con quel verso: “Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie”, ammette la fragilità e promette di prendersene cura. Perché la fragilità appartiene a tutti.

I manifesti di “Questo non è un poster” edizione 2020

“Uso l’arte come paradigma assistenziale”, conclude Walter Spennato con convinzione e una visione lucida della “materia” delicata con cui ha a che fare ogni giorno, che osserva più con l’occhio da sociologo che medico, “oltre ai farmaci, somministriamo una terapia emotiva. L’arte è un mezzo di comunicazione che permette di raggiungere gli altri, di stabilire relazioni”.

Con l’edizione 2021 si entra nel profondo. Il qr code dice di come percepiscono il loro “stare al mondo”. Inquadrandolo si riceve sul telefono un messaggio con la risposta a una delle domande più antiche ed esistenziali: “qual è per te il senso della vita?”. Luigi risponde: “I miei figli”, Gianni si confida: “Vedo la mia vita triste”, Jimmy sembra esprimere un desiderio: “Essere felici”. I più poetici si elevano verso la libertà o l’infinito, i più prosaici verso “i soldi”, i più “sociali” credono che valga la pena vivere per “l’amore degli altri”.

Così quelle poche e semplici linee stampate sui poster si animano e sembrano sussurrare: “Se ci vedi per strada/fermati, conoscici/ché c’abbiamo cose da dirti/avvicinati/noi parliamo con voce bassa bassa/noi ti parliamo al cuore”. Quella linea immaginaria e reale che divide i due mondi non c’è più, le distanze si sono accorciate e oltre quei semplici tratti stampati su un poster, non c’è più l’ombra del pregiudizio.