In nome dei diritti civili, Uggiano cambia per un giorno la toponomastica

Per un giorno, solo per un giorno, a Uggiano la Chiesa si mettono da parte i “conquistatori dei due mondi”, cavalieri e generali, eroi della patria, personaggi dell’Italia post-unitaria.Per un giorno, solo per un giorno, la toponomastica del paese cambia nomi, volti e storie per volgere lo sguardo a chi ha agito in nome della solidarietà e della difesa dei diritti civili. In nome dell’umanità.

Per un giorno, sabato 20, per la Giornata dell’Accoglienza e del Rifugiato il Comune di Uggiano la Chiesa insieme al GUS (Gruppo Umana Solidarietà, dal 2016 gestore dello Sprar) danno vita a “Raccontami una strada”, progetto che si inserisce nel recente dibattito pubblico sulla toponomastica e sulla costruzione di una identità collettiva basata sui valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo. L’iniziativa si concretizza con l’intitolazione, provvisoria, delle strade a “a Migranti e Rifugiati che si sono distinti in Europa come portatori di cambiamento e di integrazione sociale, che si sono battuti in difesa dei Diritti Umani e delle vittime di caporalato o che hanno perso drammaticamente la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee, come nel caso emblematico del bambino del Mali ritrovato con la pagella in tasca”.

Piazza Umberto I diventa così “via delle vittime del Mediterraneo”, quel mare che un tempo era il simbolo di incontro di culture diverse e oggi è la tomba di ben 15mila persone in fuga da guerre, persecuzioni e carestie. Via degli Eroi diventa “via Cedric Herrou”, il contadino francese che con la chiusura delle frontiere tra Italia e Francia, ha dato ristoro, cibo e conforto ai migranti che tentavano di passare a piedi il varco, e per questo ha subito la prigione e un processo per “Favoreggiamento dell’ingresso irregolare”. Herrou è stato poi assolto dalla Corte d’Appello di Lione che ha riconosciuto nelle sue azioni “la fraternità come principio costituzionale da cui deriva la libertà di aiutare il prossimo in maniera disinteressata”.

Via Giuseppe Garibaldi diventa “via Yvan Sagnet”, camerunense arrivato in Italia nel 2008, laureatosi in Ingegneria a Torino, trasferitosi a Nardò per lavorare nella raccolta di pomodori ha organizzato la protesta contro le condizioni di schiavitù imposte dai caporali, e fatto processare e condannare 12 imprenditori.

Via D. Manin diventa “via Martine Landry”, in onore della pensionata francese che per aiutare due minori stranieri non accompagnati a recarsi presso gli uffici della Polizia di Frontiera, ha rischiato 5 anni di carcere e 30mila euro di multa.

Le strade di Uggiano, la cui indole si legge già all’ingresso con il cartello “Uggiano La Chiesa, città dell’accoglienza e della pace, diventano così un percorso da compiere a passo lento e cosciente, alzando lo sguardo per incrociare le storie di un’umanità ai margini, oppressa, vessata, afflitta e torturata. Un’umanità non considerata neanche “umana”. Ma è anche un percorso nella vita di chi ha ritenuto imprescindibile, se non naturale, spendersi, e rischiare per aiutarla.