Il sogno olimpico di Maria Grazia Alemanno

Atleta di Copertino, dal 2015 punta di diamante del Gruppo sportivo dell’Esercito Italiano, la pesista è stata convocata per Tokyo 2020. Classe 1990, gareggerà il 27 luglio nella categoria fino a 59 kg

Maria Grazia Alemanno - ph. Marta Moratti

Ha sollevato un bilanciere prima ancora di portarsi alle labbra un rossetto. I manubri e i pesi le sono familiari da sempre: non poteva scegliere la danza, il nuoto, o qualunque altro sport. Il suo destino era su una pedana, a strappare oltre 100 chili da terra e sollevarli verso il cielo. Si allenava per questo Maria Grazia Alemanno, nella palestra di suo zio Francesco, appena tornava da scuola, già a 11 anni. E ne aveva appena 15 quando salì sul terzo gradino del podio, ai Campionati Italiani Assoluti di Ostia, nel 2005. Oggi è una giovane e bellissima donna di 31 anni. È l’affettuosa e attenta mamma di Samuele, 13 anni. Ed è anche un’atleta straordinaria in viaggio verso Tokyo 2020, dove sarà la prima salentina in assoluto a partecipare a un’Olimpiade.

È successo tutto in fretta, nel pomeriggio del 2 luglio, quando l’esclusione di due atlete colombiane ha spalancato le porte del Giappone a Grazia, che negli ultimi 5 anni, da quando è nel Gruppo Sportivo dell’Esercito a Valenzano, ha passato ogni istante del suo tempo libero a sfidare se stessa. Ad aggiungere un altro carico a quel bilanciere già pesantissimo. A infrangere record, aggiudicarsi medaglie, sbaragliare ogni concorrenza fino ad arrivare lì, dove ogni agonista al mondo sogna di essere: “La telefonata è stata inaspettata, io come al solito mi stavo allenando”, racconta Grazia con la voce ancora rotta dall’emozione. “Era il direttore tecnico della Nazionale italiana, Sebastiano Corbu. Mi ha detto semplicemente ‘preparati, vai alle Olimpiadi’…e io non sono stata capace di aggiungere altro. Ho pianto, ho pianto per non so quanto. Non riuscivo a smettere”.

Maria Grazia Alemanno – ph. Marta Moratti

La convocazione, Maria Grazia, se l’è guadagnata risultato dopo risultato, affrontando e superando tutti gli ostacoli che questo sport le metteva davanti, senza bruciare le tappe, con la pazienza e l’umiltà di chi lavora invece di vantarsi. E i numeri, alla fine, hanno parlato per lei: primo titolo italiano a 16 anni, poi due anni di “rodaggio”, la nascita di Samuele e, nel 2009, il gradino più alto del podio agli Assoluti di Catania, con suo figlio in braccio. Da quel momento non si è più fermata: 12 Campionati italiani assoluti vinti, di cui 10 consecutivi, nonostante tre cambi di categoria. Innumerevoli le partecipazioni europee e mondiali. Da incorniciare i record italiani dei 110 kg di slancio e dei 204 totali ottenuti nel 2019 nella Coppa del Mediterraneo, primato personale insieme ai 94 kg di strappo ottenuti negli Assoluti di specialità, nello stesso anno, l’anno della svolta.

“Scendere nella categoria di peso è stata l’ennesima sfida vinta da Maria Grazia”, spiega Gaetano Martiriggiano, presidente della Federpesistica pugliese. “La sua qualificazione è il frutto di un lavoro straordinario fatto fino al 2015, poi affinato nel centro di Valenzano. Non ha avuto la fretta di cercare di entrare in un Gruppo Sportivo ai primi risultati, non si è mai montata la testa e a 24 anni ha fatto il passo giusto. Senza accusare il cambiamento, anzi: sfruttandolo a proprio vantaggio”.

Maria Grazia ha incastrato con saggezza e professionalità i pezzi della vita privata con quelli della sua passione fino a costruire un puzzle complicato, i cui tasselli però combaciano perfettamente: “È davvero un sogno che si avvera. Avevo 11 anni quando ho iniziato, per gioco, ora è diventato il mio lavoro, e non potevo desiderare altro. La mia vita è cambiata in meglio, la pesistica è stata sempre importante e non mi sono mai creata il problema di dover rinunciare a una vacanza o a una serata con gli amici perché dovevo allenarmi”.

La famiglia, che affonda le radici dell’intero albero genealogico nel sollevamento pesi, ha fatto il resto: “Tutti intorno a me praticavano questa disciplina, io sono stata trascinata in palestra da mia sorella Stefania, ma è stato amore a prima vista. Quando l’ho detto a mio figlio mi ha riempito di baci per un tempo infinito e ha iniziato a fare le valigie per Tokyo…ma purtroppo non può venire con me. Poi la mia famiglia e lo zio Franco, il mio primo allenatore: sapevamo quello che provavamo, senza parlarci”.

“Cosa c’è da dire, ha ragione lei: è un sogno che diventa realtà, non si può definire in altra modo”, ribatte lo zio Franco. “È la giusta ricompensa per lei, ed è anche il segnale che aspettavo da sempre. Spesso di me si è pensato che ero pazzo, quando accoglievo in palestra ragazzi senza prospettive nell’agonismo, con problemi fisici, disabili, ma ora so che avevo ragione. Bisogna incoraggiare sempre i ragazzi, sostenerli, mai bisogna infrangere le loro speranze. Grazia ha cominciato in un contesto senza prospettive, è stata supportata fino a quando non ha deciso di spiccare il volo. Questa è la punta dell’iceberg, sotto c’è una base larga su cui abbiamo lavorato tanti anni. È il sogno di una vita, è quello che ogni allenatore al mondo desidera. Poi a Tokyo si vedrà: lei parte nona nella ranking list, è un’atleta brava tanto nello strappo che nello slancio. Ed è caparbia, io credo tanto in lei”.

Se lo zio Franco l’ha accompagnata sul primo podio, Alessandro Ficco che la allena a Valenzano le ha permesso di qualificarsi: “Mi segue da otto anni, non ce l’avrei fatta senza di lui e senza il Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito che ha creduto in me, insieme a tutto lo staff della Federazione”.

Il 27 luglio è la sua giornata: Maria Grazia sarà la prima pesista azzurra in pedana, nella categoria fino a 59 chili: “Farò quello che so fare, sperando di farlo al meglio. La sconfitta più grande per me sarebbe stata non riuscire a qualificarmi. E invece sono qui. Stento ancora a crederci, ma ci sono. Se ripenso a come ero a 11 anni e a quando ho preso la prima medaglia, non posso fare a meno di dire che ho già vinto”.