Il morso della poesia

Inizia con un ricovero in ospedale il nuovo romanzo della sceneggiatrice e drammaturga Milena Magnani “Io alla taranta ci credo”, quando Donata, protagonista e voce narrante, in preda alla febbre alta, tra tremori e scuotimenti, perde lucidità.

Cosa succede a una donna nel Salento se, in una serata di fine estate del 2022, viene punta da un ragno “te spaddhe russe”? Inizia con un ricovero in ospedale il nuovo romanzo della sceneggiatrice e drammaturga Milena Magnani “Io alla taranta ci credo”, quando Donata, protagonista e voce narrante, in preda alla febbre alta, tra tremori e scuotimenti, perde lucidità.

L’intossicazione da veleno fa riaffiorare dolori, rabbie e quella “malesciana” che non riesce a spiegare. Sebbene qualcuno le abbia detto “non farla tanto lunga, balla ca te passa”, le cure “contemporanee” prevedono cocktail di psicofarmaci che possono far “digerire l’insopportabile e sostituirlo con un sapore”. Lo stato di confusione in cui piomba Donata ha richiami ancestrali, sembra quasi che il veleno del ragno le abbia dato “na capacità”, come quelle tarantate del secolo scorso che riuscivano a vedere “come stanno i morti”.

La sua lenta ripresa si innesta con una vicenda a tinte fosche per poi intrecciarsi con l’Orto dei Tu’rat: un luogo, un’area immersa tra le campagne di Felline, tra mezzalune di pietra e “patriarchi” dagli enormi e secolari tronchi a fare da sfondo alla poesia. Quel Salento immaginifico diventa così tangibile nei volti, nelle persone che questa terra continuano a coltivarla, raccontarla e a custodirne l’anima. Ecco allora Mino Specolizzi che con quelle mezzelune di pietra disseta la terra, Mauro Marino che la nutre con i versi di Antonio Verri declamati da Piero Rapanà, Michela Santoro, libraia, baluardo di resistenza letteraria nell’estremo lembo salentino.

Sono i “fili” preziosi del tessuto culturale salentino, ciascuno con il proprio impegno contribuisce alla “bellezza” e a uno sviluppo del territorio sostenibile, promuove l’arte e le sue tradizioni ma le fa anche vivere e respirare. È a loro che l’autrice dedica il libro, “che hanno donato tempo e cuore” alla propria terra. Sembra quasi voglia celebrarli donando loro l’immortalità di cui è capace la letteratura.

Ed è qui che Donata troverà un senso all’inquietudine, in quella cultura di cui è intriso il Salento, tra i versi dei poeti, nella memoria e nella tradizione, fonte attendibile di una certezza: “io alla taranta ci credo”.

MILENA MAGNANI, IO ALLA TARANTA CI CREDO, PP. 304, EURO 15 KURUMUNY