Ethnic cook: in cucina con storie e sapori del mondo

Ana Estrela

È il racconto, con le ricette, di una visione del mondo: più accogliente, inclusivo e senza confini. È pieno di colori, di gioie e di dolori, di ricordi e tradizioni, di culture, di vite e di memoria. Il libro “Ethnic cook. Sapori e storie dal mondo” prende il titolo dal progetto virtuoso di interazione tra migranti e autoctoni attraverso la gastronomia, ideato dall’autrice Ana Estrela nel 2013, insieme a Zakaria Haidary e Laina Estrela.

Nata e cresciuta a Salvador di Bahia, ormai di casa a Bari, Ana Estrela (recentemente protagonista di una delle conversazioni collettive e di uno show-cooking dell’ultima edizione della rassegna“No al razzismo #intuttelelingue 2.0”organizzata dalla Fondazione Emmanuel), in Puglia è attivissima con Origens, associazione di promozione della cultura brasiliana con particolare attenzione agli elementi della diaspora africana, da cui proviene. Il testo edito dalla casa editrice La meridiana è una raccolta di testimonianze, emozioni, sapori che narrano paesi lontani, storie che ruotano intorno a questa donna energica, determinata, allegra capace di comprendere nel profondo l’umanità e che ha fatto della condivisione uno stile di vita.

Un amore per il cibo e per gli altri che parte da lontano nello spazio e nel tempo, quando da bambina, Ana, giocava nei cortili delle case con gli altri bambini del suo quartiere. “Il sabato era il giorno del cozinhado, aperitivo fatto con quel che ci davano le mamme: riso, verdure, banana da terra, inhame, aimpim e a volte qualche pezzettino di carne”.  Allestivano come potevano le cucine con le pietre e le pentoline , ognuno, a turno, portava qualcosa da cucinare che poi avrebbero assaporato insieme, un momento di felicità che si è impressa nell’anima: “fu allora che si posò nel mio intimo il seme della condivisione, dell’amore per l’Altro, per quel che faccio, per la cucina”, racconta nell’introduzione.

Emerge forte la convinzione che il cibo sia un elemento di dialogo, capace di superare barriere insormontabili, a testimoniarlo alcune esperienze narrate. È una chiave che permette di “entrare” nelle altre culture, nelle sofferenze di chi ha lasciato la propria terra di origine che tra quei profumi e sapori ritrova il conforto della famiglia.

Il giro tra le cucine del mondo di Ana Estrela inizia dal suo Brasile e i piatti della tradizione, dal bulgur all’arrumadinho baiano. Pagina dopo pagina si incontrano persone e pietanze, si scoprono cibi e usanze di luoghi lontanissimi: dall’ Afghanistan con Zakaria Haidary che dona la ricetta del piatto nazionale, il qabili palaw, alla Costa D’Avorio con Nakemin Fofana che prepara l’attiéké; da Cuba Yayi, ballerina professionista da molti anni in Italia, torna alle radici tra platanos tostones e los tamales al Mali dove Drissa Samake svela la ricetta della salsa d’arachidi, seme imprescindibile nelle preparazioni culinarie del suo paese passando per il Vietnam coni suoi piatti a base di carne quasi impronunciabili come il Thit ba chi sot chua o il Thit bo xao di Nguyen Ti Thun Hien.

Le fotografie delle pietanze, disposte non a caso, sono di Michele Carnimeo e restituiscono il senso profondo del progetto: “sono poggiate su una base (di legno) che è l’espressione della Madre Terra, su di essa un piatto tondo simboleggia il mondo, di colore nero come il dolore, ma che viene sovrastato dal cibo che nutre e ridona la vita”.

ANA ESTRELA, ETHNIC COOK. SAPORI E STORIE DAL MONDO, PP. 188, EURO 25, EDIZIONI LA MERIDIANA

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