Dalla destagionalizzazione alla stagionalizzazione. A Ostuni, ogni turismo ha il suo tempo

Una gita su vetture elettriche, monoposto e biposto. Un’immersione estraniante fra ulivi secolari e millenari. Tracce nascoste dell’uomo di un tempo. Olio, quello buono, fatto come si deve. Orti che crescono all’ombra delle mura antiche. Un pranzo al sacco, su un prato che profuma di buono. Un mercatino biologico.

Ogni cosa ha il suo tempo, la sua dimora, la sua cura, quando si ha a che fare con “Le stagioni di Ostuni”, progetto costruito con impegno e passione da Solequo Coop a.r.l., Coop Gaia Environmental Tours & Events Onlus, Albergo La Terra Group (Todo Modo Tour Operator), azienda Agrituristica Masseria Asciano e azienda Agricola Melpignano Angela Maria, grazie al sostegno Programma di Sviluppo rurale della Regione Puglia.
Ruralità e stagionalità sono le due parole d’ordine attorno alle quali si sviluppano le esperienze multisensoriali proposte, attraverso una rete di realtà impegnate nella valorizzazione del territorio.

in giro sui twizy elettrici

Stagionalità, soprattutto, è il focus dell’interno progetto. Perché per tanto, troppo tempo, ci si è ingarbugliati nel pensiero della “destagionalizzazione” del turismo, intendendo, con questo termine, la maggior estensione possibile della fascia estiva, momento assolutamente privilegiato per le terre salentine. Quando, in realtà, la soluzione più semplice e naturale era già sotto gli occhi di tutti: più che “destagionalizzare”, occorre “stagionalizzare”, ovvero riavvicinarsi ai tempi e i ritmi della terra e della natura, dell’uomo e dell’ambiente che provano a coesistere nel modo migliore possibile.

L’open day organizzato dalle Stagioni di Ostuni è stato quindi occasione per toccare con mano cosa significhi tutto ciò.
Si è partiti dai Giardini della Grata, antichi orti medievali recuperati dalla cooperativa Solequo, montando sui twizy, piccole vetture elettriche davvero diffuse nel paese, alla volta della prima tappa: un’escursione lungo una delle tantissime e caratteristiche “lame”, incisioni perpendicolari alla costa, che vanno dalla scarpata murgiana e arrivano fino al mare, generate dall’azione erosiva dell’acqua, in compagnia delle esperte guide della cooperativa Gaia.
Lungo il cammino, ci si è avvicinati ad antichi insediamenti, probabilmente risalenti all’epoca medievale, dove trovavano riparo piccole comunità rurali di agricoltori e allevatori, che curavano i lavori nei campi e si nascondevano (il soffitto rasenta proprio il livello del terreno) anche per paura delle incursioni saracene.

insediamento rupestre, lungo le “lame”

Dopo il racconto di quel tempo andato ci si rimette in moto, anzi, in auto, attraversando l’antica via Traiana, che corre parallela alla costa, immersi al paesaggio più unico che raro offerto dal parco naturale regionale Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, area protetta dove trovano dimora migliaia di ulivi monumentali. Uno scenario da mozzare il fiato.

Nuova sosta alla Masseria Asciano, quindi, costruzione ottocentesca, dove tutto ruota intorno all’ulivo. La primavera non è certo un periodo di raccolta e di spremitura (attività alle quali è possibile assistere durante l’autunno), ma l’assaggio è d’obbligo. Delicato, amabile, intenso, fruttato, con un retrogusto quasi piccantino, in alcuni casi, l’olio versato sul pane fatto in casa è quanto di più semplice e “terreno” possa immaginarsi.

Il tempo di una chiacchiera con chi porta avanti l’azienda, di generazione in generazione, e si ritorna al punto di partenza, ovvero i Giardini della Grata, dove ci attende uno show cooking dedicato alla frisa, condita con cuori di carciofo, pomodori e ricotta, nonché un pranzo “gourmet” per tutti i gusti (tra birre artigianali, hamburgher e sushi vegetale da leccarsi i baffi) curato da Bellinfusto, pub orgogliosamente “indipendente” e dall’indiscussa qualità.

una frisa gourmet

Per digerire, ci si affida alla cooperativa Solequo e a una passeggiata tra le coltivazioni degli antichi giardini, in aridocultura, subito fuori dalle mura del centro storico di Ostuni. Non c’è acqua, ma solo humus di lombrico e altri composti organici, a far crescere in maniera incredibilmente rigogliosa finocchi che serbano intatto l’antico gusto di anice, il prelibato carciofo Nero di Ostuni, da assaporare direttamente dalla pianta, e poi la varietà bianca, un meno conosciuta, e ancora le fragranti cicorie rosse di Martina Franca. Si termina con il “meritato” riposo, tra le mura delle accoglienti stanze dell’Hotel La Terra, storica struttura nel centro storico della città, confortevole e raffinata, ristrutturata con cura rispettando gli antichi canoni.

ulivi secolari nella piana

E questa giornata non è che un esempio, delle tante proposte delle Stagioni di Ostuni. Perché se durante la primavera ci si dedica al turismo sostenibile e all’introduzione al carciofo bianco e nero (varietà autoctone ad alto rischio di estinzione ed in via di recupero), e a fine maggio ci si appropinqua alla Settimana della Biodiversità, nella stagione estiva, invece, si possono visitare i campi di cereali, mettere le “mani in pasta” durante laboratori strutturati ad hoc, raccogliere i pomodori e imparare a intrecciarli nonché, a settembre, afferrare i principi della conservazione di frutta e ortaggi in vista delle stagioni invernali. E così continuando, avvicinandosi alle mandorle e ai fichi secchi tra ottobre e novembre, visitando i vigneti e i campi di ulivo in autunno, con tante sorprese e momenti di spettacolo.

Sempre seguendo il ritmo della terra. Assecondando l’alternarsi dei calori e delle frescure, dei venti e delle nuvole, dei germogli e dei frutti. In poche parole, abbracciando il tempo delle stagioni.