Dal telegrafo all’autoradio: a Galatone, sulle frequenze del passato

Dal genio di Guglielmo Marconi alle bizzarrie del design, il museo della radio di Galatone at- traversa i decenni e racconta la società italiana sulle note di dischi di gommalacca e piccole ma rivoluzionarie invenzioni. Un viaggio, con un pizzico di nostalgia, sulle onde radio e le frequenze di un passato appena tramontato.

Fu la voce in collegamento telefonico della principessa Maria Elettra Marconi, figlia del grande Guglielmo, a inaugurare il 18 giugno 2016 il Museo della Radio di Galatone. Fu così che la passione di collezionista di Alberto Chiàntera da Verona, città dove risiede e ha fondato il primo e più grande museo (il VR900), si estese alla sua città natale. Il signor Chiàntera, 74enne luogotenente in pensione, ha affidato i suoi “gioielli sonori” alle mani dell’associazione Il Galateo e al sorriso di Simona Margherito che se ne prende cura e accoglie i visitatori nelle stanze al primo piano del Palazzo Marchesale. Si entra così in un piccolo mondo denso di storie affascinanti che raccontano dell’evoluzione della radio: dal telegrafo e gli apparecchi scientifici ai trasmettitori radiotelegrafici sia militari sia civili, dagli anni Venti agli anni Sessanta.

Ma nelle cinque stanze espositive c’è molto di più. C’è un mondo che abbiamo sempre visto nei film in bianco e nero, dell’epoca in cui gli uomini salutavano con il cenno di sfiorarsi il cappello e le donne spasimavano per gli sceneggiati radiofonici, sedute davanti alla radio in salotto. C’è un Italia sotto dittatura, in guerra e poi un Paese che spera, lotta, ricostruisce, inventa e produce. Accostandosi alle vetrine illuminate pare quasi di sentirle e addirittura vederle quelle onde elettromagnetiche che hanno attraversato l’etere e il tempo. Oltre 300 pezzi (il suo fratello maggiore di Verona ne vanta 700), piccole invenzioni, mille curiosità e tanto design accompagnano la visita che potrebbe durare ore.

Nella prima sala ci si può soffermare sui diversi ricevitori degli anni ‘40 Sony, Philips, Radio Marelli e accendere la radio lampada, la radio orologio della Europhon e la radio per Lambretta della Allocchio Bacchini, tutte, in bachelite. Nella stessa stanza ci sono anche i primi transistor che resero gli apparecchi più compatti. Era il 1947, finalmente la musica si fece portatile e ci si poté sbizzarrire con linee stravaganti come la radio-bottiglia (Cynar e Vov), o quelle dalle forme di pianoforte, libro, posacenere e quella per bicicletta. Venne poi l’epoca fascista e la censura. Le radio nelle case degli italiani avevano all’interno un dispositivo di piombi che permetteva di sintonizzarsi solo sulla voce del regime e non sulle stazioni straniere, pena il sequestro degli apparecchi.

Si arriva così nella “sala Marconi”. Il busto del caparbio Guglielmo pare sorridere a chi si avvicina incuriosito alla stazione telegrafica completa in ogni sua parte, una vera chicca non solo per gli appassionati. Il percorso prosegue tra riviste, calendari, mobili e oggetti che tratteggiano anche il gusto dell’epoca. È il caso degli “speaker”, gli altoparlanti così belli da poter essere appesi al muro. E poi, di decennio in decennio, giradischi portatili, piccole radioline anni ‘60 e ’70 che permettevano di fare la scampagnata domenicale senza perdersi la radiocronaca della partita e anche un “Baby Box”, il piccolo jukebox che troneggiava sul bancone dei bar negli anni ‘50. C’è anche una colonnina dedicata alle autoradio che, in pochi sanno, vide la luce negli anni Trenta in America per merito dei fratelli Galvin che fondarono la Galvin Manufacturing Corporation, poi diventata Motorola.

La colonnina ospita autoradio che vanno dal modello installato nelle Fiat 500 con tanto di disco da inserire, fino alle versioni degli anni ‘70 che molti ricorderanno al sicuro dai ladri sotto il braccio degli automobilisti. Il logo e simbolo del museo è un grammofono a ma- novella. Lo si incontra con il suo sgargiante cono verde smalto e sembra quasi fare la voce grossa su tutti quei meccanismi elettrici venuti dopo di lui. Da uno di questi un tempo si ascoltava la musica in abiti elegantissimi e oggi si alza nitida la voce di Tito Schipa che canta “Amapola”. Vola via dalla finestra al primo piano del palazzo e si getta in piazza Crocifisso per andare a cercarsi un bar con i tavolini all’aperto.

DOVE SI TROVA

Il Museo della Radio si trova al primo piano del Palazzo Marchesale di Galatone in piazza Crocifisso.

APERTURA

Il museo è visitabile mercoledì, sabato e domenica dalle 18 alle 20.

MODALITÀ DI ACCESSO

L’accesso è consentito a un massimo di 6 persone per volta munite di mascherina.

INFO E PRENOTAZIONI

La visita è su prenotazione: 339/5353794.