Caro diario, ti racconto la mia quarantena

Diari della quarantena, l'ultima iniziativa della bambina ribelle Francesca Cavallo, una piccola stanza privata dove confidare inquietudini, paure e timori.

Francesca Cavallo, la bambina ribelle

“Caro diario, forse questa quarantena mi mancherà”. Difficile da dire forse a un’amica, o al proprio datore di lavoro ma non in una bacheca di facebook, all’interno di un gruppo privato dove è lecito lasciarsi andare e raccontare il proprio lockdown. Nasce da un’idea di Francesca Cavallo, “DDQ – I diari della quarantena“, un gruppo facebook dove “raccontare un pezzo della vostra esperienza di questa quarantena con onestà, senza vergognarsi della propria vulnerabilità“, scrive, un luogo sicuro, senza giudizi né aggressività.

“Ci sono momenti difficili come le guerre, in cui i cittadini di un Paese si ricompattano contro un nemico esterno. E ci sono le pestilenze, le epidemie, in cui il rischio è la perdita della nostra umanità“, racconta Francesca. E allora la scrittura viene in soccorso, quella personale, autobiografica, vera. Un gigantesco romanzo corale, un’atmosfera più intima e, è proprio il caso di dirlo, domestica, una stanza privata, cui si accede chiedendo permesso e dove, differenza non da poco, sono benvenute non le opinioni, che sono fin troppo presenti sui social network e nella rete, ma le testimonianze, i racconti di routine stravolte dal lockdown, la quotidianità di coppie, famiglie e persone sole, le voci di chi si è perso e quelle, che sono la maggioranza, di chi si è ritrovato.

Il gruppo conta in questo momento più di 550 membri, soprattutto donne, di tutte le età, provenienti da tutta Italia, e anche tantissimi italiani all’estero. Ci sono poesie, ricette, confidenze, segreti, vere e proprie pagine di diario, ma anche chiacchiere tra chi, dopo due mesi di quarantena, può considerarsi ormai un amico. Il giorno della settimana più difficile, le cose che ci fanno arrabbiare e quelle che ci fanno più paura. Le cose nuove che abbiamo imparato o, meglio ancora, la fuga dall’imperativo morale di riempire questa quarantena con l’ammissione di preferire l’ozio e un po’ di sano silenzio. Si scambiano pareri, si scrive, ci si confida, con quella scrittura leggera tipica dei social, che tuttavia spesso rende più facile l’apertura, esorcizzare le preoccupazioni, condividere timori e inquietudini che a volte non trovano posto nel chiuso delle mura domestiche.

“Credo che essere incoraggiati a tenere un diario aiuti a essere più consapevoli di ciò che sta accadendo fuori e dentro di noi”, ha dichiarato in un’intervista. “In più, leggere le pagine di diario altrui aiuta a vedere le cose anche dalla prospettiva degli altri. E questo è fondamentale per mantenere la coesione sociale”. Relativizzare, sentirsi meno soli, ammettere che forse l’isolamento completo, con la solitudine, la possibilità di dedicare più tempo alla propria famiglia, alle letture, alla propria persona, non era poi tanto male.

Per me, se posso farvi una confidenza, forse era meglio la fase 1“, scrive la stessa Cavallo nelle pagine digitali dei diari. “La rigidità delle regole, l’impossibilità di uscire, la limitazione così severa della libertà, mi davano l’idea che era difficile ma che non potesse durare. Che prima o poi sarebbe finita. La fase 2, con il rumore moderato del traffico, con la cartoleria aperta, ma nella quale non posso entrare e devo dire alla commessa che cosa voglio dal marciapiedi, la fase 2 con i bar aperti che però servono il caffè solo nei bicchierini di carta, da portare via, la fase 2 che è troppo simile alla fase 1 tranne che per il fatto che sembra possa durare a lungo, molto a lungo”.

Francesca Cavallo, originaria di Lizzano, in provincia di Taranto, autrice del best-seller internazionale “Storie della buonanotte per bambine ribelli“, risiede stabilmente a Los Angeles in California, ma si trova temporaneamente in Italia. È una sua idea anche “Dottor Li e il virus con in testa una corona” (ne abbiamo parlato qui), album illustrato e scaricabile gratuitamente, dove ha raccontato la vicenda del medico cinese che per primo ebbe l’intuizione di trovarsi davanti a un virus sconosciuto, ma venne messo a tacere dal governo cinese.