La pietra forata attorno a cui tutto rinasce

A ridosso di uno degli imbocchi del grande bosco di Calimera, appena fuori dal paese, sorge la chiesetta di San Vito, costruita intorno alla “pietra forata”. Una roccia inglobata nel pavimento che rievoca antichi riti pagani assorbiti nel tempo dal cristianesimo. Quando, di fronte alla grande fede della gente nelle potenzialità propiziatorie della pietra, seppur senza mai citarlo formalmente, la Chiesa ne accettò il significato, e l’attraversamento celebrato il Lunedì di Pasqua.

Tempo di lettura: 3 minuti

Un giovane tronco spunta da un vecchio ulivo ormai morto. Ha rami nuovi, foglie verdi e anche qualche frutto maturo e punta verso il cielo, mentre il legno marcio su cui sembra innestato è adagiato su una piccola “pagghiara”, quasi ci dormisse sopra. Di fronte, una campagna con le “mazzareddre” messe a dimora da poco, e accanto un campo con alberi più cresciuti, che aspirano a prendere il posto dei loro “antenati”, quelli che componevano l’uliveto in cui era immersa la chiesetta di San Vito, dove è tradizione che i calimeresi trascorrano la Pasquetta. Ci è voluto un po’, ma ora tutto, qui intorno, parla di rinascita. La Xylella ha avuto la meglio sulle piante secolari ma non sulla speranza dei contadini, che stanno pian piano ridisegnando il paesaggio. Perché niente muore dove c’è una pietra forata.

Secondo una leggenda, gli abitanti di Martano erano così gelosi che Calimera ne avesse una che tentarono di rubarla ma i buoi che dovevano trasportarla, dopo uno sforzo immane e inutile, si rifiutarono di proseguire. La pietra, che in realtà non poteva essere spostata perché è una roccia, restò quindi al suo posto, nella chiesa che le era stata costruita intorno.In questo angolo della Grecìa Salentina, entrando appena in paese e dirigendosi dalla circonvallazione verso Martano, superato lo svincolo per Borgagne si imbocca la strada vicinale Coppo. Poche centinaia di metri e proprio lì dove un tempo iniziava il grande bosco ecco la chiesetta di San Vito, l’abito sacro cucito addosso alla roccia che spunta dal pavimento del tempio cristiano, segno dell’assorbimento di riti pagani precedenti. La “pietra col buco” richiama l’utero così come i menhir l’organo maschile: attraversarla simboleggia la nascita o la rinascita, ma è anche un’iniziazione, che non a caso si celebra nel Lunedì di Pasqua. Ha vissuto vicende alterne questa chiesa di cui si parla già in un atto di compravendita di terreni nel 1468, ma è ancora qui ad accogliere e abbracciare. È Silvano Palamà, del circolo Ghetonìa, ad aprire il lucchetto della grata che ne protegge il grande portone di legno. Varcata la soglia, la roccia è l’unico “addobbo” di un edificio per il resto completamente spoglio, anche a causa dei furti che si sono susseguiti negli anni privandolo pure del dipinto di San Vito appeso sopra l’altare, sostituito ora da una stampa.È molto più piccola di come la si immagina vedendola in foto. Non raggiunge il metro d’altezza e il foro, forse per qualche strano effetto ottico, sembra così stretto da far pensare subito che no, non è possibile che tutti, ma proprio tutti, riescano a passarci attraverso. “E invece è così”, racconta Silvano sorridendo, perché chissà quante volte se l’è sentito dire. “Nessuno è mai rimasto incastrato, basta allungarsi mettendo le mani in avanti, come quando ci si tuffa in mare. I segreti sono due: oscillare fino a trovare il varco giusto e credere che sia davvero possibile passarci in mezzo”.E allora ci si prova, anche se arrivati al punto in cui non si va né avanti né indietro, un po’ di panico viene. Ma Silvano incoraggia, e racconta che “porta bene. È un rito antico che compivano le donne che desideravano diventare madri, per chiedere in grazia la fertilità, ma anche chi non stava bene, per chiedere la salute. E in generale tutti noi, che aspiriamo a una vita lunga e serena”. La paura si può affrontare: si comincia a ondeggiare un po’, si ripensa ai momenti difficili affrontati e alla forza che è stata necessaria per superarli. Si fa leva sulla speranza, sulla fiducia in un futuro migliore, sugli a fetti che ci circondano, sulla voglia di stare bene, di non soffrire più. Ed è allora che succede: il bacino improvvisamente si disincastra, si poggiano i gomiti a terra, ci si spinge in avanti, e si viene fuori. Si sbuca dall’altra parte. E si rinasce.

 
Dove si trova: entrando a Calimera da Vernole o Melendugno, imboccando la circonvallazione per Martano, si prende la strada vicinale Coppo, e dopo poche centinaia di metri, sulla sinistra c’è la chiesa di San Vito. La “pietra forata” è al suo interno.

Info e contatti: la “pietra forata” si può attraversare il Lunedì di Pasqua quando la chiesa di San Vito è aperta tutto il giorno e nelle campagne circostanti si svolge la tradizionale scampagnata della Pasquetta. Nel resto dell’anno è possibile richiedere la visita a Silvano Pa- lamà (339/4894120) o alla Pro Loco di Calimera (392/6613336).

Articoli correlati

Dallo stesso Autore