Lido Pizzo,
dune di sabbia fine
e una macchia dai mille profumi
Punto di partenza: Foce Canale Samari (area parcheggio)
Lunghezza del percorso: km. 10
Dislivello: m. 59
Tempo di percorrenza medio: 6 ore
Difficoltà: Turistico
Equipaggiamento indispensabile: scarpe da trekking, borraccia,
viveri di "conforto", k-way o poncho impermeabile, berretto.
Principali punti di interesse: percorso di straordinario interesse
botanico, faunistico e paesaggistico lungo la fascia dunare; Torre
del Pizzo; Chiesa di San Pietro dei Samari, ipogei a "dromos"
Punti di sosta consigliati: pineta in prossimità
di Punta della Suina, Torre del Pizzo, Masseria Nuova, pineta
"Li Foggi"
Escursioni guidate: Gruppo Speleologico Leccese 'Ndronico,
via degli Acaya, 10 Lecce, tel. 0832/248181 - 0338/8947823
Si parte dalla foce del Canale Samari, un corso d'acqua apparentemente
esile (soprattutto nei mesi estivi) ma che, con i suoi sette chilometri
di sviluppo, é il più importante della costa jonica
orientale del Salento. La cementificazione dell'alveo avvenuta
a partire dal 1920 nell'ambito di una serie di operazioni di "bonifica"
della fascia palustre, ne ha modificato il corso naturale. Il
canale, infatti, piegava verso Sud per finire in mare a ben 500
metri dalla foce attuale. Naturalmente le opere dell'uomo hanno
anche completamente snaturato l'habitat fluviale, sancendo l'estinzione
di specie quali le castagne d'acqua. Resta tutt'intorno un'ampia
zona di palustre, ricca ancora oggi di canneti, anche se negli
ultimi anni si sono registrati dei "riempimenti" di
terra.
Dal Canale dei Samari si segue la costa prima bassa e sabbiosa,
poi costituita da scogliera calcarenitica interrotta da calette
sabbiose e dune a tratti imponenti. All'altezza di Punta della
Suina (oggi frequentato luogo di balneazione estiva) si attraversa
la pineta. Frutto di un'operazione di rimboschimento, il bosco
è caratterizzato dalla prevalenza del pino d'aleppo a cui
si affiancano altre specie di alto fusto, quali il pino marittimo,
l'eucalipto e l'acacia. Nell'ultimo tratto la pineta degrada e
piccole dune ospitano un residuo di macchia litoranea caratterizzata
da stupendi e contorti esemplari di ginepro coccolone e di ginepro
fenicio. Purtroppo tali specie sono in declino sia per l'arretramento
della linea di costa dovuta all'erosione del mare, sia per il
forte impatto antropico dovuto all'ormai altissima frequentazione
estiva della spiaggia, una delle più belle e selvagge di
Gallipoli. Si segue il margine interno della pineta fino al parcheggio
della concessione balneare Lido Pizzo. Lungo il percorso, specialmente
nei mesi invernali, si può osservare verso l'interno l'eterogeneità
della vegetazione che va dalla zona paludosa alla macchia, da
campi coltivati in abbandono a vecchi ulivi, costituendo un mosaico
di ambienti che rende unica questa zona.
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La zona palustre è un piccolo paradiso per gli uccelli; gli
studiosi hanno osservato ben 177 specie, fra cui strigiformi e falconiformi,
alcune presenti stabilmente (civette, gufi, barbagianni, albanelle,
falchi di palude, poiane e, di passaggio, falchi cuculi, pecchiaoli
e lodolai). Giunti sulla spiaggia di Lido Pizzo, si prosegue sulla
battigia riprendendo, subito dopo la concessione balneare, un sentiero
lungo il mare che conduce fino alla Torre del Pizzo. Anticamente
detta del Catriero o di Cutreri (forse dal greco "akroterion",
in relazione alla conformazione del sito), la Torre si staglia sulla
baia di Gallipoli, dominandola. La torre, a forma circolare, risale
al '500, fra le torri costiere del cosiddetto "primo periodo
viceregnale" volute da Don Pedro di Toledo. Attualmente è
in buono stato di conservazione ed è destinata ad alloggio
estivo.
Dalla torre si prosegue sullo stesso sentiero per doppiare la punta
costeggiando il litorale e per rientrare poi verso l'interno. Attraversata
la strada asfaltata che conduce a Masseria del Pizzo (zona privata,
trasformata in un'accogliente struttura turistica frequentata da
Vip), si segue la strada sterrata e quindi la carrareccia che costeggia
la caratteristica collinetta contenente uno dei tumuli preistorici
caratteristici dell'area. Giunti alla strada provinciale la si attraversa
per risalire il costone fino alla panoramica Masseria Nuova, discendendo
quindi per costeggiare il camping "Baia di Gallipoli",
la collinetta su cui sorge Masseria "L'Ariò" e
le cave adiacenti. Poco distante dal percorso sorge la Masseria
"Itri", una delle più belle della zona. E' una
testimonianza dell'attività agricola e soprattutto di pascolo
in un territorio "difficile", anche per le frequenti incursioni
dei pirati turchi sul tutto il tratto di costa prospiciente. Da
vedere la torre fortificata (a due piani, con spigoli rinforzati,
caditoie e ponte levatoio per l'accesso al piano rialzato) risalente
al XVI secolo, circondata da un ampio recinto con capanne ad archi
per gli ovini.
Si continua a camminare sul sentiero fino alla Masseria "Li
Foggi" e l'omonima pineta, attraversata la quale si giunge
alla storica chiesetta sconsacrata di San Pietro dei Samari. Il
monumento è uno splendido esempio di architettura normanna,
con una singolare navata unica a doppia cupola. Secondo un'iscrizione
ottocentesca alla trabeazione, la chiesetta fu restaurata o addirittura
costruita da Ugo di Lusignano al ritorno dalla Seconda Crociata,
nel 1148. La struttura, così come la comunità monastica
residente, erano probabilmente collegate alla coltivazione del lino,
testimoniata nel sito dal celebre Beneficio di Federico II, risalente
al 1200. Lasciata la chiesetta, si segue quindi il vicino Canale
fino alla foce, tornando al punto di partenza.
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