Sulla scogliera
un tuffo nella storia
... e in mezzo la Poesia
Splendide scogliere, scorci di mare e macchia di grande impatto
e un tuffo nella storia, alle radici del Salento. Sono le emozioni
e le suggestioni dellitinerario trekking In Mezzo
la Poesia proposto dal Gruppo Speleologico Ndronico.
Si parte da Torre dellOrso e si arriva a San Foca camminando
esclusivamente lungo la costa. Appena usciti da Torre dellOrso,
dove troppi sono oramai i segni dellurbanizzazione, anche
sulla splendida spiaggia, dopo poche centinaia di metri percorsi
sulla scogliera già compaiono i resti di Roca e la Grotta
della Poesia.
La Grotta della Poesia è un luogo magico, una grande conca
naturale dove fino a pochi anni fa era possibile immergersi nelle
acque cristalline. Oggi la zona (con lattigua area archeologica)
è recintata, ma spesso si entra ugualmente. La grotta è
in realtà una grande cavità di origine carsica a
cielo aperto, di forma circolare, invasa alla base dal mare, che
si insinua attraverso un canale sotterraneo percorribile a nuoto.
Collegata sempre attraverso un piccolo canale sotterraneo cè
la Poesia piccola, molto più importante sotto
il profilo archeologico. Questo, infatti, era il tempio naturale
del dio messapico Thator Andirahas (Tutor Adraius
in latino), divinità che dona salvezza, dove una fonte
sommersa faceva ottenere forza e salute. La certezza che questo
fosse un luogo di culto viene da numerosissime iscrizioni che
coprono circa seicento metri quadrati delle pareti. Proprio la
comparazione tra le invocazioni religiose in greco, in latino
e nella lingua dei messapi, potrebbe consentire agli studiosi
di decifrare (come se fosse una nuova Stele di Rosetta) lenigmatico
e misterioso linguaggio dei messapi, popolo dellIlliria
che fece del Salento la sua patria.
A brevissima distanza sorge una chiesetta, ancora oggi (in occasione
della Festa della Madonna di Roca tra fine aprile e i primi di
maggio) meta di pellegrinaggi delle popolazioni di Vernole e Melendugno,
che testimoniano così il forte legame con lantica
località costiera.
Si prosegue poi lambendo i resti del castello di Roca Vecchia,
con i suoi misteri e le sue preziosissime testimonianze che attraversano
i secoli, dalletà del bronzo fino al medio evo. Il
cantiere oggi si presenta inaccessibile, recintato ed aperto soltanto
agli archeologi. Ma anche soltanto una visita intorno allarea
fa respirare unaria particolare.
La straordinarietà del luogo è data prima di tutto
dai ruderi degli imponenti insediamenti medievali (da cui, secondo
alcuni, il nome di Roca, cioè città
diroccata), che sono gli ultimi di ben tre città fortificate
costruite una sulle rovine dellaltra. Città che,
secondo la ricostruzione degli archeologi, furono misteriosamente
distrutte o abbandonate.
Lo strato più profondo degli scavi rivela i resti di un
importante insediamento preistorico. Delle fortificazioni più
antiche si conservano le fondazioni e qualche filare dellalzato.
Le mura, lunghe 1.400 metri, proteggevano la città dalla
terraferma ma non dal mare, avevano uno spessore di circa tre
metri ed erano costruite con blocchi di calcare squadrati. Abbandonata
dai messapi (che non completarono mai la cinta muraria), Roca
fu abitata anche in età ellenistica e romana. Ma soltanto
nel XIV secolo divenne nuovamente una città fortificata
grazie a Gualtieri VI di Brienne. La sua esposizione non poté
sottrarla allassalto dei turchi che la conquistarono nel
1480. La fine di Roca, preda troppo facile di pirati, fu tragica:
la città, indifendibile di fronte alle continue scorrerie,
venne abbattuta dagli stessi uomini di Carlo V e gli abitanti
si ritirarono nellentroterra. Da allora i suoi misteri furono
custoditi solo dai ruderi.
Lasciatisi alle spalle larea archeologica si prosegue sulla
scogliera di Roca, attraversando la zona abitata per poi raggiungere
la spiaggia dove sorge lex Centro di accoglienza Regina
Pacis (la sua militarizzazione è una bruttura da
rimuovere al più presto), per poi raggiungere labitato
di San Foca. Il percorso di conclude davanti alla Torre (oggetto
di un discutibile restauro) che oggi domina il nuovo porticciolo
turistico.
Escursioni guidate: domenica 22 maggio con il Gruppo Speleologico
Leccese Ndronico (sede in via degli Acaya, 10 a Lecce; info:
0832/248181 - 349/3788738)