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NEL
CUORE DELLA GRECIA SALENTINA
Punto di partenza: Monastero di Santa Maria
della Consolazione (area parcheggio)
Lunghezza del percorso: km. 11
Dislivello: m. 40
Tempo di percorrenza medio: 5 ore
Difficoltà: Turistico
Principali punti di interesse: Monastero
di Santa Maria della Consolazione, Masseria Susciu,
Specchia dei Mori, Cappella di San Vito, Bosco di
Calimera
Escursioni guidate: domenica 30 novembre
con il Gruppo Speleologico Leccese Ndronico
(sede in via degli Acaya, 10 a Lecce; info: 0832/248181
- 349.3788738)
NELLA
FORESTA DI LECCE
Punto
di partenza: Masseria Rauccio (area di parcheggio)
Lunghezza del percorso: km. 10
Dislivello: m. 0
Tempo di percorrenza medio: 5 ore Difficoltà:
Turistico
Principali punti di interesse: masseria Rauccio,
bosco Rauccio, foce dell¹Idume, dune, specchia della
Milogna
Escursioni guidate: domenica 9 novembre
con il Gruppo Speleologico Leccese ŒNdronico
(sede in via degli Acaya, 10 a Lecce; info: 0832/248181
- 349/3788738)
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Nel
cuore della Grecìa salentina
Tra Martano e Calimera, nel cuore della Grecìa
Salentina, dove tra vie storiche e strade di periferia,
ai margini di antichi boschi e su monumenti della
pietra, si respira laria affascinante di tradizioni
e culture incuneate in un territorio da millenni luogo
di incontro e fusione di genti diverse. Quelle stesse
genti che oggi si dicono salentini.
Dal piazzale del Monastero di Santa Maria della Consolazione
(dove oggi ci sono i monaci cistercensi con il loro
piccolo museo, la collezione donata dallo storico
Michele Paone, i loro gustosi amari e le preziose
erbe officinali), in contrada Lionì, parte
il trekking che permette di immergersi nel cuore di
Martano, al centro della Grecia Salentina.
Attraversando la strada (dal lato della chiesa) si
entra in una strada di periferia che si dirige, attraverso
campi di tabacco e strutture in pietra a secco, alla
Masseria Susciu, antico posto di tappa per il cambio
dei cavalli tra Otranto e Lecce. La masseria risale
al XVI secolo ed è caratterizzata da una torre
a due piani, con ricchi elementi decorativi che fanno
pensare ad una residenza padronale (non a caso prende
il nome da Pietro Susciu da Carpignano, autore salentino
del 1600).
Uscendo dalla masseria si intercetta lantica
via Traiana Calabra che per un breve tratto lascia
ancora visibile la roccia solcata dalle ruote dei
carri. Allincrocio tra la vecchia via per Lecce
e la Catumerea (nome griko che significa via
lunga) eccoci davanti alla settecentesca chiesa
della Madonnella, dedicata alla Vergine dellAssunta.
Se si può entrare, vale la pena vedere laltare
maggiore con un affresco della Madonna, ritenuto miracoloso.
Un secondo altare settecentesco, invece, è
dedicato a San Francesco da Paola.
Si percorre poi un tratto della Catumerea per raggiungere
le corti cittadine di Martano, caratteristica tipologia
abitativa del paese: intorno alla curte,
dove si affacciavano numerose abitazioni (tutte naturalmente
modeste), ruotavano la vita e il lavoro di diverse
famiglie. Si esce dal centro storico in direzione
di un trappeto restaurato a fini turistici (Martano
è città dellolio, come Alessano,
Caprarica e Vernole). Lorigine di Martano risale
allepoca romana, anche se sono poche le tracce
visibili. Dal Mille circa, fece parte della Contea
di Lecce, mentre nel 1190 venne data in feudo dal
re Tancredi a Giorgio Remanno e successivamente venne
annessa al Principato di Taranto. Si continua a camminare
uscendo da Martano, imboccando una strada che gira
a sinistra per raggiungere la Specchia dei Mori. Alle
pendici della dorsale su cui è stata innalzata
la specchia, si imbocca un tratturo per salire agilmente
fino alla sommità attraversando un uliveto.
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| TREKKING |
Nella
Foresta di Lecce
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Lo sapevate che nel Medio Evo il Salento era attraversato da una
grande foresta che si estendeva da Brindisi fino a Otranto? È
proprio così. A testimoniarlo sono rimaste solo poche isole
di quella grande foresta. Il bosco di Rauccio, a pochi chilometri
dal capoluogo lungo la costa tra Torre Chianca e Torre Rinalda,
è considerato lultimo lembo di quella foresta costituita
in gran parte di lecci (insieme con il Bosco di Calimera).
Il bosco di Rauccio è scampato alle dure leggi della bonifica
e della riconversione dei terreni allagricoltura (che qui
si praticava dallepoca dei romani, come dimostrano alcune
tracce di centurazione dei campi) soltanto perché sorge
per la gran parte su terreni rocciosi, poco adatti a fini agricoli.
Proprio in questa area, solo fino a pochi anni fa regno incontrastato
dei cacciatori, sorge il Parco Regionale Bosco e Paludi
di Rauccio. A gestirlo, insieme con il Comune di Lecce è
la sezione leccese del Wwf che, guidata da Vittorio De Vitis,
non si è mai risparmiata per salvaguardare e proteggere
questarea. Non bisogna dimenticare, infatti, le difficoltà
incontrate per dare vita al parco, ad iniziare dallacquisizione
dei terreni. Larea, infatti, era terribilmente frazionata
poiché venne interessata dalla Riforma fondiaria (la Masseria
di Rauccio aveva circa 850 ettari di terreno, di cui il 58.8 per
cento di palude e pascolo cespuglioso). Al momento dellesproprio
erano ben 324 i coloni esistenti.
Oggi il Parco di Rauccio si estende per 625 ettari che includono
il bosco a lecceta di circa 18 ettari, una zona umida di circa
90 ettari, due bacini costieri (Idume e Fetida), realizzati insieme
con i tre canali (Rauccio, Gelsi e Fetida) per la bonifica dei
terreni e la confluenza di acque sorgive.
Il
percorso inizia di fronte alla masseria Rauccio, uno degli insediamenti
fortificati che fra il XVI e il XVII secolo furono eretti lungo
la costa per proteggere gli abitanti dalle scorrerie dei saraceni
e dei pirati (nella stessa zona sorgono o sorgevano Torre Rinalda,
Torre Chianca e masserie fortificate come il Barone Vecchio).
Della masseria Rauccio oggi restano la Torre, diventata il centro
visite del Parco, e un rudere della Cappella. Ci si incammina
in direzione del mare attraverso alcune strade sterrate abbastanza
battute che, lambendo il bosco, conducono fino alla litoranea.
La si attraversa in prossimità delle prime case del borgo
di Rivabella e si continua a camminare, tra canneti e giuncheti,
in direzione sud seguendo il canale, fino a raggiungere il bacino
dellIdume.
Il bacino dellIdume, a pochi passi dal mare, è opera
delluomo. Venne realizzato insieme con i tre canali che
vi si immettono (Rauccio, Gelsi e Fetida) come opera di bonifica
e raccoglie le acque delle ricche sorgenti dellIdume, facilitando
il flusso verso il mare delle acque che ristagnavano dietro le
dune.
Si cammina ancora fino a giungere alla foce del bacino, sul mare
di Torre Chianca. Si torna indietro costeggiando le dune, messe
in serio pericolo dal dilagante abusivismo che qui ha aggredito
anche i terreni paludosi. Si attraversa nuovamente la strada asfaltata
per rientrare nel parco. Si arriva al limite orientale del bosco,
si gira a destra verso la Specchia della Milogna e si attraversa
il bosco.
Addentrandosi allinterno del bosco non è affatto
difficile scorgere le tracce del tasso e in modo particolare le
sue tane. Dal bosco il tasso, durante la notte, si muove alla
ricerca di cibo sconfinando nelle paludi e nei campi dei dintorni.
Seguendo i sentieri interni si giunge in alcune radure dove sono
numerose le tane dei tassi. Molto fitto e rigoglioso si presenta
il sottobosco, obbligando a rispettare il tracciato dei sentieri.
Sotto il profilo prettamente faunistico, da rilevare la presenza
di molti uccelli migratori e se si è fortunati si potranno
anche avvistare rapaci, come il falco di palude.
Si continua a camminare per uscire dal bosco in prossimità
di una strada sterrata che in breve riporta al punto di partenza.
A gestire il parco è il Wwf di Lecce che organizza visite
guidate e manifestazioni sullambiente. Le visite guidate
sono consentite tutti i giorni alle scolaresche (ovviamente su
prenotazione alla segreteria del Wwf) e soltanto le domeniche
al pubblico.
Info: Wwf Lecce, 0832/359582 - 339/2742742
Le
specchie sono grandi cumuli di pietre
informi alti fino a dieci metri, a base circolare,
e sorgono in cima alle dolci colline salentine o nel
mezzo di altopiani prossimi al mare. Non sfugge a
questa regola la Specchia dei Mori (detta Segla
tu demoniu in griko), situata a ridosso della
strada provinciale Martano-Caprarica, sul ciglio della
Serra di Martignano. La specchia ha una base circolare
di circa trenta metri e gode di uno straordinario
panorama. Nelle giornate più terse, dalla sommità
della specchia è possibile vedere il mare e
anche oltre, fino alle montagne dAlbania. In
ogni caso da qui si domina la pianura degli uliveti
che si perdono a vista docchio in direzione
di Otranto. Specchia dei Mori fu certamente una postazione
di avvistamento in epoca medioevale, ma non si esclude
che si tratti di un monumento funerario protostorico.
Si lascia la specchia scendendo dal versante opposto,
si torna sulla strada asfaltata e si prosegue nella
stessa direzione. Si attraversa un incrocio e si cammina
fino ai Boschi di Calimera.
Questa è una delle ultime testimonianze della
foresta che si estendeva dal Nord di Lecce fino al
centro del Salento, costituita per la gran parte di
lecci, le tipiche querce salentine. E qui a Calimera
un tempo la selvicoltura era una delle attività
principali del paese, tanto che ancora oggi i calimeresi
sono conosciuti come craunari (carbonai).
Così come tracce di queste radici si possono
trovare nella diffusione dei cognomi Montinaro
e Montinari, evoluzione delloriginario
montonaro, cioè produttore di carbone
vegetale ottenute dalle cataste di legna (muntuni
in dialetto salentino).
Il sentiero, attraverso le radure di lecci, si dirige
verso la Cappella di San Vito, una chiesetta di campagna
ad est del cimitero del paese, ancora oggi teatro
di un antico rito nel periodo pasquale. Al centro
del pavimento interno, infatti, sporge un grande masso
calcareo con un foro nel mezzo: attraverso questo
foro il lunedì di Pasqua passano i calimeresi.
Il singolare masso conserva, nella parte superiore,
un po di intonaco con tracce di un affresco
con leffigie di San Vito Martire.
Lasciata la chiesetta, si torna indietro girando intorno
a grandi querce. Si raggiunge la Masseria Malopra,
e poi la Masseria Volìe Grandi per fare quindi
ritorno al Monastero dei Cistercensi. |
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