Nella natura
scendendo dal bus


Scendendo dal bus, o meglio da Salentoinbus, si possono scoprire alcuni dei luoghi più particolari e suggestivi del Salento. Grazie all’iniziativa di Avanguadie, infatti, sono stati programmate per tutta l’estate (dal 7 luglio al 14 settembre) brevi escursioni trekking che avranno inizio proprio dalle fermate di Salentoinbus, il servizio di trasporto pubblico estivo promosso dalla Provincia di Lecce.
Il lunedì, scendendo dalla linea Marrone, alle 17.30 alla fermata del Ponte Ciolo (a Gagliano del Capo, sulla litoranea) ci si avventura a scoprire il canalone del Ciolo.

Il martedì, scendendo dalla linea Verde, alle 17.35 alla fermata del Camping Baia di Gallipoli si parte per conoscere i dintorni della Baia Verde.

Il mercoledì, scendendo dalla linea Rossa-Viola, alle 9 alla fermata di Otranto in piazzetta De Gasperi si va verso la Valle dell’Idro.

Il giovedì, dalla linea Gialla, alle 11.30 ci si ferma all’insenatura Acquaviva.

Il venerdì, scendendo dalla linea Rosa, alle 10.05 ad Acaya breve gita nei dintorni di Acaya, città fortificata del ‘500.

Il sabato, dalla linea Fucsia-Indaco, alle 18.05 alla fermata di Torre Uluzzo-Fico d’India si scende a conoscere la Baia di Uluzzo.

Infine la domenica, dalla linea Oliva, alle 16.30 si scende a Torre Castiglione-Camping per scoprire le “spundurate”.

Sono previste anche tre visite guidate notturne: la prima è il 13 luglio, dalla linea Fucsia, si scende alle 21.50 al Ristorante Casablanca per andare a scoprire Portoselvaggio.
Info: Avanguardie 349/3788738

Nardò da scoprire

Scoprire Nardò e dintorni attraverso brevi visite guidate. Percorsi brevi di trekking per i quali sono necessarie soltanto comode scarpe da ginnastica e un po’ di buona volontà. A promuovere l’iniziativa, organizzata da “Avanguardie”, sono gli assessorati al Turismo e alla Cultura del Comune di Nardò.
Ecco il programma delle visite guidate di luglio.

Prima escursione il 10 luglio (dalle 17 alle 19) partendo dalla Rotonda di S. Caterina per entrare nel parco di Porto Selvaggio e apprezzare i profumi ed i colori della macchia mediterranea, ma anche seguendo le tracce della storia dell’uomo.
Secondo percorso il 17 luglio (dalle 17 alle 19) con partenza dal “Fico d’India”, andando alla scoperta della preistoria neretina nella Baia di Uluzzo.
Terzo visita guidata il 24 luglio (dalle 17 alle 19) con partenza dal “Fico d’India” per andare poi alla Palude del Capitano, per apprezzare ricchezze e rarità botaniche tra le “spundurate”.
Quarta escursione il 31 luglio (dalle 17 alle 19) dal piazzale delle Quattro Colonne a Santa Maria al Bagno per un percorso attraverso le torri costiere.
Info: Avanguardie 349/3788738

 


 
TREKKING


“Mamma li turchi...”
lungo la costa 500 anni dopo



“Mamma li Turchi” è il grido che nella cultura popolare salentina racchiude insieme la tragedia di Otranto del 1480 e il clima di continuo allarme di quegli anni quando le scorrerie erano all’ordine del giorno. “Mamma li Turchi” è anche il nome di un itinerario molto particolare, tracciato dal Gruppo Speleologico Leccese ‘Ndronico, che ripercorre uno dei tratti di costa più suggestivi ed esposti proprio alle incursioni dei turchi.
Non a caso si parte da Torre Sant’Andrea, minuscolo porticciolo scavato nella morbida roccia calcarea che, al contatto con il mare, quasi si scioglie come argilla. Qui c’è una delle torri che l’imperatore Carlo V fece costruire lungo gran parte delle coste del Regno di Napoli con l’obiettivo di costituire un solido sistema di avvistamento e difesa dagli invasori.
Si imbocca una strada sterrata (inibita alle auto) che percorre la scogliera, alta una decina di metri e a picco sul mare. Diversi faraglioni isolati e la morfologia delle falesie mostrano l’erosione e la corrosione subita. Il mare, il vento e la pioggia attaccano, infatti, questa roccia - il calcare - scolpendo su di essa infiniti geroglifici e scavando al suo interno anfratti e grotticelle. Alcuni tratti di questa costa sono formati da un particolare tipo di calcare a grana fine ricco di fossili di conchiglie, foraminiferi e pesci.
Lungo questo tratto si aprono diverse insenature e calette, al cui fondo spesso si trovano delle deliziose spiaggette. Negli ultimi anni, però, il mare, con il suo enomeno di erosione, in diversi punti ha inglobato la sabbia, cancellando spiagge fra le più esclusive di Terra d’Otranto.
La costa rocciosa degrada lentamente fino a scomparire. Ed ecco che si apre la lunga spiaggia di Frassanito che prosegue ininterrotta fino agli Alimini. Qui si trovano alcune tra le dune più alte della Puglia.
Sono vere e proprie collinette di sabbia a ridosso della costa, tenute insieme da una singolare vegetazione di macchia mediterranea che resiste al sale e ai forti venti.
Proseguendo a camminare verso la spiaggia di Alimini, arrivati a Frassanito si imbocca un sentiero che porta verso l’interno in direzione del campeggio. Bisogna costeggiarlo ed oltrepassarlo per dirigersi a sinistra nella boscaglia. Qui fra la vegetazione ecco delinearsi alcuni resti di tombe che risalgono al 1480, l’anno dell’assedio e della conquista di Otranto da parte dei turchi. Scelsero di sbarcare proprio qui, subito a nord di Otranto, per la facilità dell’approdo e per l’assenza di fortificazioni. Prima di sferrare l’attacco che distrusse la città, evidentemente le truppe turche furono intercettate dalle milizie cristiane e i morti della battaglia vennero seppelliti proprio in queste fosse.
Continuando su questo sentiero si sbuca vicino al villaggio Serra degli Alimini 1 che si costeggia ritornando sulla spiaggia. Qui si incontrano i ruderi di Torre Fiumicelli, costruita tra il 1580 ed il 1585. Si vede ancora, osservando la costruzione, la forma tronco piramidale originale. Il sistema difensivo voluto da Carlo V si basava su una serie continua di torri in grado di comunicare tra loro mediante segnali sonori o visivi. In caso di pericolo venivano allertate immediatamente le torri più vicine, quelle che si trovano a vista, per poi portare l’allarme nell’entroterra con i cavalieri.
Si ritorna verso la costa, continuando a camminare parallelamente al mare. Si percorre ancora in spiaggia tutto il tratto degli Alimini, uno specchio d’acqua particolarmente amato dai velisti e dai surfisti perché presenta le condizioni migliori per questi sport. E non c’è da stupirsi se, mentre si cammina, si può assistere a spericolate evoluzioni di surfisti folgorati dall’ultima moda del kite surf (una specie di surf trainato da un grande aquilone direzionale). La spiaggia, se percorsa in piena estate, è particolarmente affollata per la presenza sia del camping di Frassanito sia dei villaggi di Serra degli Alimini.
Nella vasta e fresca pineta (oggi inibita alle auto) si può programmare una sosta per uno spuntino, prima di proseguire. In questo punto si è a circa metà percorso. Finita la lunghissima spiaggia (e le relative dune) la costa torna ad essere rocciosa e gradatamente si risale di qualche metro. La costa torna ad offrire uno spettacolo di calette e di spiaggette quasi inaccessibili. Dopo aver attraversato un piccolo bosco si sbuca in piena Baia dei Turchi, anche questo un nome che evoca l’assedio di Otranto. Il luogo è davvero incantevole. Il percorso costeggia il Club Mediterranée, dove, naturalmente, non si può entrare perché l’area è riservata agli ospiti del villaggio.
Superato il Casino dei turchi (una piccola masseria fortificata, con annessa torre), si prosegue sempre lungo la costa fino a raggiungere Torre Santo Stefano, costruita nel XVI secolo; in parte distrutta, resta visibile il piano terra a tronco di piramide e parte del piano superiore.
Proseguendo verso Otranto, ancora lungo la costa, c’è una caletta raggiungibile solo via mare o calandosi con tecnica speleologica o alpinistica. Nonostante sia protetta da questo isolamento naturale, qualche anno fa il Gruppo ‘Ndronico dovette intervenire per bonificare la spiaggetta dalle tonnellate di rifiuti che la soffocavano.
Continuando a camminare lungo la strada parallela alla costa, si attraversa il camping Mulino d’Acqua che prende il nome dalla splendida e piccolissima insenatura. Il costone di roccia sul mare, molto porosa, fino a pochi anni fa trasudava acqua sorgiva (o semplicemente piovana), dando origine a veri e propri mulinelli di goccioline d’acqua. Uno spettacolo naturale che ora difficilmente si ripete, da quando nella roccia è stata scavata una scala per facilitare l’accesso al mare degli ospiti del camping.
Più avanti, appena è possibile tornare proprio in riva al mare, si aprono altre piccole insenature che vale la pena di vedere prima di raggiungere Otranto. Tra queste ce n’è una all’interno della quale c’è la Grotta Monaca, forse chiamata così perché una volta ricovero della foca monaca. La grotta è accessibile dal mare ed è lunga circa duecento metri.
Il percorso si conclude nei pressi della parte nuova di Otranto (dove bisogna aver lasciato almeno un’auto per consentire agli autisti del gruppo di essere riaccompagnati a Torre Sant’Andrea per recuperare le proprie auto). Ma se al termine del trekking si è ulteriormente stimolato l’interesse per il sacco di Otranto e del martirio di ottocento otrantini, allora vale la pena proseguire verso la Cattedrale; qui in sette teche grandi come armadi sono conservate le ossa di chi perse la vita per non rinnegare la fede cristiana. Si può salire ancora verso il colle della Minerva, dove si dice che i corpi straziati dai turchi rimasero incorrotti per giorni, fino a quando non ebbero degna sepoltura. Per avere un’idea della tragedia basta pensare ad alcuni numeri: la popolazione di Otranto era composta da circa seimila persone mentre gli invasori turchi arrivarono in diciottomila. Dopo un assedio di due settimane, le truppe di Maometto II espugnarono la città e decapitarono gli ottocento abitanti superstiti in città che si erano rifiutati di rinnegare la fede cristiana.