Sulla serra di Lido Conchiglie
in una natura selvaggia
Punto
di partenza: Strada provinciale Santa Maria al Bagno-Lido
Conchiglie, ai piedi del sentiero che porta alla Torre dellAlto
Lido (area parcheggio nello spiazzo antistante il ristorante La
Reggia oppure a circa un chilometro nellarea delle
Quattro Colonne)
Lunghezza del percorso: km. 8
Dislivello: m. 66
Tempo di percorrenza medio: 5 ore
Difficoltà: Escursionistico
Equipaggiamento: scarpe da trekking, borraccia, viveri
di conforto, berretto.
Principali punti di interesse: boschi di pino daleppo,
specie botaniche rupestri, Torre dAlto Lido, Chiesetta di
San Mauro, Masseria La Rossina
Escursioni guidate: Gruppo Speleologico Leccese Ndronico,
via degli Acaya, 10 Lecce, tel. 0832/248181 - 0338/8947823

Dalla strada provinciale Santa Maria al Bagno-Lido Conchiglie
si imbocca un sentiero attrezzato che si inerpica nella pineta
fino alla Torre dellAlto Lido. La Torre è stata costruita
con funzioni di avvistamento nellambito di un sistema difensivo
voluto dal viceré spagnolo Don Pietro da Toledo nel XVI
secolo, che comprendeva anche le vicine Torre Sabea (Gallipoli)
e Torre dellAlto (Nardò) che si possono facilmente
individuare da questo punto di osservazione. La costruzione è
a base circolare, con diametro di circa sedici metri e corpo cilindrico.
Al pian terreno cè una stanzetta che comunica con
il piano superiore attraverso una scaletta ricavata nello spessore
della parete perimetrale.
Da qui, costeggiando verso sud la recinzione della torre, si segue
un sentiero ai piedi del costone roccioso, di cui a tratti scompaiono
le tracce, che prosegue lungo il ciglio della serra sovrastante
Lido Conchiglie. Continuando sempre verso sud si attraversano
terreni incolti con fondo calcareo affiorante. Nel percorso si
aprono scorci paesaggistici davvero affascinanti. Questo è
uno straordinario punto di osservazione della baia a nord di Gallipoli,
dalla baia di Santa Caterina fino allisola di SantAndrea.
In corrispondenza del primo dei canaloni che terminano sulla costa
entro labitato di Lido Conchiglie, il sentiero immette in
una pineta. Si tratta del frutto di unopera di rimboschimento
effettuato verso la metà del secolo; prevale il pino daleppo,
specie pionera adatta al clima arido e al terreno carsico, con
qualche esemplare di acacia salina e di eucalipto. Seguendo una
carrareccia che attraversa la pineta e seguendo sempre il ciglio
della serra, con andamento rettilineo nellultima parte,
si giunge alle spalle della chiesetta di San Mauro, in uno scenario
straordinariamente selvaggio e brullo.
Nella zona intorno alla Chiesetta, il percorso attraversa unarea
caratterizzata da una fitta serie di cumuli di pietre a secco.
Dopo aver lasciato San Mauro, si raggiunge la strada litoranea
da un ripido sentiero e si imbocca di fronte un antico tracciato
viario che passa davanti alla Masseria La Rossina. Superata ancora
la strada litoranea si imbocca una vecchia carrareccia che si
inerpica sul pendio della serra fino ad immettersi sul percorso
già descritto. Di qui si raggiunge a ritroso il punto di
partenza. Il paesaggio presenterà scorci mutevoli e nuove
sorprese.
La chiesetta di San Mauro, meta del percorso, è uno degli
edifici più antichi della provincia e costituisce una preziosa
testimonianza dellattività religiosa dei Basiliani
in Terra dOtranto. Il Salento, infatti, fu un passaggio
preferenziale per i monaci basiliani che fuggivano alle ire degli
iconoclasti. La leggenda racconta che San Mauro, morto martire
a Roma, venne trafugato dai compagni di fede che volevano riportarlo
in patria. I soldati romani, però, intercettarono i fuggiaschi
e li trucidarono in una caverna, ma il corpo di San Mauro, dato
alle fiamme, non bruciò, mentre i soldati naufragarono
miseramente al largo di Gallipoli. In quella stessa caverna i
gallipolini innalzarono una chiesa in onore del martire.
La chiesetta di San Mauro fa parte dei centri monastici eretti
dai basiliani lungo le coste salentine. Latto più
antico che riguarda il monastero risale al 1112. Fino allinizio
del 1300 il monastero visse senza problemi, ma fu poi travolto
dalla crisi del monachesimo greco e nel XVI secolo il degrado
del complesso era già avanzato. Le decorazioni interne
fanno di San Mauro un vero gioiello della tradizione pittorica
bizantina in Puglia. Nellabside un tardo affresco raffigura
Cristo fra due angeli, secondo loriginario schema della
Deesis. Nel cilindro quattro santi vescovi reggono cartigli con
frammenti di testi liturgici. Nella volta, sui pilastri, nei pennacchi
sono raffigurate invece scene della vita di Cristo e un ciclo
di figure di sicura fattura greca che rappresentano lesaltazione
della vita monastica e dei suoi ideali. Ledificio è
a tre navate, diviso da pilastri con tre absidi, con un portichetto
più recente. La navata centrale ha una volta a botte, mentre
le volte laterali sono a semibotte rampante. Al naos, sopraelevato
rispetto alle navate, si accede con alcuni gradini.
La chiesetta di San Mauro, facilmente raggiungibile anche in auto
(strada statale Lecce-Gallipoli, uscita Lido Conchiglie, poco
prima di giungere sulla litoranea, a destra), è in stato
di abbandono. Ma il Comune di Sannicola, nel cui territorio ricade,
sta facendo di tutto per restaurarla e preservarla.
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Tra grotte e masserie
nella Valle delle Memorie
Punto
di partenza: Otranto, via Giovanni XXIII (area parcheggio)
Lunghezza del percorso: km. 14
Dislivello: m 50
Tempo di percorrenza medio: 6 ore
Difficoltà: Turistico
Equipaggiamento indispensabile: scarpe da trekking, borraccia,
viveri di conforto, berretto.
Principali punti di interesse: Fiume Idro; muro Masseria
Santa Barbara con navi incise; zona Monte le Piccionare, Monte SantAngelo,
Montelauro Vecchio; Chiesa rupestre San Nicola; Masseria Torre Pinta
con ipogeo messapico
Escursioni guidate: Gruppo Speleologico Leccese Ndronico,
via degli Acaya, 10 Lecce, tel. 0832/248181 - 0338/8947823

Si parte da Otranto dal parcheggio in via Giovanni XIII imboccando
la strada comunale Sorgente Idro che nasce alle spalle del distributore
di benzina; la si segue fino ad attraversare il canale allaltezza
della strada comunale Bollate, risalendola per circa cento metri.
Attraversando luliveto, si arriva alla strada comunale che
unisce le strade comunali Malvicina e Gazzirri. Arrivati ad un viottolo
che immette sulla sinistra nelluliveto, lo si segue fino ad
un muro di conci di tufo sul quale sono incise delle navi (quelle
turche?); con tutta probabilità queste incisioni risalgono
al periodo delle ricorrenti scorrerie dei saraceni, fra il 1400
e il 1500. Svoltando a destra, ci si immette nella strada comunale
Malvicina lasciandola dopo circa cento metri e imboccando il sentiero
che inizia sul margine sinistro tra la macchia e la gariga e seguendolo
fino agli uliveti in località Monte Piccionare. Qui è
possibile visitare alcune grotticelle e i resti di una piccionaia
scavata nel costone: fanno parte del villaggio rupestre medievale
le cui tracce si ritrovano in tutta la vallata.
Si attraversa la strada comunale Santa Barbara, attraversando poi
una passerella sul canale Carlo Magno (Litro) e risalendolo camminando
su un sentiero a mezza costa si incontra prima una grande cripta,
poi scendendo altre cavità fino a giungere alla cripta detta
di SantAngelo con linsieme dei resti degli affreschi.
Si lascia il sentiero per entrare nel canalone sulla sinistra e
per salire fino alla pineta; la si attraversa incrociando la strada
comunale Montelauro Vecchia e si prosegue attraverso la gariga ed
il canalone successivo fino alla strada statale 173 Otranto-Uggiano.
La si attraversa, la si costeggia lungo una fila di frangivento
e si imbocca la strada sterrata che conduce ad un maneggio, lo si
oltrepassa e si prosegue fino alla Masseria Bandino, lì dove
inizia la Valle delle Memorie di Otranto.
In direzione Otranto si prosegue sul lato sinistro (dove è
possibile osservare alcune cavità), giungendo alla cripta
di San Nicola. Si prosegue superando il canale su una passerella
ed arrivando alla Masseria Torre Pinta ed al suo ipogeo, circondata
da altre grotte. Dalla masseria la strada delle Rimembranze conduce
verso labitato di Otranto con la possibilità di visitarlo
prima di tornare al punto di partenza.
E davvero molto singolare lipogeo che si trova sulla
collinetta di Torre Pinta. Tanto singolare che ancora oggi studiosi
e appassionati non concordano sulla sua origine. Si spazia dallipotesi
più affascinante che affonda le sue radici nella storia più
remota del Salento facendolo risalire al periodo messapico, passando
poi per chi lo considera un santuario rupestre ellenistico. E ancora:
ipogeo paleocristiano. Addirittura lo studioso G. Carluccio, che
ha rilevato su una parete la data A.D: 1577, ritiene
la costruzione, compresa la parte sottoterra, solo una torre colombaia.
Resta tuttavia la peculiarità della struttura che presenta
una pianta a croce latina ed un vano circolare sul quale è
impiantata la torre colombaia.
Linsediamento ricade in unarea di proprietà privata,
oggi divenuta un avviato e ben curato agriturismo che prende il
nome proprio da Torre Pinta. In ogni caso si può accedere
allinsediamento chiedendo il permesso ai proprietari.
Lingresso è alquanto angusto e si apre su un terrazzamento
tufaceo, appena sotto la collina che fa da spartiacque a due torrentelli.
Per entrare nellipogeo bisogna imboccare un lungo cunicolo
scavato nella collinetta di Torre Pinta. Si tratta, come sè
detto, di un impianto a croce latina che ha il braccio longitudinale
lungo ben 33 metri, quello trasversale 11 e unaltezza variabile
da due a sette metri.
Il dromos (corridoio), a sezione semicircolare, con una leggera
pendenza in salita verso il fondo, sbocca, tramite un gradino, in
un ambiente circolare di oltre quattro metri di diametro. Particolarmente
suggestiva è la presenza di numerose nicchie lungo i muri
perimetrali (arcosoli). Il vano circolare, al termine del corridoio
di ingresso, ha perso parte della volta e risulta, quindi, scoperto
in alto. Proprio al di sopra di questo vano, è stata, successivamente,
costruita una torre colombaia a forma cilindrica.
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