Punto di partenza: Villa Bianco (area parcheggio).
Lunghezza del percorso: km. 12
Dislivello: minimo
Tempo di percorrenza medio: 7 ore
Difficoltà: Turistico
Principali punti di interesse: Villa Bianco, Convento di Sant’Elia, menhir, Madonna dell’Alto


Escursioni guidate:
Gruppo Speleologico Leccese ’Ndronico, via degli Acaya, 10 Lecce
tel. 0832/248181 - 338/8947823

 

 


 
TREKKING    

Sulla Serra di Sant’Elia
oltre l’antico monastero



Il percorso si snoda nell’area compresa fra i Comuni di Trepuzzi, Campi, Cellino San Marco e Squinzano ed ha uno sviluppo complessivo, a circuito chiuso, di dodici chilometri circa. L’area è molto interessante sotto diversi profili. Qui siamo su una vera e propria dorsale collinare, la più settentrionale della provincia di Lecce, costellata in buona parte da piccoli e grandi boschi di querce, pini e lecci. La zona è ricca di insediamenti ecclesiastici ma anche di masserie e dimore rurali, mentre in località Candido ci sono da segnalare anche testimonianze protostoriche, fra cui un menhir.
Per raggiungere il punto di partenza da Squinzano bisogna imboccare la strada per Campi Salentina. Superata la Masseria Terenzano (che si trova sulla sinistra), dopo alcune centinaia di metri a sinistra si trova Villa Bianco, un’antica e imponente dimora rurale. Qui si può parcheggiare e iniziare il percorso. Villa Bianco, oggi in stato d’abbandono (le porte d’accesso al pian terreno sono addirittura murate) risale agli inizi del ‘900 e costituiva la sede di villeggiatura della nobile e benestante famiglia dei Bianco di Trepuzzi. La villa, dal gusto medievale e goticheggiante, presenta numerose decorazioni interne ed una struttura esterna a forma di castello, con ben quattro torri angolari a bugnato liscio e con merlature che coronano l’intero edificio. Notevole anche il giardino, composto da numerosi arbusti spontanei. Da Villa Bianco s’inizia a camminare lungo la dorsale della serra in direzione della strada provinciale che si deve attraversare.
Il percorso prosegue, per poche centinaia di metri, sino al monastero di Sant’Elia che dell’antico aspetto conserva solo l’originaria struttura a causa di rimaneggiamenti successivi. Si possono notare le celle, il refettorio e la chiesa che fino agli anni 40 conservava ancora le tele originali, alcune delle quali sono oggi conservate nella Chiesa matrice di Trepuzzi. L’insediamento di Sant’Elia sembra sia stata una grancia di Basiliani, dipendente dalla vicina abbazia di Santa Maria di Cerrate (che si trova a pochi chilometri di distanza verso la costa di Casalabate-Torre Chianca). el 1575 venivano gettate le fondamenta del Convento dei cappuccini e della Chiesa (ad una sola navata, dedicata al profeta Elia). Nella “relazione dello stato de’ conventi dei frati minori cappuccini della provincia d’Otranto, nel feodo di Terenzano”, conservata nell’archivio generale dei Cappuccini a Roma, si rileva che il complesso “fu edificato ad istanza delle terre di Campi e di Squinzano, le quali amendue, con le loro elemosine, lo fabricorno et eressero secondo la povera forma capuccina”. Nel 1681 il convento contava 14 religiosi, poi, nel 1758 venne ulteriormente ampliato fino ad assumere l’attuale aspetto, divenendo residenza per la villeggiatura dell’allora vescovo di Lecce, monsignor Sozi Carafa. Nell’Ottocento, in conseguenza delle leggi napoleoniche che sopprimevano gli ordini religiosi, il convento fu abbandonato e i frati si rifugiarono a Campi.

 
Usato successivamente dagli Scolopi, l’intero complesso venne poi acquistato dalla nobile famiglia leccese dei Balsamo. Solo recentemente la zona della Serra di Sant’Elia è stata dichiarata dal Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali zona di notevole interesse pubblico e artistico e quindi meritevole di tutela. Insieme, i Comuni di Trepuzzi, Campi Salentina e Squinzano stanno acquisendo il complesso dell’ex convento di Sant’Elia per preservare la zona e trasformarla in un parco per i cittadini.
Il complesso comprende un grande giardino con pini e lecci secolari. Qui si sviluppano due complessi di cunicoli sotterranei scavati in un interstrato di argilla. Il primo cunicolo comunica con un pozzo e con quel che rimane di ciò che potrebbe essere stata un’antica cripta. Ma la sosta nell’area del convento è soprattutto una straordinaria occasione per godere la suggestione del poggio declinante, fra i muretti a secco e un bosco austero dall’aria salubre.
Il percorso continua per alcuni chilometri sulla dorsale collinare con un susseguirsi di insediamenti della nobiltà campiota, posizionati in alto in punti strategici da cui, con lo sguardo, nelle giornate dal cielo terso, si possono abbracciare numerosi centri della provincia di Lecce e Brindisi e si può godere di un ampio panorama sulla vallata sottostante e sulle proprietà terriere. E’ una pianura fertile e produttiva. Forse proprio da qui ha avuto origine il nome di Campi Salentina per il centro abitato punto di riferimento di questa area.
Continuando a camminare, dopo aver incontrato una strada vicinale, si arriva alla distanza massima dal punto di partenza, dove si trova l’insediamento ecclesiastico Madonna dell’Alto, ascrivibile al XIII secolo e restaurata nel XVII, una struttura di forma circolare, e un ipogeo. Il ritorno si sviluppa in parte sulla dorsale collinare (dove si può apprezzare una costruzione di piccole dimensioni con gli interni completamente affrescati da scene di caccia e vita quotidiana, con sovrastanti croste di dipinti successivi) ed in parte nella vallata, lungo una strada che conduce verso Novoli. Da qui si può godere di un’ampia vista dal basso della dorsale collinare. Giunti nella parte più bassa della valle, nel punto in cui la strada inizia a correre dritta verso Novoli, all’altezza di un incrocio si svolta a sinistra risalendo sulla Serra verso Villa Giselda. Da qui si ritorna sul tracciato percorso in direzione inversa e lungo la stessa dorsale si raggiunge il Monastero di Sant’Elia tornando al punto di partenza.