Cinque
comuni per Badisco
lungo la tortuosa via dacqua
Punto di partenza: Minervino, Cappella La Croce
Lunghezza del percorso: km. 12
Dislivello: m. 60
Tempo di percorrenza medio: 6 ore
Difficoltà: Escursionistico
Principali punti di interesse: dolmen Li Scusi,
Masseria San Giovanni, Bosco del Rio
Escursioni guidate: Gruppo Speleologico Leccese Ndronico,
via degli Acaya, 10 Lecce,
tel. 0832/248181 - 338/8947823
L a presenza di un fiume potrebbe sbalordire perché il
Salento da sempre è considerata terra arida e desertica.
Eppure la via dacqua che nasceva a Specchia Gallone (piccola
frazione di Minervino di Lecce), attraversando tre comuni (Minervino,
Uggiano La Chiesa e Otranto) e sfiorandone altri due (Santa Cesarea
e Giurdignano) in circa dodici chilometri raggiunge il mare, creando
lungo il suo cammino scenari di unica bellezza. Questa via dacqua
può essere considerata la madre delle Grotte
dei Cervi di Porto Badisco, create proprio dallerosione
dellantico fiume.
Dalla Serra di Poggiardo-Vaste una grande bacino attraverso una
rete sotterranea, trova il suo sfogo naturale sulla spiaggia di
Porto Badisco. Questa rete esiste ancora ma, mentre un tempo era
un vero e proprio fiume, oggi è infosssata sotto lattuale
tracciato del Canale. Il percorso offre la possibilità
di percorrerla gustando gli splendidi scenari naturali creati
nel corso del tempo. In primavera o in autunno a rendere coloratissimo
il percorso sono fiori spontanei che rallegrano il paesaggio (orchidee,
anemoni, ranuncoli, papaveri, acacie, ciclamini, camomille, cardi,
afodeli, gladioli).
Si parte dalla Cappella La Croce di Minervino (solitamente
chiusa). Da qui si imbocca un sentiero che inizia a scendere lungo
il canalone. Dopo aver attraversato la strada provinciale Minervino-Uggiano
La Chiesa, si raggiunge il dolmen Li Scusi.
Il megalite è considerato il primo dolmen scoperto in Puglia.
Infatti a classificarlo fu nel 1867 lo studioso Mario Antimo Micalella.
Il suo nome, li scusi, in dialetto salentino viene
dal verbo nascondere, poiché probabilmente il dolmen era
utilizzato come nascondiglio. E formato da otto pilastri,
di cui uno solo monolotico e gli altri sette costituiti da massi
sovrapposti, che sorreggono allaltezza di circa un metro
dal suolo una lastra di copertura di circa quattro metri per due
e mezzo. Sul lastrone cè un buco di circa venti centimetri
probabilmente usato come scolo per i riti praticati sul monumento.
Si prosegue lungo facili sentieri attraverso curati uliveti e
muretti a secco fino a raggiungere il primo ponte sulla via dacqua.
Il tracciato moderno, con fondo e argini, ponti e salti, segue
lantico tortuoso percorso fluviale ricco dacqua che
probabilmente contribuì alla formazione delle Grotte di
Badisco e assicurò la sopravvivenza alla civiltà
neolitica che abitò la contigua Valle dei Cervi che dividono
con le veloci volpi.
Procedendo in direzione del mare si raggiunge limponente
Masseria fortificata San Giovanni, con torre e cammino di scolta.
Lattuale struttura risale allOttocento, ma ha inglobato
un insediamento rurale del Cinquecento, epoca a cui risale la
torre centrale.
Lombreggiatura offerta dalla folta vegetazione contribuisce
a stemperare laffaticamento e quasi senza accorgersene si
arriva davanti al complesso dei Ss. Medici. Proseguendo tra uliveti
e campi coltivati su comodi sentieri si sbuca, fra fragni e lecci,
sulla strada provinciale Otranto-Cerfignano. Una volta attraversata
la via asfaltata, si entra in un autentico canyon, anche se in
miniatura (la larghezza degli argini preistorici è di circa
250 metri con una profondità massima di circa 25 metri).
Si continua così ad attraversare il letto del vecchio fiume
(detto il Canale del Rio). Sui lati si possono notare i chiari
segni dellerosione che si è avuta durante le varie
ere. In alcuni tratti del canalone è possibile sentire
lo scorrimento delle acque sotterranee. Loccasione per una
gradevolissima sosta è offerta dal Bosco del Rio,
un maestoso lecceto, querceto e fragneto.
Superato il bosco del Rio, un uliveto fiancheggia il vecchio fiume.
Proseguendo sempre più avanti, un rigoglioso canneto testimonia
una zona di acqua stagnante. In questo breve tratto nel periodo
primaverile fioriscono piccole orchidee selvatiche.
Si attraversa la strada provinciale Otranto-Uggiano-Badisco e
dopo pochi passi ci si immerge nel vasto sistema di foce a delta
(quattro tortuosi canaloni che vanno verso il mare) che danno
forma ad uno stupendo paesaggio con fiori di tutte le dimensioni,
colori più vari dellarcobaleno, profumi inebrianti
che meravigliano anche i naturalisti più smaliziati.
Cautamente, ma solo per non fare rumore, è possibile seguire
le bianche code e le orecchie di timidissime e velocissime lepri,
mentre in cielo numerosi e diversi falchi sorvegliano il territorio
della Valle dei Cervi.
Le pareti rocciose dellantico mare conservano ammalianti
fossili (rigorosamente solo da guardare, sarebbe un delitto cedere
alla tentazione di appropriarsene). Proseguendo per lievi saliscendi
nei fossati, si raggiunge e si attraversa il ponte sulla strada
provinciale litoranea Otranto-Proto Badisco. Da qui si raggiunge
la costa e la baia di Badisco, meta finale del percorso. Qui,
sempre attraverso canali sotterranei, lacqua dolce sorgiva
si versa nel mare di Badisco con la sua finissima sabbia mescolandosi
con il riflusso dellacqua salata.
Laffascinante percorso si chiama Cinque comuni per
Badisco perché la tortuosa via dacqua nel suo
dispiegarsi quasi lambisce i feudi di Otranto, Santa Cesarea,
Minervino di Lecce, Giurdignano e Uggiano La Chiesa, potenziali
centri di interesse nel fulcro del Parco naturalistico-archeologico
della Valle dei Cervi, un antico sogno del naturalista Pino
Salamina (che affiancò gli scopritori delle Grotte dei
Cervi e che ha ideato e realizzato questo itinerario, documentandone
la scoperta con i suoi scatti fotografici). Un sogno che meriterebbe
di essere realizzato per preservare una delle aree più
affascinanti del Salento.