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TIGGIANO
E dalle cantine spuntano
pezzi di memoria di una comunità
di CARMEN TARANTINO
Cè
chi sostiene che anche gli oggetti abbiano unanima,
perché testimoni e compagni della quotidianità
della vita di chi li possiede, li utilizza o li
ha conservati per poi dimenticarsene, perché
contenitori dei ricordi di singole persone e, con
il passare del tempo, depositari della memoria di
un popolo. Anche le cose parlano, a modo loro, raccontano
di mondi sommersi, di civiltà sepolte, o
semplicemente di un trascorso non troppo lontano,
magari soltanto il tempo di un paio di generazioni.
E così un rocchetto di cotone filato a mano
della nonna o un attrezzo da lavoro del papà
finito tra le ragnatele in un angolo della cantina,
diventano pezzi di un prezioso puzzle, quello che
ricostruisce ad esempio la storia della civiltà
contadina di un paese.
Così, a Tiggiano si sta concretizzando passo
dopo passo, tassello dopo tassello, lidea
di un Museo storico dellarte contadina. Un
appello lanciato qualche mese fa a tutta la cittadinanza,
su proposta di un giovane amministratore, poco più
che trentenne, lassessore Franco Nuccio, ha
fatto già pervenire, presso i locali che
provvisoriamente dovrebbero ospitarlo, circa trecento
oggetti, tra attrezzi di lavoro, pezzi di arredamento,
mezzi di trasporto che soltanto fino a cinquantanni
fa erano strumenti indispensabili nella vita di
ogni giorno della gran parte delle donne e degli
uomini del Salento. Uomini e donne che hanno riversato
amore e fatica su una terra da dissodare e da cui
trarre i frutti per la sussistenza propria e dei
figli per i quali si è sognato e cercato
di costruire, con sudore e sacrificio, un avvenire
diverso, garantendo loro unistruzione e una
professione più redditizia.
Il
sogno di molti padri era quello di allontanare dallamata
e amara terra il destino dei giovani; in molti casi
si è riusciti nellintento, anche perché,
gioco forza, il progresso e la tecnologia sono entrati
in pochi decenni nelle case di tutti facendo accantonare
i simboli di una memoria preziosa, quella di un
periodo da cui è impossibile prescindere
per capire anche come si è giunti al presente.
È soprattutto per questo che viene concepita
lidea del Museo di Tiggiano, dalla volontà
di recuperare, valorizzare e far conoscere anche
e soprattutto alle nuove generazioni un patrimonio
di grande valore, eredità dellantica
tradizione salentina.
Nei mesi scorsi la giunta comunale di Tiggiano ha
deliberato la realizzazione e la promozione della
nuova struttura culturale. In via provvisoria, e
data la facile accessibilità, saranno le
sale della ex biblioteca comunale, al piano terra
del Palazzo Baronale, sede tra laltro del
Comune, a ospitare il Museo. Un luogo, quello del
Palazzo, che già di per sé rappresenta
un motivo per visitare il futuro Museo. Il Palazzo,
oggi di proprietà del Comune, risale alla
prima metà del 1600 ed è appartenuto
alla baronessa Maria Serafini-Sauli, che oggi vive
a Tricase.
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È
un sogno che coltivavo da molti anni, dice
lassessore Nuccio. Ho sempre vissuto
con i miei nonni e sin dallinfanzia ho subito
il fascino di quegli oggetti che utilizzavano
abitualmente. Poi il progresso è entrato
pian piano nelle case di ognuno di noi e molte
cose di cui un tempo non si poteva fare a meno
sono finite in disuso nelle nostre cantine o in
un angolo del ripostiglio. O addirittura
nella discarica, come un letto di fine Settecento,
per la precisione la testiera e la pediera che
lintraprendente Nuccio ha personalmente
recuperato tra rottami e rifiuti. Sono legato
a tutto quello che rappresenta il folklore di
questa terra, dice ancora lassessore,
così i primi donatori sono stati
proprio i miei parenti. E anche i parenti
dei colleghi di giunta, visto che un altro amministratore
di Tiggiano è stato invitato a lasciare
un altro pezzo di arredamento appartenente alla
propria bisnonna, un letto degli inizi dellOttocento
che stava per subire lintervento della sabbiatura
per adattarsi al passo dei tempi...
Sono già molti i pezzi di cui il responsabile
del progetto può far mostra con orgoglio,
come u talàru, un telaio,
costruito quasi cento anni fa dal padre della
signora Marina, una compaesana tiggianese che
ha contribuito non poco vuotando la propria cantina
in favore delliniziativa comunale. La
signora Marina, spiega Franco Nuccio, mi
ha pregato di mettere a disposizione della comunità
questo oggetto bellissimo, costruito in legno
dulivo dal padre falegname, perché
in questo modo si sarebbe conservato nel miglior
modo possibile il ricordo del genitore scomparso.
Insieme a lu talàru, a cui
per anni hanno lavorato le donne della famiglia
e del vicinato per la realizzazione del corredo,
la stessa signora Marina ha donato una macchina
per lavorare il cotone e altri strumenti che appartenevano
alla vita domestica daltri tempi.
Ogni oggetto che i cittadini del paese consegnano
direttamente al giovane assessore e compaesano
(Molte volte mi vengono a trovare a casa,
altre volte ancora mi fermano per strada e mi
consegnano il loro piccolo tesoro
allistante) ha la sua storia: a
furca, laratro di legno, a trazione
animale, appartenuto a un contadino del paese,
o meglio, tu Vitu a Peppi; u
tragnu, il secchio in rame per attingere
acqua dal pozzo, con il tipico manico in legno
e lapposita angolatura per il fissaggio
della corda (da qui, rivela lassessore,
il detto: stai comu na manica de tragnu).
E ancora: la surgiàttala, ovvero
una trappola per topi frutto dellingegnosa
inventiva di un vecchio signore, il papà
di Biagio, un operaio che lavora presso il municipio,
e la sciarabà, un carretto
a due posti ritrovato dallassessore Nuccio
ancora un volta in una discarica.
Il Museo (prevedibile linaugurazione per
maggio), in collaborazione con il Centro culturale
multimediale del Comune, sarà anche sede
di mostre, dibattiti, conferenze e di tutte quelle
manifestazioni tese alla rivisitazione della cultura
dei padri. La costituzione del progetto avverrà
in due tempi: alla fase di pubblicità e
sensibilizzazione, seguirà la raccolta
e la catalogazione degli oggetti per i quali dovrà
essere specificato su schede la denominazione
originale dellattrezzo, la traduzione in
italiano, la sua funzione, il nome di chi ha deciso
di donarlo, e infine la sistemazione dei reperti.
Chiunque fosse interessato alliniziativa
può contattare lassessorato alle
politiche culturali o lUrp del Comune di
Tiggiano ai numeri 0833/531351 o 0833/531033 o
scrivere a cmm@comune.tiggiano.le.it.
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