Musei Salento...

Musei Salento
LECCE
In viaggio nella preistoria
e nel magico mondo dei messapi

di Antonella Lippo

Un viaggio nel tempo, giù fino alle radici più profonde del Salento. Riapre al pubblico anche la sezione archeologica del Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce. L’inaugurazione è avvenuta il 26 aprile ed ha consentito di visitare le collezioni, per le quali è stato concepito un originale allestimento, risultato di un lavoro di progettazione e di collaborazione scientifica, avviato dal Museo Provinciale guidato dal direttore Antonio Cassiano con l’Università degli Studi di Lecce, in particolare con alcuni docenti afferenti alla Facoltà di Beni Culturali.
L’intento è quello di far convergere nel prestigioso contenitore museale una serie di iniziative, grazie alle quali il patrimonio culturale del territorio è reso fruibile.
Assolute novità nella sezione di Preistoria e Protostoria, curata da Elettra Ingravallo, docente di Paletnologia presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Ateneo salentino. L’aspetto che prevale è quello didattico, in quanto si privilegia un percorso diacronico, dal Paleolitico all’età dei Metalli, scandito da pannelli, che illustrano in modo chiaro ed esaustivo la storia dell’uomo, con riferimento alle evidenze del territorio salentino. Volutamente la scelta dei materiali è limitata (si possono vedere strumenti in selce, vasi, statuine, oggetti d’ornamento), in quanto si è preferito raccontare per immagini le tappe evolutive della preistoria in Salento.
Il criterio che regola il ri-allestimento del Museo è proprio quello di documentare le attività di scavo, tutela e valorizzazione del territorio, pur nel rispetto del concetto di collezionismo, inteso come conservazione ed esposizione di pezzi di valore storico-archeologico, cui il Museo si è ispirato al momento della sua istituzione.
Ampiamente documentate sono le testimonianze dei Messapi. Il coordinamento scientifico della sezione archeologica è di Francesco D’Andria, docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana presso il Dipartimento di Beni Culturali; referente archeologo per il Museo è Anna Lucia Tempesta. La sezione si sviluppa nell’Antiquarium, laddove i reperti sono esposti appunto secondo una logica antiquaria, ovvero per classi di materiali, per i quali non si hanno dati di contesto (bronzi, terrecotte, ceramica apula e attica, ceramica messapica locale con ampia documentazione di trozzelle, epigrafi).
Il piano inferiore è organizzato in base al criterio topografico, sono presenti cioè le principali attestazioni relative ad insediamenti e siti archeologici del Salento. Il percorso si apre con Lecce, poi ci sono Rudiae, Cavallino, Roca Vecchia, Vaste, Muro Leccese, Vereto ed Ugento. In questa sezione sono presenti i materiali per i quali si dispone di dati di contesto: fra i corredi funerari va annoverato quello della Tomba del Principe, rinvenuta in via Salentina, ad Ugento, con vasi in bronzo e ceramica attica a figure rosse.
Il Museo ospita anche la mostra “Lo sguardo di Icaro. Le collezioni dell’Aereofototeca Nazionale per la conoscenza del territorio”, a cura scientifica di Marcello Guaitoli, docente di Topografia Antica presso il Dipartimento dei Beni Culturali (vedi rubrica Mostre).
La collaborazione tra Museo e Università si concretizza anche nella progettazione di altre mostre: sono in programma, per la sezione della Pinacoteca la mostra sul tema della pittura nella Controriforma a cura di Lucio Galante, docente di storia dell’arte moderna, e la mostra sull’aristocrazia guerriera ai tempi dei messapi, per la sezione archeologica.
Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano”, Lecce, viale Gallipoli. Orari d’apertura: dal martedì al sabato 9.30-13.30 e 14.30-19.30; domenica 9.30-13.30; lunedì chiuso. Ingresso gratuito

TUGLIE
Va in onda la storia della radio

Una sequenza sonora indimenticabile? Questa: “Segnale orario...”, poi un cinguettio, quindi “Ora esatta...”. È una sequenza radiofonica troppo nota per non essere citata nel momento dell’”ora esatta” del Museo della Radio. Un museo attesissimo, più volte annunciato e finalmente inaugurato a Tuglie, dove, nel frantoio ipogeo e nell’edificio sovrastante tra via Vittorio Veneto e via Savoia, 120 esemplari della “scatola magica” fanno ripercorrere ai visitatori una storia lunga più di cento anni. Merito della passione e della tenacia di Salvatore Micali, ex capo telegrafista della Marina militare, che ha collezionato e custodito con cura questi gioielli per 35 anni: così oggi possiamo tuffarci nella storia di un mezzo di comunicazione sempre più attuale, partendo dai telegrafi dei primi del Novecento, passando per le “valvole” degli anni Venti e le Radiomarelli del 1934, fino ad arrivare ai ricevitori del secondo periodo bellico e oltre.
Acquistati dal Comune di Tuglie e dalla Provincia di Lecce, queste radio dalle forme e dimensioni più disparate costituiscono il cuore di un Museo in cui trovano spazio anche una pila di Volta (apripista di una futura sezione dedicata alle apparecchiature scientifiche), quattro grammofoni perfettamente funzionanti con i quali si possono ascoltare alcuni vecchi, “mitici” 78 giri (e non manca Tito Schipa), ma anche documenti e giornali d’epoca. (L.D.V.)

MURO LECCESE
Benvenuti nel Medioevo



Il Medioevo dei maghi, delle streghe, delle pire, del buio dei castelli, della paura. No, niente di tutto questo. Quello del Museo di Borgo Terra è un Medioevo di cui si racconta la vita quotidiana dei nostri progenitori, tra ceramiche, monete, ossa residui di pasti consumati davanti al fuoco. E molto altro. A Muro Leccese, nel Castello, si inaugura all’inizio di maggio un Museo che è il primo esempio di valorizzazione di un centro storico salentino tra Medioevo ed età moderna. Grazie ad un originale ed agevole allestimento, un grande plastico che ne riproduce il borgo medievale, un dvd, un sito web presto attivo, un pieghevole e una guida, il piccolo centro di origini messapiche di Muro non avrà più segreti. O quasi.
“Siamo riusciti a ricostruire la storia inedita di Muro Leccese”, dice il professor Paul Arthur, la cui equipe scientifica della cattedra di Archeologia medievale dell’Università ha seguito le campagne di scavo più importanti, promosse a partire dal 1999 grazie ai fondi Por. Ma grazie anche ad “un’amministrazione comunale”, aggiunge Arthur, “che ha creduto e sposato il progetto”. Questo progetto ha restituito i “pezzi” visibili oggi nel Museo e durante il quale i ricercatori hanno dovuto, a volte, muoversi anche come... “segugi”. È il caso del tesoretto ritrovato di fronte al Palazzo del principe negli anni Settanta e poi “partito” per Bari: “Siamo riusciti a recuperare il primo lotto”, spiega lo studioso, “costituito da 129 ‘gigliati’ di Roberto D’Angiò più una moneta di Federico II, mentre siamo ancora alla ricerca del secondo lotto, che quasi sicuramente si trova a Taranto”. Ovvero dimenticato nei magazzini del Museo. Un destino (amaro) cui sono “condannati” moltissimi reperti che solo grazie ad iniziative come questa di Muro vengono “riscoperti”, valorizzati e, soprattutto, messi a disposizione dei cittadini.
Da sottolineare che per questo museo è stato realizzato un plastico di notevoli dimensioni (pari ad un metro e mezzo per un metro e mezzo circa) che permette ai visitatori di immergersi nelle strade, nelle piazze e nei vicoli del borgo medioevale di Muro, così com’erano nel momento di massimo fulgore. Il plastico, affidato allo Studio Roma Tre e realizzato dall’architetto Marco Travaglini, nasce nell’ottica di una didattica museale in grado di colpire lo spettatore e di coinvolgerlo.
Un lavoro di recupero su molti fronti, dunque, che continuerà con altre ricerche degne di spy-story, ma anche con una generale riqualificazione del centro storico della cittadina: “Anche questo progetto, già finanziato, vedrà l’archeologia protagonista”, spiega ancora Arthur, “perché il recupero sia anche recupero di conoscenza, restituzione della storia della città nella sua complessità”. (L.D.V.)