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OTRANTO
Palacìa, il faro sul Salento
nel parco che verrà

di Loredana De Vitis

Più che essere sul faro, sembrerà di essere il faro. Anzi, la lanterna, quella scia capace di mettere in luce, di volta in volta, particolari di straordinaria bellezza: il mare verso est, la macchia mediterranea, le preziose orchidee, le rocce calcaree, le grotte marine e terrestri, le masserie intorno. Ecco, sul faro della Palacìa non si può fare a meno di sentirsi il faro, di sentirne il valore simbolico, di cogliere la complessità dei tanti aspetti - da quello storico a quello naturalistico - che convivono armoniosamente.
Ed è proprio su questa complessità che il faro della Palacìa, il punto più a est d’Italia, sulla costa di Otranto, continuerà - questa volta in modo sistematico - a giocare il suo ruolo. Perché con il restauro dell’edificio principale (due livelli ciascuno di circa duecento metri quadrati, una terrazza di 180 metri, la torre e la lanterna), costato 309mila euro, finanziato con fondi regionali e condotto dagli ingegneri Renzo Pini (dell’Agenzia del Demanio) e Tommaso Farenga, il faro della Palacìa diventa centro visite e centro museale, luogo di valorizzazione di quel “museo diffuso” già presente intorno alle sue mura.
“Siamo davanti a un museo”, spiega Farenga, “attrezzato dalla natura, che nel faro troverà un luogo di sintesi, un punto di riferimento per quanti non vogliano o non possano scoprire a piedi tutto quello che si può vedere”. Proprietà demaniale in concessione al Comune di Otranto, che, associazioni ambientaliste e sindaco Francesco Bruni in testa, e insieme alla Provincia, hanno tenacemente combattuto perché non venisse alienato, il faro della Palacìa è inserito nel futuro parco “Costa Otranto-Leuca” e si affaccia su un tratto di Adriatico che sarà anch’esso oggetto di tutela. La speranza è che l’annuncio dell’istituzione di queste due aree protette si possa dare già per l’inaugurazione dell’edizione idruntina di “Mediterre-Fiera dei parchi del Mediterraneo”, il 22 aprile, quando il faro dovrebbe essere visitabile anche se ancora vuoto.Cosa si potrà trovare, in futuro, nei suoi ambienti? “Allestiremo una sala”, aggiunge Farenga, “con apparecchiature marine: radar, lanterne e altri vecchi strumenti recuperati nei depositi della Marina militare. L’allestimento di questa parte museale, che sarà dotata di avanzate tecnologie multimediali per poter dare risposte a tutti i tipi di visitatori (dal turista al ricercatore), avverrà con ulteriori fondi stanziati grazie a un protocollo d’intesa tra Comune di Otranto, Agenzia del Demanio e Ministero per le attività culturali, per un totale di 200mila euro”. In prospettiva, se dovessero esserci altri finanziamenti, potrebbero essere installate anche telecamere sottomarine che rimanderanno, all’interno del museo, immagini dal fascino indiscutibile.
C’è però un progetto molto più vicino. Dal Capodanno 2000, il faro della Palacìa viene illuminato al sorgere del primo sole, davvero il primo, perché il nuovo anno inizia proprio nel punto più a est d’Italia. La luce prodotta, che non è quella della lanterna originale, viene rivolta verso Oriente, un gesto simbolico al quale ora si vuole dare ulteriore dignità. “Speriamo di avere dalla Marina militare”, conclude Farenga, “l’autorizzazione a ripristinare la lanterna della Palacìa, perché possa funzionare in particolari circostanze cariche di significato”. E così che, percorrendo la mulattiera che conduce al faro, ci sentiremo tutti, davvero, il faro.