LECCE
Quattro secoli di vita ecclesiale
nellantico Seminario barocco
di Loredana De Vitis
Il pozzo del Seminario è qualcosa da cui non
si riesce a distogliere lo sguardo, entrando nel cortile
nascosto dalle mura affacciate su piazza Duomo. È
uno dei più noti simboli di Lecce, firmato
dallarchitetto del barocco leccese Giuseppe
Cino (progettista dellantico seminario e scultore
del pozzo), finalmente rinato alla pietra e oggi superbo,
ulteriore invito a visitare il Museo diocesano, aperto
in occasione della Triennale darte sacra contemporanea.
Nel Museo - cui si affiancano lArchivio storico
e la Biblioteca Innocenziana - architetture antiche
e moderne convivono con quattro secoli di vita ecclesiale
(dal Quattrocento alla fine del Settecento), grazie
ad un restauro che ha creato nuovi spazi espositivi
per un patrimonio artistico testimone di una parte
importante della storia locale.
Ecco allora, disposte su un moderno soppalco costruito
in una delle due sale principali, pianete e stole
di grandi vescovi tra cui Alfonso Sozy Carafa e Scipione
Sersale, e poi tanti ricchissimi oggetti dargento
sbalzato: incensieri, calici, pissidi, pastorali,
croci daltare e i pezzi napoletani che contribuiscono
a formare il tesoro liturgico della Cattedrale, tra
i quali il Tronetto in argento fuso, sbalzato
e cesellato nel 1700 da Gaetano Starace. Nelle sale
dedicate alla pittura, circa trenta pezzi tra i quali
la Vergine del Carmine, una tempera su
tavola di ambito veneziano una volta collocata nella
Chiesa del Carmine; lAssunta di
Gian Domenico Catalano, risalente al 1611; il Riposo
dalla fuga in Egitto di Paolo De Matteis; e
il Martirio di SantOrsola e le compagne
di Paolo Finoglio (della prima metà del Seicento).
Sei le opere settecentesche di Oronzo Tiso presenti,
dallolio su tela raffigurante la Madonna
del Rosario alla Presentazione della Vergine
al Tempio alla Vergine Addolorata.
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E poi la Gloria di SantOronzo
di Serafino Elmo del 1766, una Crocifissione
di San Pietro possibile opera di Luca Giordano
e lolio su tela Pasce oves meas,
probabile opera di Nicolas Poussin.
Ma non cè solo spazio per la pittura.
Nelle ultime salette del Museo si fanno notare anche
la statua in cartapesta policroma raffigurante la
Giuditta con la testa di Oloferne, opera
tardo ottocentesca di Raffaele Caretta, un ligneo
Ecce Homo di ambito napoletano (cinquecentesco)
e una Assunta in legno policromo e dorato
del 1689 di Nicola Fumo.
Insomma, unimperdibile carrellata nella storia
e nella memoria della città. In attesa della
definizione di giorni, orari e costo del biglietto
dingresso, è però consigliabile
una telefonata al numero 0832/305817.
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