MURO LECCESE
Alla scoperta del Medioevo entrando nel castello
di Antonella Lippo

Un viaggio nel Medioevo nel paese di Messapi. A breve
(probabilmente entro la primavera) si inaugura il
Museo di Borgo Terra, il nuovo museo di archeologia
medievale che ha sede nel Castello di Muro Leccese.
E grazie ad un plastico di notevoli dimensioni (pari
a un metro e mezzo per un metro e mezzo circa) per
i visitatori sarà possibile immergersi nelle
strade, nelle piazze e nei vicoli del borgo medioevale
di Muro.
Il Museo di Borgo Terra è il primo esempio
di valorizzazione dei centri storici salentini tra
il tardo medioevo e letà moderna e consente
di ricostruire la storia, la vita sociale ed economica
di un intero abitato, prevalentemente noto per le
sue origini messapiche, che ha subito alcune trasformazioni
urbanistiche. Il museo, voluto dal Comune di Muro
guidato dal sindaco architetto Salvatore Negro, si
avvale del coordinamento scientifico della cattedra
di Archeologia Medievale dellUniversità
degli Studi di Lecce, di cui è titolare il
professor Paul Arthur. E proprio allo studioso e alla
sua équipe si devono le diverse campagne di
scavo che hanno permesso di ricostruire la storia
e le vicende umane del periodo medioevale.
In una prima fase il museo occuperà solo unampia
sala del Castello, situata al pianterreno, allinterno
della quale è stato collocato il plastico,
come elemento di riproduzione tridimensionale. Lidea
del plastico, affidato allo Studio Roma Tre e realizzato
dallarchitetto Marco Travaglini, nasce nellottica
di una didattica museale in grado di colpire lo spettatore
e di coinvolgerlo, in questo caso, per far rivivere
le testimonianze dellantichità. Per le
stesse ragioni sarà possibile vedere un video,
ovvero unanimazione virtuale della vita nel
borgo, curato dallarchitetto Francesco Gabellone.
La cronistoria è riportata nei pannelli illustrativi
posti allingresso e allinterno del Palazzo:
in questo modo il visitatore potrà conoscere
il succedersi delle diverse fasi storiche, approfondire
aspetti relativi al borgo, in particolare al Castello,
fino alla sua trasformazione in palazzo rinascimentale,
e a momenti della vita medievale ricostruiti attraverso
i reperti.
La pianificazione della terra di Muro, intuibile dalla
forma del centro storico, data al XV secolo. Il plastico
riproduce allinterno della cinta muraria le
strade ortogonali, che dividevano i quartieri in isolati
(insulae) rettangolari, a loro volta divise
in unità abitative denominate placae
che accoglievano le famiglie contadine. Nel centro
del borgo (terra) ci sarà stata una chiesa
ed una piazzetta con il mercato; la fiera degli animali
si svolgeva invece al di fuori delle mura. Quello
di Muro è, dunque, un villaggio chiuso, in
cui il feudatario poteva esercitare un maggiore controllo
sulle attività produttive.
Entrando nellandrone del castello è possibile
vedere il fossato difensivo, in parte colmato nel
XVI secolo. Nel cortile, a sinistra, si vede il breve
tratto del viottolo con silos, cisterne di forma campaniforme
scavate nella roccia, utilizzati per lo stivaggio
di derrate alimentari, soprattutto grano e cereali.
Sempre nel cortile, attraverso un ponte che scavalca
il viottolo, si arriva alle stalle secentesche che
ospitano il museo, mentre sul lato opposto si entra
nel palazzo attraverso la porta monumentale con cornice
decorata, su cui è riportata la data di costruzione
(1546).
La fisionomia del Palazzo è il risultato della
successione di tre periodi edilizi: il primo, relativo
allimpianto fortificato del XV secolo, si identifica
con la costruzione del muro di fortificazione e del
relativo fossato, il secondo riguarda la ricostruzione
del recinto fortificato a pianta rettangolare, voluto
dal principe Giovambattista Protonobilissimo, la terza
fase è relativa alla smilitarizzazione del
borgo e alla trasformazione del palazzo in residenza
signorile. Lattuale facciata risale al 1797
ed è ad opera dei principi Pignatelli. Nel
XX secolo il palazzo viene adibito ad industria manifatturiera.
Attualmente alcuni spazi ospitano uffici municipali.
Tra gli oggetti, che sono stati recuperati durante
gli scavi, si annoverano monete di età bizantina,
rappresentanti gli imperatori Basilio I e Costantino
e alcuni quattrini della zecca di Venezia. Ancora
più interessante è il rinvenimento,
avvenuto fuori le mura del Borgo, di un tesoretto
di 129 monete di argento, i cosiddetti gigliati di
Roberto DAngiò. (1309-1343), coniati
dalla zecca di Napoli. |
CASARANO
I segreti dellolio nellantico ipogeo
Un
filo di buon olio salentino su una fetta di pane
passato alla brace è uno degli irrinunciabili
piaceri della vita. Un piacere le cui origini possono
essere riscoperte nel Museo della Civiltà
contadina, inaugurato a Casarano nel dicembre scorso.
Allestito nellantico ipogeo di Palazzo DElia
(nellomonima piazza) e curato dallassociazione
Amici del presepe, il museo ci accompagna
infatti principalmente attraverso la storia della
produzione dellolio doliva, tra torchi
seicenteschi rimasti attivi fino al Novecento, pompe
con cui lolio veniva travasato dalle cisterne
alle botti, giare e molti altri strani arnesi
rigorosamente provenienti dagli antichi palazzi
di Casarano e raccolti in sette anni di paziente
ricerca. Ma cè spazio, nel museo, anche
per la storia dellagricoltura salentina, tra
imballatrici e falci, e per gli oggetti che arredavano
le case di una volta.
Il Museo della Civiltà contadina (ingresso
con un piccolo contributo volontario) è aperto
dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12 e dalle
17 alle 20. Su richiesta, è possibile visitarlo
anche la domenica telefonando ai numeri 360/514737
oppure 339/5081407. Lassociazione Amici
del presepe vi racconterà come lolio
prodotto nel Salento partiva da Gallipoli alla volta
del nord Europa, magari guidandovi per le bellezze
di Casarano. (L.D.V.)
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Più copiosi sono i reperti ceramici
di uso domestico databili dalla fine del
XV al XVIII. Lo studio dei manufatti ha
anche consentito di risalire ai luoghi di
produzione dellepoca, in particolare
Ugento, Cutrofiano e Lecce. A Muro sono
stati rinvenuti gli esemplari più
antichi di vasi graffiti, per i quali erano
utilizzati strumenti appuntiti in osso che
andavano ad incidere la patina biancastra
(ingobbio) stesa sulla superficie. I decori
sono fantasiosi: floreali e cuoriformi,
con elementi simili a zampette di color
rosso, che contraddistinguono interi servizi,
costituiti da scodelle, tazze e brocche.
Il ritrovamento, lo studio e lesposizione
dei manufatti ceramici servono a ricostruire
anche la trama sociale ed economica: la
presenza delle scodelle si giustifica con
la diffusione delle paste secche, ovvero
la tria, termine di origine
araba, ancora in uso nel dialetto leccese.
Queste paste erano un cibo costoso, che
si è poi molto diffuso perché
facilmente trasportabile. Le fonti tramandano
come la tria si facesse anche bollire per
ore in latte di mandorla, nella versione
dolce, oppure fosse daccompagnamento
alle carni. Sotto gli Angioini è
anche attestato luso delle protoforchette,
descritte come oggetti in legno molto semplici
a forma di punteruolo.
Nel cortile del Castello è stato
messo in luce un ambiente modesto, interpretabile
come vano cucina, il cui uso si sarebbe
interrotto alla fine del XV secolo. Il ritrovamento
offre informazioni sulla datazione degli
oggetti, sui resti di pasti recuperati in
prossimità del focolare, sulla cottura
dei cibi e anche sulla diffusione delle
lucerne per lilluminazione degli ambienti
nel Medioevo, come nel Rinascimento fino
allOttocento.
A completamento del percorso espositivo
una serie di pannelli illustrano gli avvenimenti
storici che interessano il borgo con riferimenti
puntuali allinvasione dei Turchi,
la cui presenza a Muro è documentata
dai ritrovamenti di ceramiche raffinate
prodotte ad Iznik, in Turchia meridionale
nel XVI secolo e con la cronistoria delle
famiglie nobili che si sono succedute: dai
Protonobilissimo, che divennero signori
del feudo nel 1438, fino ai Pignatelli.
Gli stemmi delle due casate, il primo rappresentante
il drago alato doro su fondo rosso,
laltro raffigurante le tre pignatte
di nero su fondo oro, campeggiano nelle
maioliche rinascimentali ritrovate.
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