Musei Salento...
 di Maria Pia Romano
CAVALLINO
Balcone con vista
sugli antichi padri del Salento



Il grande “balcone sulla storia”, una piattaforma sopraelevata per la veduta panoramica, dischiude le porte sulla civiltà degli antichi padri del Salento. Ed un percorso pedonale e ciclabile di circa due chilometri congiunge l’area degli scavi archeologici al moderno insediamento urbano di Cavallino. Ad una manciata di chilometri dalla Città del Barocco sorge il Parco Archeologico di Cavallino, uno dei primi esempi nel Salento di Museo Diffuso storico-ambientale, ovvero un luogo dove le emergenze archeologiche visibili sono state inserite, attraverso un attento lavoro di restauro e recupero ambientale, in una vera e propria area di riserva paesaggistica.
Un nuovo concetto di Museo, dunque, che non è più lo scrigno in cui si custodivano i capolavori degli anni ‘70, ma un luogo dove si sta a contatto con la natura, ed è lo stesso scenario naturale a costituirne le “teche”, insieme, naturalmente, alle testimonianze archeologiche disseminate lungo il percorso. Una volta varcata la soglia del Parco Archeologico di Cavallino, il visitatore scopre passo dopo passo i resti di dimore e tombe, cisterne e monumenti, strade e canalizzazioni per l’acqua di quello che fu uno dei maggiori insediamenti messapici dell’età arcaica.
L’area archeologica, estesa circa dieci ettari, è direttamente collegata con il Palazzo Baronale ed il Convento dei Domenicani, grazie all’esemplare lavoro di riammagliamento tra i due agglomerati urbani: quello Messapico di età arcaica, risalente al VI-V secolo a.C., e quello moderno. Un grande terrazzamento d’architettura moderna, realizzato in carpenteria metallica, con copertura in policarbonato, apre ai visitatori una visione d’insieme dell’intera struttura e costituisce l’imponente ingresso del Parco. È quello che il Professor Francesco D’Andria ha definito magistralmente un “balcone sulla storia”, evidenziando la suggestione che esercita sul fruitore la visione dall’alto dell’intero sito archeologico. “Questo grande portale d’accesso è una sorta di trait d’union tra la civiltà del terzo millennio e quella degli antichi Messapi”, spiega l’architetto Francesco Baratti, responsabile dei lavori, sottolineando la valenza innovativa di una scelta “insolita, importante, sicuramente coraggiosa”. Su questa piattaforma sopraelevata per la veduta panoramica sarà collocato anche un totem multimediale, grazie al quale è possibile effettuare una visita guidata virtuale. L’installazione della postazione rientra nel progetto Land-Lab, ovvero il Laboratorio Multimediale di Ricerca, Formazione e Comunicazione sui paesaggi archeologici. Grazie a questo totem i visitatori possono entrare a 360° nella dimensione del Parco Archeologico, attraverso touch-screen e dati informativi.


Da vedere all’interno del Museo Diffuso, una volta cominciata la camminata a ritroso nel tempo, ci sono i resti dell’antico insediamento messapico di età arcaica di Cavallino, uno dei centri più importanti del periodo, insieme ad Oria ed Ugento: una città fortificata costruita al di sopra di un abitato dell’età del ferro, distrutta in età arcaica e mai più riedificata. Un centro di estrema rilevanza archeologica, oggetto di studio di esperti che giungono qui dall’Europa e dal mondo. “Sono visibili le fondazioni delle case fatte con grossi blocchi calcarei informi e l’elevato, costituito di pietre più piccole tenute insieme dal bolo, una terra argillosa che funge da collante”, spiega l’archeologo Corrado Notario, che sottolinea l’importanza dell’area archeologica di Cavallino, sede del Museo Diffuso e di un Cantiere Scuola di archeologia unico in Europa.
Il Parco Archeologico di Cavallino nasce, infatti, come un “cantiere scuola” per gli studenti della Facoltà di Beni Culturali e la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università degli Studi di Lecce, diretta dal professor Francesco D’Andria, per poi aprirsi adesso anche alla fruizione per il pubblico, ferma restando la sua fondamentale valenza didattica per studenti e ricercatori.
Il percorso all’interno del Parco si avvale di una ventina di leggii che costituiscono un indispensabile supporto alla fruibilità e lettura delle emergenze archeologiche visibili. Le strutture didattico-illustrative comprendono anche laboratori ed aule didattiche all’aperto.
Encomiabile lo sforzo di restauro archeologico, conservativo ed integrativo sull’intera area oggi aperta al pubblico. È stata operata, infatti, una definizione precisa delle nuove aree di scavo, e parallelamente si è proceduto al recupero delle aree di scavo precedenti. Gli scavi, cominciati già nel ‘68 e poi sospesi più volte, per essere definitivamente ripresi solo nel 2000, presentavano lacune murarie o strutturali che sono state colmate e si distinguono dai blocchi preesistenti.
L’aspetto particolarmente innovativo del Museo Diffuso consiste nel suo approccio metodologico, che si prefigge di gestire le problematiche e le dinamiche proprie del territorio, integrando la risorsa storico-ambientale con quella turistica, attività capaci di divenire l’elemento portante per lo sviluppo socio-economico del Salento. Il progetto del Museo Diffuso di Cavallino, la cui realizzazione è stata resa più agevole dall’ubicazione dell’insediamento a ridosso dell’abitato, costituisce un nuovo metodo di progettazione dei parchi archeologici, più compatibile con i valori storico-ambientali del luogo ed attento a misurarsi con le problematiche di assetto urbanistico e territoriale.
Al momento, oltre ad i dieci ettari sui quali si è già provveduto ad intervenire, esistono oltre cinquanta ettari sui quali il lavoro di restauro archeologico, conservativo ed integrativo deve ancora cominciare. Per quanto riguarda gli sviluppi futuri nell’ottica dell’ampliamento del Parco, è da sottolineare l’impegno costante dell’Università degli Studi di Lecce, e quello dell’Unione dei Comuni di Cavallino, Lizzanello, Caprarica e Castrì. E se questo è solo l’inizio, l’avvenire sembra dischiudere le porte su orizzonti sempre più rosei.