Musei Salento...
Fra storia, arte e tradizioni
la memoria di un popolo

  di Loredana De Vitis

Un tuffo, una passeggiata, un concerto e... un salto in uno dei musei del Salento. Per immergersi nella storia. Oppure nell’arte. Oppure nella natura. E se la scelta vi pare troppo ardua, non scegliete. Visitateli tutti, approfittando dei nuovi, comodi orari estivi e - in qualche caso - di pacchetti turistici davvero vantaggiosi.
MAGLIE
Un tuffo nel passato

Cominciamo dalla storia, dalle antichissime origini del Salento. All’Alca di Maglie, il museo che prende il nome da un pinguino boreale estinto ritrovato in una grotta del Basso Salento, potrete viaggiare nel tempo - a partire dal Cretaceo (circa 70 milioni di anni fa) - scoprendo di volta in volta com’era il mare, solcato da enormi squali e delfini; com’era la terra, popolata da iene, rinoceronti, cinghiali, cavalli e dal piccolo “equus hydruntinus”; com’era l’uomo, alle prese con un quotidiano lavoro di... sopravvivenza. Se avete voglia di saltare sul treno della storia, telefonate al numero 0836/485820 e prenotate la vostra visita, possibile tutti i giorni - tranne il lunedì mattina - dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 22 (la domenica chiusura anticipata alle 21). Tra i tanti pacchetti disponibili, vale la pena approfittare di quello dedicato alle famiglie: solo 1,60 euro a testa per gruppi familiari fino a sei persone. Riduzioni anche per chi dimostra di aver visitato la grotta Zinzulusa, un altro museo del Salento o di alloggiare come turista in una qualsiasi struttura ricettiva.
L’Alca è in via Vittorio Emanuele 113, a circa 300 metri dalla stazione.
Info: 0836/485820
CERRATE
Il Salento autentico

Sarete ancora nella storia, ma in una storia più recente, visitando il Museo delle Arti e delle Tradizioni popolari del Salento, ospitato nell’abbazia di Santa Maria di Cerrate (raggiungibile dalla superstrada Lecce-Brindisi imboccando la provinciale Squinzano-Casalabate). Qui si può rivivere la durezza del lavoro nei campi e la faticosa quotidianità domestica degli uomini e le donne di un Salento non troppo lontano. Quella quotidianità fatta di terreni coltivati sotto il sole, di farina macinata nei mulini domestici, di olio ricavato da frantoi sotterranei, di stoffe abilmente intessute al telaio, di notti passate su materassi di paglia, di bambini allevati in strette fasciature, di fede e devozione espresse anche con piccole statue di santi custodite sotto campane di vetro. Un patrimonio culturale da non dimenticare, il volto più autentico del Salento.
Il Museo (ingresso gratuito) è aperto dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 17.30, e la domenica dalle 9 alle 13.30. Per prenotare visite guidate (a costo variabile) con una delle cooperative convenzionate, occorre telefonare al numero 0832/361176.
TUGLIE
Salento da gustare

E di tradizioni racconta pure il Museo della Civiltà contadina di Tuglie, un piccolo gioiello della storia recente del Salento che vi accoglierà con il rosso intenso della sua facciata. Il rosso della terra e del mosto, il colore della passione di chi in questa “terra di mezzo” lavorava nel frantoio custodito nel Museo, o nelle botteghe ricostruite in ogni più piccolo dettaglio, o di chi aveva cura degli animali domestici e da cortile che oggi popolano un vero e proprio bioparco annesso al Museo. È un universo contadino che si può gustare fino in fondo proprio nel cuore del centro storico di Tuglie, nelle sale e sul retro del Palazzo Ducale in piazza Garibaldi. “Gustare” letteralmente, visto che, tra le opportunità turistiche offerte dal Museo, c’è anche una visita completa delle testimonianze storiche e artistiche della città (e del Museo, naturalmente) con pranzo finale. Dove? Nello stesso Palazzo Ducale, e con ingredienti ottenuti da coltivazione biologica, al costo complessivo di 16 euro.
La sola visita al Museo, invece, è gratuita.
Info e prenotazioni: Associazione “Amici del Museo” 0833/596038 - 368/581059.
PARABITA
I segreti del vino

Tanto per rimanere in tema di “testimonianze materiali” della civiltà salentina, non si può non fare un salto al Museo del Vino di Parabita, dove il ciclo di produzione del nettare degli dei è stato ricostruito nello stile di una volta. Si entra nell’antico stabilimento di via Scorrana, ed ecco che - tra inebrianti profumi di legno e uve - si possono rivivere tutte le fasi della lavorazione dei chicchi, dalla pigiatura alla decantazione alla torchiatura delle vinacce. E quest’anno il Museo è stato arricchito con nuovi pezzi: un miscelatore di anidride solforosa e ossigeno (che serviva per la fermentazione) e un torchio con cui venivano distillate le grappe. Anche questa è una visita “gustosa”, visto che cibi tipici e vini locali vengono offerti ai visitatori nel rinnovato giardino attiguo al Museo. Da vedere anche il Centro di documentazione annesso e il nuovo nucleo “etnografico”: due sale allestite con gli oggetti dell’agricoltura e dell’artigianato di un tempo.
Per prenotare una visita, completamente gratuita, possibile tutti i giorni dalle 17 alle 21, telefonare al Centro culturale “Il Laboratorio” al numero 0833/509394.
SAN CESARIO
Il primitivo Leandro

A San Cesario un’arte “outsider” consacrata di recente nel primo catalogo ufficiale “Outsider art in Italia” (Schira editore), dove compaiono tre sue opere quotate ciascuna intorno ai duemila euro. Stiamo parlando di Ezechiele Leandro, che nelle miniere dell’Africa, nel 1936, imparò a miscelare terre ed oli ed essenze vegetali, e che in Italia, durante la seconda guerra mondiale, sopravvisse a forza di martello e scalpello. È a San Cesario che questo artista “estraneo” ha costruito nel 1955 il primo nucleo dell’attuale casa-museo, piena zeppa di quadri e di sculture create assemblando i materiali più svariati. Ed è nel giardino attiguo che, poco più tardi, Leandro diede forma alle prime statue del Santuario della Pazienza, 750 metri quadrati di sconvolgente complessità. Una galleria e un giardino che davvero non si possono perdere, ma che attualmente sono in fase di recupero in vista della creazione di un vero e proprio Museo. Ecco perché sono un po’ difficili da visitare, armatevi quindi di pazienza e telefonate.
Il Museo e il Santuario vi aspettano in via Cerundolo 26, insieme a un interessante archivio grafico e fotografico.
Info e prenotazioni: 349/3626430.
GALATINA
Nel segno di Martinez

Rimanendo in campo artistico, eccoci al Museo “Pietro Cavoti” di Galatina, dove si possono ammirare soprattutto le opere del galatinese Pietro Cavoti, appunto, ma anche quelle di Gaetano Martinez. Del primo, scomparso nel 1890, il Museo conserva miniature, dipinti, caricature, disegni e poi volumi e le raccolte di stampe, che Cavoti collezionò in giro per l’Italia, insieme ai sempre affascinanti taccuini di viaggio. Non mancano raccolte di incisioni e di fotografie, e un ricco epistolario intessuto con personaggi del mondo dell’arte, della politica e della cultura del tempo. Dello scultore Martinez, scomparso più di recente, nel 1951, il Museo conserva moltissime opere, dal “Dolore umano” del 1915 al “Ritratto di donna” del 1927 fino al “Nudo femminile” del 1947. Ma c’è spazio anche per le memorie storiche della città, per una galleria di “personaggi illustri” e per molto altro ancora.
Il Museo è ospitato nel Palazzo della Cultura, in piazza Alighieri 51, e visitabile gratuitamente ogni giorno (eccetto il lunedì) dalle 9 alle 13 e il martedì, giovedì e venerdì dalle 16.30 alle 20. Per prenotazioni, si può telefonare ai numeri 0833/561568 oppure 0833/565340.

PORTO CESAREO
Fra pesci e coralli

Infine, un tempio della natura: il Museo di Biologia marina di Porto Cesareo, un’affascinante collezione di flora e fauna degli abissi (e non solo) nata intorno a un primo nucleo donato dal professor Pietro Parenzan all’Università di Lecce nel 1966. Nelle vetrine, pesci, testuggini, uccelli e mammiferi, e poi spugne, madrepore e coralli, vermi, molluschi, crostacei ed echinodermi. Tra i “pezzi” principali, una foca monaca e una tartaruga liuto catturata nel ‘66 (che è diventata simbolo della Stazione di Biologia marina), vertebre della coda di un capodoglio spiaggiato in zona, il raro pesce Ranzania laevis e vari reperti teratologici (cioè animali e vegetali malformati). E ancora, una collezione di pesci abissali dello Ionio, sculture in cartapesta di specie e ambienti del Mediterraneo, reperti di fauna tropicale dell’Oceano Indiano e del Mar Rosso, foto subacquee di campioni nazionali ed internazionali di fotografia. Infine, la novità della Sala della Pesca, con modelli in resina dei pesci catturati sul posto.
Il Museo è in via Vespucci 13/17 ed è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 12 e dalle 17.30 alle 21.30. Per le visite guidate, si può chiamare al numero 0833/569502.