Liscrizione è del 1845 ed è riportata
su un ex voto commissionato ad un ceramista probabilmente
di Vietri sul Mare. Un ceramista, sì, perché
lex voto in questione è un piatto, custodito
oggi nel Museo della Ceramica di Cutrofiano insieme a
centinaia di altri pezzi antichi e moderni che potrebbero
raccontare chissà quante altre storie.
Prima che la spesso triste ma comodissima plastica prendesse
il sopravvento, a Cutrofiano le botteghe dove abili artigiani
plasmavano largilla in mille forme erano tantissime:
nel Settecento, su 600 abitanti, ce nerano 24, e
il nome stesso della città la dice lunga, visto
che cutra in greco significa proprio vaso
dargilla. A Cutrofiano, questa materia prima
tanto povera quanto preziosa veniva estratta dai pozzari
in un territorio così ricco di paludi da far meritare
ai suoi abitanti il nomignolo di mpatulati
(impaludati). Insomma, stiamo parlando di una tradizione
antichissima, che nelle sale del Museo comunale della
Ceramica - allestito nellex Municipio, nella piazza
omonima - ci si può far raccontare a partire dal
Neolitico, ammirando pezzi provenienti da Cutrofiano,
Melpignano, Parabita e Sogliano ma anche dal resto dItalia
e, in qualche caso, del mondo.
Dai contrappesi da telaio del periodo japigio si passa
alla terracotta invetriata e decorata del periodo medievale
e a quella che, tra il Quattrocento e il Cinquecento,
imitava la maiolica. Piatti, ciotole, boccali, anforette,
borracce e molti altri oggetti di uso più o meno
quotidiano testimoniano anche levoluzione dei gusti
in fatto di decorazione: particolarmente suggestiva è
la ceramica graffita, cioè incisa prima
della colorazione, che privilegiava i toni del giallo,
del verde e del blu, una tecnica abbandonata nel Seicento
in favore di una decorazione con soggetti meno diversificati.
Ma non finisce qui. Nel Museo è stato ricostruito
lambiente tipico delle botteghe, con tutte le attrezzature
utilizzate: le spatole, la costola di cavallo con cui
si sollevavano i pezzi pesanti, i setacci, gli ossidi
per la colorazione, i pennelli, le ciotole. Grazie ad
una sequenza di foto, poi, si può rivivere anche
il delicato momento della cottura nelle fornaci: venti
ore consecutive senza perdere di vista il colore del fuoco,
che doveva essere rosso... al punto giusto. In un periodo
in cui il termometro non era certo duso comune,
solo il colore del fuoco e una lunga esperienza, infatti,
potevano indicare che la terracotta stava cuocendo proprio
a 940 gradi, la temperatura giusta per evitare di aprire
la fornace e trovarci solo cocci e tanta amarezza.
La collezione custodita nel Museo continua con pezzi pugliesi
e campani dallOttocento in poi, con piatti, vasi,
mattonelle votive ed ex voto tra cui quello dellormai
famoso Attavio Cepolla. E dalla maiolica decorata si passa
quindi alla ceramica duso, tra formelle per la pasta
di mandorla, lucerne, zuppiere, teglie, pignate,
pipe, scaldini, fumarole per tener lontane
le api. In una delle ultime sale, è stato ricostruito
proprio un ambiente domestico, a cominciare da un esempio
di facciata dove sono visibili tegole e grondaie di terracotta
per finire alla camera da letto con il caratteristico
capicarru dove si tenevano i bambini. Non
mancano neppure le splendide mattonelle tornate di moda
e vasi otto-novecenteschi ricchissimi di applicazioni
qualche volta inquietanti, come nel caso di quelli destinati
ai cimiteri. Completano la storia alcuni pezzi ungheresi,
rumeni e marocchini e una collezione di pupi da presepe,
fischietti, miniature e giochi per bambini, ma quello
che abbiamo raccontato non è tutto quello che vedrete.
Per non perdervi loccasione di riscoprire e gustare
una tradizione come questa, basta prenotare al numero
0836/512461 una visita guidata gratuita che comprende,
su richiesta, anche una breve puntata alla fornace di
una bottega ancora attiva. Larte della terracotta
e della ceramica a Cutrofiano è ancora tanto viva
proprio grazie alla presenza di laboratori e aziende che
hanno ereditato, e sviluppato, le antiche tecniche di
lavorazione dellargilla: ogni anno, a metà
agosto, i maestri vasai si misurano in una prova dabilità
al tornio e organizzano una gara nazionale di pittura
estemporanea su ceramica.
Il Museo della Ceramica è aperto tutti i giorni
feriali dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 20, eccetto
il mercoledì mattina e il sabato pomeriggio.