Musei Salento...

TUGLIE
  La voce della scatola magica

  di Loredana De Vitis

La tv è noiosa. La tv è banale. Se tieni accesa la tv devi guardarla. E se la tieni accesa senza guardarla la dimentichi. La radio, invece, la radio sì che è divertente. La radio puoi tenerla accesa e non ti stanca (quasi) mai. A volte è solo musica, altre tutto quello che vuoi. È stata la passione per la radio a fare di Salvatore Micali un collezionista: ancora qualche settimana e i circa 120 esemplari di apparecchi conservati con cura per 30 anni da questo tenace ex capo radio telegrafista della Marina militare daranno vita, a Tuglie, al Museo della radio.
  
“Ne completeremo l’allestimento”, spiega Antonio Gabellone, il sindaco del Comune di Tuglie, che ha acquistato l’intera collezione con il contributo della Provincia di Lecce, “entro il mese di maggio e ne affideremo la gestione a una società che si occuperà di svilupparne al massimo le potenzialità anche turistiche”. A ospitare l’affascinante collezione, che spazia da esemplari dei primi anni Venti a radio degli anni Cinquanta e oltre, un immobile restaurato con fondi europei di cui la parte più pregevole è un frantoio ipogeo della metà del Settecento. Ne ha curato il restauro l’architetto Antonio Monte, che ha fatto ricostruire gli originari torchi “alla genovese” e “alla calabrese” da un artigiano di Surbo, Antonio Leucci, l’unico maestro d’ascia del Salento.
L’edificio sovrastante, invece, è un ex deposito costruito nei primi del Novecento, nelle cui stanze saranno custoditi la maggior parte dei pezzi della collezione. Lo stabile si trova all’angolo tra via Vittorio Veneto e via Savoia, in quello che un tempo veniva chiamato rione Croce.
Ma la radio non sarà l’unica protagonista: “Nella selezione degli esemplari, più che all’estetica ho badato agli aspetti tecnici”, sottolinea Salvatore Micali, “Per questo mi sono procurato anche una pila di Volta che dovrà essere l’inizio di una sezione dedicata alle apparecchiature scientifiche, e nel Museo ci saranno anche quattro grammofoni con i quali si potranno ascoltare vecchi 78 giri. Tra le voci c’è anche quella di Tito Schipa”. A completare il tutto, una biblioteca tematica che raccoglie anche giornali d’epoca.
Sono passati più di cento anni da quando Guglielmo Marconi riuscì a trasmettere dal Canada alla Cornovaglia la “s” che lo fece passare alla storia, e la magia della radio continua: “Speriamo che questo Museo”, conclude Micali, “avvicini le giovani generazioni alla ricerca scientifica, proprio grazie alla possibilità di vedere da vicino cosa c’è in quella magica scatola, che in fondo magica non è”. Ma la cui magia non si discute. Scommettiamo? Qual è il suo pezzo preferito, signor Micali? “Il primo che ho preso, una Allocchio Bacchini detta Stringuello”.