BOTTEGHE

 

LECCE
fino al 14 luglio
I crociati di ieri e di oggi
Non partono più a cavallo per andare a difendere i luoghi santi della religione cristiana ma i Cavalieri dell’ordine equestre del Santo Sepolcro continuano la loro meritoria attività attraversando i tempi. Una storia secolare e affascinante fatta di uomini, e donne, che oggi come allora (l’ordine fu istituito nel 1099, all’epoca della liberazione di Gerusalemme da parte di Goffredo di Buglione) operano a beneficio dei cristiani che vivono in una terra tormentata da intifada e divisioni. L’occasione per conoscere e immergersi nel glorioso passato degli ardimentosi cavalieri e nei loro alti e immutati valori, è la mostra storica organizzata dalla sezione Salento dell’Ordo equestris sancti sepulcri hierosolymitani, luogotenenza Italia meridionale adriatica, curata da Antonio Eduardo Foscarini e Massimo Perrone con la collaborazione di Romano Santamaria, Francesco De Vitis e Aldo Imbò, che raccoglie uniformi, decorazioni e cimeli dei Cavalieri dell’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Prima di intraprendere il percorso espositivo che si dipana lungo la galleria della biblioteca provinciale “Nicola Bernardini” di Lecce, due grandi pannelli esplicativi forniscono al visitatore le notizie storiche dell’ordine e le sue attuali finalità. A questo punto il viaggio può cominciare e la curiosità sarà compagna di chi deciderà di cogliere l’atmosfera di un’epoca antica contraddistinta da coraggio e fede incrollabile. Dagli archivi segreti del Vaticano emergono, sotto forma di riproduzioni, disegni di uniformi, onorificenze, particolari preziosi di armi per poi passare alla pergamena alluminata che riproduce la statua di Goffredo di Buglione, un cavaliere con stendardo e un cavaliere del secolo XVII. Tra antiche pagine miniate, raffiguranti le partenze dei crociati alla volta di Gerusalemme, ecco spuntare anche la fotografia a colori del commendator Gioacchino De Giorgi, cavaliere di Lecce negli anni ‘50, in grande uniforme. Provenienti da alcune collezioni private, poi, si può ammirare una serie di particolarissimi oggetti: 36 bolle plumbee di sommi Pontefici dall’XI al XXI secolo, uno spadino con elsa dorata e impugnatura in madreperla e croce dell’Ordine sulla coccia (modello anteriore al 1949) e uno a croce con lama piatta a doppio taglio e impugnatura avorio con incisione sul recto del motto “deus lo vult” e croce dell’Ordine sul verso, incisioni e acquaforti, copricapo bianchi piumati e curiosità come le rigide disposizioni impartite dal luogotenente dell’Italia Settentrionale ai cavalieri sull’abbigliamento da indossare nei giorni 24, 25 e 26 febbraio 1934 in occasione del pellegrinaggio giubilare internazionale.
Mostra storica, uniformi, decorazioni e cimeli dei cavalieri dell’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, galleria biblioteca provinciale “Nicola Bernardini”, piazzetta Carducci, Lecce. Dal 21 giugno al 14 luglio. Orari: 9-13; 17.30-20. Info: 335/8170980.

 
 MOSTRE  

OTRANTO
fino al 26 settembre
Picasso fra miti donne e toreri
di Alessandra Guareschi

Miti e toreri, giochi di saltimbanchi popolano l’estate idruntina: il Castello aragonese di Otranto ospita fino al 26 settembre una grande mostra dedicata a Pablo Picasso, che comprende ben 83 opere tra ceramiche, dipinti ad olio, pastelli e incisioni del maestro originario di Malaga.
Il percorso cronologico ha inizio nel 1904, anno in cui fu realizzata la prima di una lunga serie di incisioni, sul finire del cosiddetto ‘periodo blu’: “Il pasto frugale”, in cui un uomo e una donna dai corpi magri e spigolosi siedono insieme ad un tavolo miseramente apparecchiato, stretti in un abbraccio malinconico. L’opera appartiene alla “Suite des saltimbanques”, un ciclo di quattordici esemplari che evocano il mondo degli artisti di strada, povere e meste creature ricche di poesia; le tavole a stampa, tratte dalle matrici incise ad acquaforte e puntasecca e pubblicate dall’editore Vollard nel 1913, sono esposte a Otranto insieme a un piccolo disegno a pastello del 1919, che ritrae il profilo sinistro di Olga, prima moglie di Picasso. Si possono ammirare anche un guazzo dipinto a Parigi nel 1920, in cui compaiono “Due donne” e un olio del 1943, “Testa di donna”.
Segue un gruppo di 38 oggetti in ceramica, realizzati dal maestro spagnolo in un lungo arco di tempo: forme antropomorfe, segni primitivi, colori forti e pezzi unici caratterizzano la piena padronanza di una materia versatile come la terra che Picasso predilesse per circa un ventennio, a partire dal 1947, quando giunse nell’atelier di ceramiche Madoura di Georges e Suzanne Ramiè, in Provenza. A tale proposito, Marilyn McCully scrisse che “dal modesto proposito di imparare a padroneggiare un’antica tradizione Picasso finisce per instillare nuova vita in un’arte multimillenaria fino a farla propria”.
Alla fine degli anni Cinquanta appartiene la serie della “Tauromachia”, che completa la mostra otrantina con l’opera incisoria più famosa del padre del cubismo. Si tratta di 26 tavole ispirate al celebre trattato sulla corrida di Josè Delgrado, del 1796, in cui si descrive la tradizione della tauromachia. Picasso volle rendere omaggio al rituale della corrida, cui era profondamente legato fin dall’infanzia in terra spagnola. Come fosse il frutto di uno studio portato avanti per tutta la vita, il maestro si dedicò con immenso entusiasmo all’ideazione di questo ciclo, utilizzando talvolta la tecnica dell’acquatinta allo zucchero, che dona notevole espressività alle scene, rese con immediatezza; la nota costante è il rapporto tra l’uomo e il toro, una lotta accentuata dai contrasti tra bianchi e neri.
A conclusione del percorso, tra corride, tori e minotauri, si incontra un delicato disegno a china del 1971, realizzato da Picasso due anni prima di morire nella sua villa di Mougins: “Il pittore e la modella”, in cui domina il tratto deciso dell’artista ultranovantenne, genio instancabile del Novecento.
Pablo Picasso. La materia e il segno. Pittura, ceramica, grafica. Castello Aragonese, piazza Castello, Otranto. Dal 12 giugno al 26 settembre. Orari: aperto tutti i giorni; giugno e settembre 10-13; 15-22; luglio e agosto 10-24. Ingresso: intero euro 6, ridotto euro 4 (6-14 anni, oltre 65 anni, scolaresche, diversamente abili e accompagnatori). Visita guidata: euro 80 (prenotazione obbligatoria). Info e prenotazioni: 199/151123.

BRINDISI
fino al 12 luglio
La Città Eterna dei Piranesi
di Antonella Gallone
“L’angosciata magnificenza delle rovine squarciate dalla luce” pervade le drammatiche incisioni di Giovanni Battista Piranesi rievocate dalle parole del critico d’arte Bruno Zevi. Il celebre architetto, incisore, acquafortista nonché teorico dell’architettura è, insieme al figlio Francesco, protagonista di un nuovo evento espositivo allestito presso il palazzo Granafei Nervegna di Brindisi. Le 99 incisioni ispirate ai monumenti e ai ruderi della Città Eterna provengono dalla British School di Roma, l’Accademia Britannica di Architettura, Storia e Belle Arti che, in collaborazione con il Comune di Brindisi, presenta la mostra “Piranesi”. Curata da Valerie Scott, l’esposizione indaga due prestigiose personalità del XVIII secolo che hanno scritto alcune rilevanti pagine della storia dell’arte italiana.
Figlio di un umile tagliapietre veneziano, Giovanni Battista Piranesi iniziò la sua carriera di architetto affiancato dallo zio ingegnere, responsabile della manutenzione della Laguna Veneta. Non restò dunque indifferente alle magnifiche vedute di Venezia realizzate dal Canaletto e iniziò, quindi, a interessarsi di illusione e prospettiva. Nel 1740 partì alla volta di Roma come disegnatore al seguito dell’ambasciatore veneziano presso la Santa Sede e ne restò folgorato. Magnifica e al contempo malinconica, l’Urbe gli mostrò i resti del suo glorioso passato avvolti da rovi e sterpaglie, con uno spettacolo che colpì e stimolò fortemente il suo estro creativo. Fu il vedutista Giuseppe Vasi a iniziarlo alle tecniche dell’acquaforte e dell’incisione con le quali Piranesi plasmò le opere che ben presto affollarono la stamperia di sua fondazione. In gran parte dedicate ai monumenti dell’antica Roma ritratti con il tagliente spirito critico dell’archeologo illuminista, le tavole incise sono segnate da una forte drammaticità che si scontra con una dignitosa magnificenza di derivazione romana espressa attraverso la grandiosità e l’isolamento delle strutture architettoniche. Emerge così la sublime grandezza del passato antico. Nella capitale cosmopolita, il Pantheon, il Quirinale, il colonnato berniniano si ergono monumentali in un suggestivo contrasto tra luce e ombra. Celato tra le rovine, il sentimento nostalgico di un mondo glorioso ma ormai perduto fa di Piranesi un precursore della sensibilità romantica. Con i brillanti successi della sua stamperia, Piranesi si circondò di collaboratori tra i quali il figlio Francesco la cui attività fu complementare a quella del padre. Alla morte di questi nel 1778, assunse la conduzione della bottega calcografica proseguendo e completando l’attività incisoria paterna. Ispirandosi a monumenti e templi antichi, la sua punta appare tuttavia più sottile di quella del maestro, prediligendo le linee più libere dell’acquaforte alla severità del bulino. Sullo sfondo della storia romana di Brindisi testimoniata da remote vestigia, scorci desueti, prospettive oblique, capricciosi giochi di luce ritraggono le vedute di Roma con un accento visionario e non sempre rigoroso dal punto di vista archeologico.
Piranesi. Brindisi, Palazzo Granafei – Nervegna. Dal 13 maggio al 12 luglio. Orari: da martedì a domenica 10 - 13, 17 - 20, chiuso il lunedì. Ingresso gratuito. Info: 0831/229643-671.