LUOGHI    

Da Otranto a Santa Cesarea
tra profumi di roccia e di terra

di Giuliana Coppola

Affrontale piano le curve della litoranea che da Otranto ti condurrà a Santa Cesaria, non violentare la sinuosità della strada che si inerpica in una vertigine di colori né chiederti, mentre tu vai. Se davvero siano esistite le sirene che lo attrassero a sé il pescatore…; voce di sirena – e tu lo sai – è voce di Salento in quest’angolo che oggi hai deciso di incontrare; voce di vento e di mare, di gabbiani e di corvi, di pini e di ginestre, che incontrerai anche loro, le ginestre che un tempo li accolsero i cervi. Da qualunque luogo tu provenga, tuo inizio di strada sia Otranto, ancora. Ma non fermarti, osservalo un attimo sulla sinistra, mentre se è giorno chiaro di sole, s’allungano sul mare le ombre delle torri; ai tuoi piedi la valle delle Memorie si dispiega sulla destra, un filo d’acqua sottile, l’Idro. E tu continui ad andare…t’attende Cisaria e la sua grotta; non aver fretta; lei, Cisaria lo sa che fermeranno, di tratto in tratto, il tuo andare, voci di secoli e millenni, altre storie che sono tutte storie salentine, di chi si fermò e di chi andò oltre, per paura di guerre o per speranza di pace, per scavarsi nelle visceri della terra un santuario, per innalzarlo sulla roccia di un tempio, per costruirlo forte un monastero. T’appare a destra – ed ora è solo rudere imponente – San Nicola di Casole; fu cenobio un tempo, culla di scienza e di cultura; si studiò e si pregò; religiosità e sapere trovarono casa e dimora…oggi dimorano i rovi…si confondono le sacre pietre con le pietre d’una masseria; alberi di fichi ombreggiano il pozzo antico; monito severo alle generazioni presenti.
E’ d’obbligo fermarti, sul ciglio della strada, un attimo per accarezzare i ruderi. A sinistra il mare, vastissimo; sempre più chiari sull’orizzonte i monti Acrocerauni d’Albania, a destra la roccia invade ogni angolo, un mondo di roccia: t’accompagnerà nel tuo percorso; oggi, che primavera è vicina, sprazzi di verde e di giallo ne attutiscono asperità e fiorisce il cardo. D’un tratto lo senti il corvo e la vedi a sinistra, imponente, torre Sant'Emiliano e ancora non puoi non fermarti, ai suoi piedi;

 

se non hai le vertigini, avvicinati quanto più è possibile a lei; t'attende il sentiero; il brusio dell'acqua tra la roccia accompagnerà i tuoi passi, mentre riparti perché non puoi non farla un'altra sosta a Badisco, terra di padri antichi. Se chiudi gli occhi un attimo, nel sole, li rivedi loro che cinquemila anni fa, secolo più secolo meno, pregarono, dipinsero e intanto andavano a caccia e poi accendevano i fuochi e danzavano forse, danze serene di stregoni, tra il mare e il profumo delle ginestre. Chissà se c'erano le ginestre al tempo di cervi e cerbiatti, di stregoni anche storia e leggenda che si inseguono e si perdono e si rincorrono nel vento…rimangono intatte e forti le braccia di roccia turrita che si distendono simili a "duplice muro"…lo formano il porto di Badisco così bello che si meritò il nome di porto di Venere; lo incontrò Enea, senza avere il coraggio di fermarsi ma gli appartiene la descrizione di queste braccia forti di roccia ad accoglierlo il viandante. Protegge dai venti la roccia qui a Badisco; ma dice leggenda che uccide la roccia un po' più in là, al Malepasso, e ormai un chilometro di separa da Cisaria e dal suo pianto di fanciulla impaurita.
Ci sei arrivato al Malepasso, dopo aver incontrato e superato un'altra torre, quella di Minervino, posata sul ciclio dell'enorme scarpata, da vertigine anch'essa. Ora si incurvano sulla roccia i pini, forza del vento, si dice; forza di voci di sirene, si racconta. Non seppe resistere il pescatore, scomparve nei flutti e nelle correnti e il passo, bellissimo passo che profuma di pini e di natura, di roccia e di terra, di mare e di vento, te ne offre memoria e ricordo, ricordo di uomini travolti dall'amore dell'ignoto, dell'immenso in quest'angolo che affiora, da dove la scorgi - ci sei arrivato - Santa Cesarea.
Lo senti, al di là della pineta, l'odore di zolfo delle sue grotte, intenso soprattutto quando soffia forte lo scirocco… ti parla lo scirocco di lei, Cisaria bella e d'un tratto, eccolo il canto, quello che si tramanda da generazione a generazione, per non dimenticare che "Cisaria bella,/ a Dio donava il cuore,/ suo padre traditore/ la voleva sposare".La voce argentea delle acque che nelle grotte donano salute a chi si rivolge loro, lo sussurra oggi per te "Prende due palumbi/ li mette nel bacile/ Cisaria va a fuggire/ tutta tremando in sé./ Si volta e si rivolta/ suo padre l'arrivava/ la spada sfoderata/ che la voleva ammazzar./ Apriti munte in due,/ gnùtti Cisaria bella/ dagli angeli del cielo/ si vide incoronar./…". Ti sia guida al ritorno.