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Aria nuova nell'universo dell'Urmu
patria di Venere e dei Maia
di Giuliana Coppola
T’esplodono dentro i versi… esplodono con la stessa forza allegra dell’esplosione della terra, madre benevola e sorridente; questo è di certo il regno di Venere alma, di lei che dà la vita; e per lei, in questo luogo, ridono le distese del mare e il cielo rasserenato risplende di luce diffusa… tibi rident aequora ponti / placatunque nitet diffuso lumine caelum…
Folletto di Rino Giangrande d’Avetrana; gli avevi confidato che ti sentivi un po’ all’urmu, all’asciutto, al fondo di una bottiglia vuota; avevi bisogno, gli avevi confidato, d’un luogo rifugio, d’una zattera, un’arca, tipo Arca di Noè cui affidare i tuoi sogni; e lui, lui oggi ti porta all’Urmu, lungo questa strada bianca - nastro posato tra i colori dell’arcobaleno - che Venere, indisturbata, fa esplodere sotto i suoi piedi, lei genitrice degli Eneadi, voluttà degli dei e degli uomini; si srotola nastro bianco davanti a te, filo di Arianna che conduce dove d’un colpo finisce la strada, finisce proprio; c’è l’infinito al di là del nastro, l’infinito azzurro del mare e del cielo che s’abbracciano e si confondono e se non ti fermi in tempo, hai la vertigine del vuoto e invece l’approdo è questo cancello che si apre e altri colori t’invadono e poi… si smorzano nel fresco d’una immagine, nel nero delle ali d’una gazza.
Ai tuoi piedi tulipani; intorno il silenzio e l’arte d’un inventore nato, Vittorio Zeni da Rovereto. Gli appartiene questo luogo, specchio dell’anima sua girovaga assetata d’un punto fermo per lei che vive di ricerca e d’invenzione. E qui, in un angolo d’ombra dei “Tulipani” tu senti che in terra tua respira il mondo… in fondo questo è tuo rifugio… un angolo d’ombra di terra tua che accoglie respiro altro; qui l’ha portato Vittorio Zeni da Rovereto; un giorno dopo aver girato il mondo, chitarra sulle spalle, gli si è srotolato nastro ad un soffio da Avetrana, dal mare, da Manduria e ha posato zattera all’Urmu che ha pugno di case posate nel verde ed ha silenzi di spazi e l’occhio dell’infinito a vigilare; e ha costruito giorno dopo giorno “Tulipani”, giardino, orto, casa, zattera, nave, un salire e scendere scalini, una scoperta dopo l’altra, un’invenzione dopo l’altra, segni tanti a riconciliare anima del mondo da fissare, poi, con l’arte antica del bassorilievo su marmo, ché fosse eterna l’immagine e niente più scalfisse il volto degli dei, un ricordo, una storia, il serpente e il leone e l’universo e il sole e l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo… pioggia di astri del cielo e della terra e profilo di donna, ali di farfalla e schegge di vita vera.
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Non abbaia Gelosia; scodinzola, punto e basta. E Cleopatra, la gazza ancora implume si posa sulla tua mano ed è bellissima Maia, stella delle Pleiadi, civiltà lontana e oggi gazza giovane anche lei senza ali, ancora, per spiccare il volo. E tu pensi che hanno pace qui, gli dei, tutti del cielo e della terra… ché mentre arrivavi all’Urmu e Rino Giangrande ti faceva da guida lungo il nastro di strada di cui sopra, tu pensavi a Venere e anche a Demetra e Proserpina e Minerva, per non dimenticar nessuna, ma non immaginavi che ne avresti incontrati altri di dei, quelli che s’è presi sulle spalle, accanto alla chitarra, Vittorio Zeni e li ha condotti sin qui, in questa terra che accoglie da sempre come è sua tradizione e ora t’osservano impressi nel ricamo d’un bassorilievo che arte precolombiana, l’arte dei Maia, appunto, suggerisce come memoria e ricordo da mescolare a gioia inventiva e fantasia.
Al di là della siepe di macchia mediterranea, tu scorgi l’infinito del mare. È ferma, in un angolo, per ora, la barca; dorme, nel sole, raggomitolato su se stesso un gatto; riposano le frecce, lontane dall’arco, sospeso come lampada votiva; qui è regno di pace; tace anche la chitarra… parlano le pietre.
Se solo un minimo di curiosità ha preso il tuo pensiero, se ti è venuta voglia e desiderio di trovarlo il luogo, patria di Venere e dei Maia, cerca nastro bianco di strada, ad un passo dall’Avetrana. L’Urmu ti attende e ti attendono Tulipani e Vittorio Zeni; si schiuderanno per te i colori del cancello; e inizierà il racconto. Ti dirà, quest’uomo venuto dal nord, della sua decisione di lasciarsi dietro alle spalle attività e fatica e brevetti e invenzioni e un Condor lanciato in Europa e premi ottenuti grazie alle invenzioni frutto di una fantasia concreta; ti dirà dei suoi studi e delle sue ricerche ma, soprattutto, ti porterà nella magia del particolare di un bassorilievo; accenderà lampade dietro le lastre e loro brilleranno della luce dell’universo o del mistero di un dio che un po’ si cela e un po’ appare. Di questo ed altro sentirai parlare; Maia e Cleopatra tranquille, Gelosia vigile ad osservarle, intorno l’Urmu che chissà davvero cosa vorrà significare; forse un giorno c’era un olmo o forse un’altura, in fondo, o forse, nient’altro che desiderio di una goccia d’aria nuova… si respira meglio se la senti alitare intorno.
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