SAGRE

 

 

 

 

 

Tra il sorriso del glicine del Nord
Idro, memoria senza confini

di Giuliana Coppola
E stanotte hai sognato il mare così alto e profondo e azzurro cupo come tu, quasi quasi, non l’avevi visto mai; ne hai sentito anche il profumo, dentro, e hai sentito che ti mancava e ti mancava profumo di glicine e d’origano di casa tua e intanto s’allungavano distanze. E poi l’hai visto il cartello…IDRO… e t’ha sorriso glicine del nord e anche albero fiorito del nord a specchiarsi su filo d’acqua e s’è chinato il cielo a sedare paure tue… qui Salento è dove vuoi che sia, dove tu lo cerchi e lui apparirà, miraggio dell’anima e realtà d’un sogno, d’un nome, d’un filo d’acqua, d’un colore lieve di ramo; dondola nel volo della tortora.
Ecco Idro è ai tuoi piedi e si perdono distanze e confini; s’è slargato il filo sottile nel cuore della valle delle memorie idruntine; s’è slargato, appunto, come memoria che non ha confini e limiti… è lago, ora, ai tuoi piedi; anche qui è memoria di genti antiche, di miti, di cavalli al galoppo e di guerrieri latini che ovunque giunsero a conquistare, qui, un popolo di pescatori e di pastori… e la valle, Valsabbia è il suo nome, accolse e respinse, e combatté a difendere i suoi dei e la sua terra… ti ricorda niente, questa storia? Ad un passo Brescia, ad un passo il Trentino; ad un passo le Dolomiti; scorre tranquillo il fiume Chiese; segue i tuoi pensieri… ché lo sai che t’aspetta la Marta, lì, all’Idro di casa tua, ad Otranto e alla torre… e tranquillo pascolerà suo gregge e, dentro, ti ritorna il mare, così forte così forte a Torre Matta e Bastione dei Pelasgi eppure il mare non li respinse, i Turchi, ci volle fede d’uomini a creare leggende e poi… rieccolo il profumo; d’origano e di frisa e d’olio e di mozzarella ed è miraggio dell’anima, tu pensi, e invece ti volti e ti ritrovi in un abbraccio… qui Salento è qui in questo abbraccio caldo e forte come sole d’estate di casa tua… eppure, intorno, hai profilo di monti e bucaneve ed è piazza Righi di Madonna di Campiglio e tra tanti cafè d’intorno, proprio questo hai scelto, questo dove t’hanno sorriso Gaetano Cantoro, barman per passione, otrantino di nascita e la sua Rita, una donna del nord, un uomo del sud e non esistono più confini davanti ad un drink bianco verde e rosso, mozzarelle e frise leccesi e formaggio che sanno d’Orte e di torre del Serpe e una goccia d’olio a benedire semi d’origano; “si nasce per un mestiere e lo si impara, lo si perfeziona da un punto all’altro del mondo” ti dice Gaetano “Otranto ti dà i natali, poi ti va un po’ stretta e t’accoglie Svizzera e poi Madonna di Campiglio” e ti gratifica questo tuo lavoro “perché qui è la mia casa, qui mi sento gratificato, qui ora sono i miei amici, ma tanti anche ad Otranto”…

già perché si ritorna a casa, dove il mare alto, profondo, azzurro così azzurro come non l’avevi visto mai, sornione attende e ad Otranto, a breve, quando sole brucerà, ancora, colle di Minerva, ad Otranto torneranno Stefano e Massimiliano Cantoro, figli di Gaetano e i drink t’offriranno nel tramonto d’Idrusa in un angolo accanto a Torre Matta… così è la vita…
qui Salento è storia di padri che vanno e storia di figli che ritornano e s’annullano limiti e confini e sorride re Artù che t’eri davvero dimenticato e che invece t’attende anche lui, ad di là d’un cancello, nel segreto d’un luogo denso di poesia; un giorno re Artù volle cavalcare gli spazi e si fece portare, lui, arte di mosaico, da bottega idruntina a Pellio, in val d’Intelvi, lì dove foriscono glicine e biancospino e senti già cantare i grilli e sbocciano violette e anemoni e fragoline ed ora, re Artù se ne sta tranquillo a contemplare infiniti silenzi…
qui Salento è questo segno forte, quest’altro segno, tu pensi e riprendi in mano sassolino, anzi più sassolini… Che come si fa, come si fa a perdersi, se loro, i segni di terra tua, ti vengono incontro tutti a darti mano e ricostruirlo il puzzle?
qui Salento è sorriso di nonna Vittoria e di Franca e di Mario e di Simona e Fabio; per un amico che viene da lontano è pronta l’orzata e che sia con castagne secche ed orzo perlato, ti diranno, e cottura lenta lenta per seguire tutti i pensieri, quelli che t’accompagnano da una vita, bagaglio a mano che a volte ti piace affidare ai tuoi compagni di viaggio.
Un sassolino di memoria a te e un sassolino a te e a te un altro ancora e, se tu lo vuoi, ripercorri la strada che loro ti indicheranno, è un po’ lunga, dirai; ma che importa? Ha sapore di miraggio dell’anima e di realtà vera, di quella che si costruisce giorno dopo giorno, storia dopo storia; appartiene anche a te perché è senza limiti e confini; è così grande e così azzurro e così profondo come proprio non l’avevi visto mai questo mare che giù giù giù t’attende ironico e sornione nel tramonto di Idrusa.