SAGRE

 

 

 

 

 

Sulla via della croce e della speranza
lo sguardo di Cristo a Finibus Terrae

di Giuliana Coppola
E’ risorto? Ma certo che è risorto… ama la vita Dio e ama gli uomini e ogni uomo che soffre risorge con lui, a patto che ogni uomo in questo suo pellegrinare che è l’esistenza, trovi accanto a sé creature dolci e risolute… il Cireneo, la Veronica, le donne senza più lacrime, un cavallo saggio che s’impenna, la pietà di un guerriero, il volto d’un bimbo e c’è il vento, vento che trascina, che modella pietre e rinfresca ferite, che solleva mantelli e si nasconde nelle pieghe delle vesti.
C’è Antonio Miglietta… grazie a lui, alla sua arte colta di scultore, questo luogo sospeso nel bianco, nel giallo, nel verde, nell’azzurro, questo luogo ai limiti della terra è voce di uomini e di Dio, di silenzi e di mistero; è via della croce e via della speranza, ancora.
Così ha sognato Antonio Miglietta, lo scultore e sono passati sette anni, dal giorno dell’inizio; così oggi è, come anche tu lo vedi, tu che hai scelto, per i giorni della Pasqua, di venire qui a cercare, in uno sguardo, il finito d’una patria e l’infinito del cielo, quello che oggi si riflette nello specchio del mare, ai piedi del Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, a Leuca.
Per arrivarci, non hai scelto una strada a caso; non si sceglie strada a caso per compiere pellegrinaggio, per giungere ad immergersi nell’anima delle cose, nei colori e nei profumi della natura che sa di zolle, di acqua, di pietra; avevi voglia di sentirti parte di questo tutto che è la storia, racchiusa tra il grigio di muri di roccia e fichi d’India e orizzonti senza confini.
Hai scelto litoranea, quella che da Otranto si snoda, continua a snodarsi in una serie di curve create perché il tuffo nell’azzurro sia senza sosta, diverso da un angolo all’altro e poi Novaglie e il ponte del Ciolo e poi si scende appena e poi si risale e poi si arriva ai piedi d’un faro, d’una colonna al centro dello slargo, d’un santuario, del Santuario-Casa di Maria. E ti sei fermato, prima di arrivarci; proprio un attimo prima; sulla tua destra hai scorto la pineta; s’apre cancello ed è pineta ed è macchia mediterranea - colori d’arcobaleno illuminano lo spazio -; scendi pochi scalini ed ecco lo sguardo, ecco gli sguardi… sguardo di Cristo e sguardo di Pilato; si confrontano, immergendosi l’uno negli occhi dell’altro; già, così Antonio Miglietta l’ha immaginato, pensato e scolpito; non ha paura un uomo-dio d’un uomo-uomo; ed è dialogo tra il dubbio e la certezza, la disperazione e la speranza; testimoni il cielo, il mare e la terra, testimone te che ti chiedi - e son passati duemila anni - il perché della pena di morte per un uomo. Ma questo è luogo di pietà.

Racconta Antonio Miglietta, scultore, che così ha sognato che fosse e questo ha realizzato; a condividere i suoi sogni e le sue realizzazioni nel corso di cinque anni, la fede e la forza di mons. Giuseppe Stendardo, il parroco rettore, dei fedeli che nell’opera hanno creduto.
Antonio Miglietta t’accompagna lungo il tracciato che Umberto Valletta, da architetto, ha progettato… ti fa scoprire i segni impressi nel bronzo, immersi nel silenzio, se non fosse il brusio della natura a modulare canto.
Il Cristo prende la croce e inizia ad andare… e tu lo segui e t’accorgi che tutto, man mano che vai, diventa più leggero qui, qui dove ti sembra che le creature tutte si muovano a sostenere quella, tra le creature tutte, che oggi regge sulle sue spalle, ancora, la storia tremenda, per l’uomo, della fine della vita. Tu vai e cerchi nei volti, nella mani, nei passi, nel nitrito del cavallo, in quel suo impennarsi disperato, nell’abbraccio accorato d’una donna, delle donne, nelle lacrime d’un bimbo, nell’ondeggiare d’un legno che avanza, nello strazio d’un corpo che cede alla fatica a al sacrificio, nel bianco della pietra che si squarcia per il trionfo della speranza che risorge, tu cerchi la risposta ad un mistero.
Antonio Miglietta ha donato la vita a questi gruppi scultorei a tutto tondo fusi in bronzo a cera persa; e la vita altro non è se non un cadere e un rialzarsi ancora, ancora e ancora… un compagno di viaggio accanto a te per sostenerti. Così intuisci il perché della leggerezza in questo luogo…
Se vuoi compierlo anche tu questo viaggio, se vuoi scoprire la pineta che scivola verso il mare, se vuoi incontrare lo sguardo, gli sguardi del dubbio e della certezza, vai dapprima in via Libertini, 54 a Lecce; vai a trovare Antonio tra i ferri dell’arte e del mestiere e poi chiedigli di raccontare anche a te… e lui riprenderà la storia e poi si offrirà di condurti nel luogo ai confini della terra… e sarà lui tua guida tra le pieghe dei gruppi delle sue sculture e le pieghe della sua anima, oggi anima d’una pineta che si perde all’orizzonte.