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Nel buio che parla di luce
i Santi salvati dal segreto della terra
di Giuliana Coppola
Ora lo sai perché sono così grandi, così profondi ed immensi gli occhi delle creature che oggi hai trovato il coraggio di incontrare… oggi lo sai perché, oggi che il buio t’avvolge e ti sembra d’essere tornato nel grembo di tua madre, caldo e umido a proteggere vita che si prepara ad affacciarsi al mondo.
Il buio ha voce; parla della luce, il buio, e loro, i Santi sospesi nell’eternità ascoltano voce di luce e di silenzi; l’accolgono nel loro sguardo senza spazi e senza tempo… oggi osservano te che hai trovato coraggio di scendere nella cripta a Cursi, solo perché vuoi portare agli affreschi il profumo della primavera e ad Antonio De Vito che affreschi crea, immagini salvate dal segreto della terra e dall’amore degli uomini; per questo forse le hai scelte fra tante; per ridare, ancora una volta, voce a silenzi e ad ombre, ché ritornino ad essere presente e futuro, ancora.
“Il futuro ha radici antiche. E queste radici siamo impegnati a coltivare attraverso un recupero dell’identità culturale della nostra terra…” te lo ricordava Gigi De Luca un giorno; un giorno ricercava Donato Giannuzzi, il professore “che eleverei a modello per gli intellettuali del Salento”, ti diceva e sottoscriveva Maria Corti e Oreste Macrì fumava e sorrideva nel sole e si era nel 1987, vent’anni giusti orsono; “una giornata piena di sole dell’agosto 1987… forniti di lanterna scendemmo dalla strada di Vico Bianco sulla scala di legno fatta calare lungo una botola nell’ipogeo e ci trovammo di fronte ai prodigiosi dipinti del secolo XII e XIII sulle pareti e sui due pilastri: santi tratteggiati in tocchi semplici ed eterni che colmavano gli abissi del tempo. Ecco la Santa Parasceve nel suo manto rosso, i due volti di San Pietro, gli occhi tondi e immobili di San Teodoro e un grande Cristo Pantocratore che benedice alla greca…” Così Maria Corti, in un giorno di festa per un restauro.
Oggi tu sei qui… per arrivarci, hai preso la solita strada, quella che da Lecce conduce a Maglie. Bivio per Cursi, Morigino e poi il paese, tua meta e poi cerchi Vico Bianco, in contrada Trieti, antica e grigia come queste pietre che ti corrono incontro… un sedile di pietra, sorridenti ombre ad attenderti. Sono tue guide i tuoi amici Nicola Siciliano, il professore, Renato Epifani, il vigile di turno, che per te, per esaudire desiderio tuo, hanno sollevato botola e tu hai sentito frescura subito dell’ombra della terra.
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Il sole è alle spalle; t’accoglie l’abbraccio della cripta ricavata a colpi di scalpello; la cella, il sedile, la nicchia, l’altare. T’avvolge e non importa se sia di Santo Stefano o di San Giorgio.
T’ha insegnato Donato Giannuzzi che è mirabile testimone del periodo storico-bizantino in Cursi; che ben si inserisce in quel vasto patrimonio artistico originato dalla civiltà rupestre che tanto sviluppo ebbe in tutto il Salento; che dunque ha quasi mille anni e tu pensi al picchettio dello scalpello, al sussurro di preghiere, al respiro degli oranti, al silenzio dell’eremita guardiano. Anonimo come quasi sempre in questa terra di santi e di pittori, il maestro, i maestri degli affreschi che li vollero a misura d’uomo, anzi forse un po’ più alti, per averli accanto; per raccontare loro la quotidianità, mentre l’ascoltavano passare affidata a passi d’uomini, in contrada Trioti, sul segreto d’una botola. A quei santi regalarono i colori della natura e del sole e del cielo di Cursi; per specchiarvisi dentro quando veniva nostalgia di luce.
Se tu hai voglia di andare a scoprire quest’altra storia, porta con te una lucerna, una fiammella leggera che non turbi silenzi; appena scendi le scale, voltati subito; avrai di fronte grandi ali, le ali del San Michele Arcangelo che s’allargano quasi a dismisura… e poi gli affreschi ti verranno incontro, nella loro infinita bellezza, nella tristezza delle loro ferite; in ciò che resiste e in ciò che il tempo ha cancellato; ascolta… ti sembrerà di sentire battito di ciglia e respiro lieve di chi attende che tuo sguardo sprofondi nel suo, San Pietro e Santa Parasceve, San Nicola nel suo trittico e il Cristo Benedicente, San Giorgio e San Teodoro e la Madonna col Bambino che s’intravede appena e San Giovanni eppure Santo Anonimo, anonimo come questi pittori greci in terra tua, che questo miracolo hanno creato per i santi loro e i santi loro ieri, oggi e sempre li affidano agli uomini perché di loro si continui a parlare.
Oggi si affidano a te; vai a cercarli; t’attendono…
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