SAGRE

 

 

 

 

 

Frullo d’ali e sorrisi d’angelo
su una cascata di fiori di pietra

di Giuliana Coppola
Come fai, come fai a tenere tutto per te questo sorriso d'angeli? Tu, questo sorriso, hai voglia di offrirlo in dono, di spartirlo, di distribuirlo ché ognuno ne abbia la sua parte in quest'altro anno appena appena cominciato. Ti sono apparsi a Campi e non poteva essere che così, ti sei detto… a Campi, rondini e rondinotti fermano il loro volo, nell'attimo che si parla di poesia e fermano il loro volo gli angeli, culetto rosa all'insù; sorridono; è bello il mondo, guardato da vicino, a testa in giù; una cascata di fiori di pietra a salutarli. Hai scelto, per andare a Campi, a ritrovare soffio di memoria e a scoprire faccine che sanno di cielo, hai scelto giornata di sole; il sole dona alle creature di pietra colorito rosa, così tenero che ti vien desiderio di portarle con te e di abbracciarle strette al cuore. Volano, giocano, danzano, fanno le capriole su colonne e facciata di chiesa; la chiesa della Madonna delle Grazie, a Campi Salentina, appunto, dove più volte ti sei recato a salutare, tra l'altro, ombra di Belisario Maramonte; loro, le creature allegre, avevano con te giocato a rimpiattino; t'erano sfuggite allo sguardo e invece, invece, te le ritrovi accanto oggi che non avevi neppure finito d'assaporare dolcezza d'un Natale che tramontava lieve e avevi un po' di nostalgia per volo d'angeli pronti a ritornare nel cielo. Oggi, te li ritrovi accanto e sorridenti pure, per questo scherzo che t'hanno riservato. Ed ecco perché allora, ti è venuta voglia di raccontare quest'altra storia d'un luogo che ha sapore di conchiglia, ma di conchiglia di pasta di mandorle dal cuore tenero come quello di mamma Clara che dà ad una conchiglia, a tante conchiglie, forma e contenuto, nell'angolo ad un passo dall'arco di Prato, a Lecce. Così è stato; conchiglia in mano e via, per vincere magone d'un Natale ormai passato e d'un anno stanco che s'allontana e accogliere, tranquillo, sorpresa dell'anno nuovo che è arrivato e che sia bellissimo per tutti, ora tu pensi, bellissimo e dolce come viso d'angeli felici di stare quaggiù, tra la gente.

Loro, gli angeli, una volta che questa terra l'hanno assaporata, pasta di mandorle e tutto, non è che subito subito lo sentan dentro il desiderio di rivolare in alto, gloria in excelsis e così sia. Loro restano ancora e tu li incontri, come a te è successo, dove meno te l'aspetti e non è detto che te ne accorgi subito; devi alzare lo sguardo o abbassarlo o girarlo attorno quel tanto che basta, che basta a sentir frullo d'ali o profumo di sorriso. Loro regalano sorriso ma agli uomini chiedono che siano pronti ad inventare ali, se casomai il cielo li richiama e gli uomini li accontentano e li viziano, proprio come si fa con i bambini; inventano il sogno del volo di ritorno chè tanto, sono convinti, gli uomini, della presenza loro, sempre qui, sulle strade del mondo. Che meraviglia c'è, allora, se tu li hai ritrovati a Campi? Se tu l'hai ritrovato quel sorriso così fresco e nuovo che t'è sembrato s'allegrasse tutta la strada intorno e s'allegrasse facciata di chiesa e d'orologio e ghirlande di fiori e madonne e santi? Anche gli angeli neri, all'interno della chiesa sulla destra appena entrati, anche gli angeli neri ti son sembrati un po' meno tristi e un po' meno triste Belisario Maramonte, il nobile signore costretto da secoli a non sorridere nella nera sua armatura. Ed è per questo che hai deciso di portarla in giro questa storia e di offrirla in dono a chi incontri per strada e anche questo succede… che per un sorriso di storia che tu doni, ognuno in cambio ti ridona il suo sorriso di storia; ed è sorriso d'ali di conchiglia che Fernando Tana ha creato per le creature sue divine; sanno di mare e di pietra e te le offre chè tu ne condivida leggerezza; e tu porti a Rosa le ali di conchiglia; ché Rosa è angelo bianco e parla al rosso d'un fiore nel vuoto d'un camino d'un antico forno che sa di pane ancora e voce sua è voce di Mina D'Elia ed ali sue sono ali di ragnatela… e tu accogli ali di ragnatela e le posi piano a terra, vicino a grumo d'umanità, senza più ali, così ti sembra e invece, quando sollevi gli occhi, ecco che li vedi gli angeli, veri, vivi, bianchi, surreali, luminosi come scia di cometa; grumo d'umanità d'un bianco che t'acceca ad alleggerire grumo d'umanità prostrato a terra; stringi briciole di sorriso; si disfa tra le mani conchiglia dal cuore tenero come cuore di mamma Clara… Oggi luogo tuo è anche frullo d'ali inventato dagli uomini per tenere a terra angeli che dovrebbero ritornare in cielo.