|
Egle la bella e l’acqua dell’Idume
dolce come un sogno
di Giuliana Coppola
Egle Calò, Egle la bella, è partita; tu lo sai che Egle non c’è… lontana dal suo mare, nella nebbia del nord diventa concreto il futuro suo. Ritornerà; l’attende l’Idume. Già, l’Idume… E se l’Idume non c’è più, se Egle l’ha portato via con sé riflesso nei suoi occhi di naiade dove tu l’hai incontrato per la prima volta? È dolce come un sogno l’Idume; e dunque si va a ritrovarlo e questa storia è storia di Egle la bella ed è storia del corso d’acqua che d’estate rende leggera sua fatica ed è storia d’un perché l’Idume ha scelto di chiamarsi così, pur se non è sua terra l’Idumea ed è lontanissimo nel tempo Esaù e tu non hai voglia di pensare che qualcuno ancora oggi, per bisogno, sia costretto a vender se stesso e la sua terra e i suoi diritti per un piatto di lenticchie… Nemesi di terra tua salentina… si vendica dolcemente quando sente che sta per essere deviato suo cammino; non s’apre certo come pagina di libro a darti mano perché tu trovi la strada. E che gusto c’è? Lei t’offre tessere di mosaico; a te, poi, rimettere ognuna al suo posto; hai trovato Habibie, il brutto anatroccolo che ora è bellissimo, nel suo regno ai confini del bosco di Rauccio. Ed è stata prima tessera e poi t’è apparso Odisseo o Esaù, chissà… hai seguito suo passo giovane e allegro, l’impronta lasciata dal bastone; e poi gli occhi di Egle profondi e limpidi come acqua di sorgente; il lento andare e scomparire d’un pastore e del suo gregge tra gli ulivi; un giglio posato sulla sabbia… Nell’anima, il ripetersi d’un nome che pronunzi, ormai, sillabando I – du – me, I – du – me, perché così cerchi di scoprire sue radici e già ti ritrovi fuori porta Napoli, a Lecce; tu l’attraversi ancora; ti lasci alle spalle l’obelisco rivolto verso il cielo, scegli direzione che ti conduce al mare e ad un fiume che gli scorre dentro; fa niente che è ottobre; è tutto tuo ad ottobre il mare. Alle tue spalle la città, davanti a te paesaggio verde di campi; pochi minuti davvero e t’abbraccia aria diversa; un miscuglio di colori e di profumi e silenzio; ecco, il silenzio dell’autunno. In questi luoghi, l’autunno inizia già quando ancora è agosto ché partono tutti, sul finire dell’agosto, eppure sono così belli questi luoghi anche quando non c’è più l’estate. A difesa dei sogni di Egle restano le dune e l’onda lieve d’un corso d’acqua che bacia onda di mare sconfinato. Stai venendo anche tu? E allora cerca canneti; va’ dove loro ti portano; c’è acqua dove ci sono canneti; e cerca, sulla destra, maestosità d’ulivi; quando avrai trovato ombra d’un pastore a seguire suo gregge, mancherà un soffio e tu ci sei.
|
Anche Odisseo, anche Esaù erano pastori… Vedi le dune? Prendi sulla tua destra, un sentiero qualunque… in questo luogo, i sentieri, ora strade tra case, hanno nome di paese e di fiore; via Itaca, tu preferisci, ché ti fa pensare ai padri tuoi; si ritorna sempre ad un’Itaca… in fondo, i canneti e le dune. Ecco, ad ottobre, sono enormi le dune; è sfiorito il giglio; ad ottobre, per te le dune si colorano d’azzurro. Ora affretti il passo. Affretti sempre il passo quando davanti ti si offrono le dune… dentro, ti cresce l’ansia; lo sai bene che, come appare, così scompare polla d’acqua in terra salentina; un miraggio è l’acqua; tu senti che circola dovunque; ma sai che non è facile trovarla; lei è preziosa come perla di conchiglia; conchiglie di polle d’acqua nel segreto che scivola sotto i tuoi piedi; così è, tu pensi, per questo corso dolce d’acqua che stai ricercando, che hai visto dapprima riflesso negli occhi di Egle, che è diventato tuo luogo d’anima, di ricerca e desiderio. Curiosità di sapere tutto di lui, dal suo nome, alla sua origine, alla sua storia, al suo cammino… curiosità da condividere intorno a lui che continua a giocare a rimpiattino, un po’ appare e un po’ scompare, così, da secoli… si lascia confondere con altri… inafferrabile perché sa che tutti vogliono che lui appartenga a tutti… ogni tuo amico se l’è trovato o forse ha desiderato trovarselo sotto casa sua, nella sua cantina, nel suo giardino, nella sua corte, tra i suoi alberi, lungo pareti di muro… lui gioca a rimpiattino. E ora? Ora tu sei ad un passo dalle dune; sai che non c’è Egle e quindi non c’è riflesso di corso d’acqua nei suoi occhi. Sai che tutto può essere stato miraggio di sole d’agosto… le palme e Odisseo o Giosuè e l’Idume; poi senti battito d’ali di paperotto allegro… Habibie c’è; e scorgi scaglie di luce fra i canneti… poi Idu – me, Idu – me, eccomi; e tu guardami; sono io che scorro, sono acqua che scorre, sussurro nel brusio di vento, canneti, sabbia, acqua di mare e di terra. L’Idume è voce di padri tuoi che così, un giorno, nella lingua loro rispondevano al richiamo… risponde oggi al tuo richiamo questo corso d’acqua che si perde nel mare, così come si perde nella memoria dei più il senso d’un nome se non gli ridai vita. Chissà davvero cosa è successo per questa preziosa conchiglia d’acqua che s’è rivelata un giorno; certo che qualcuno sa la sua storia e forse anche il mistero d’un nome dolce come sillaba appena pronunziata… oggi a te piace pensarla così, come mosaico di tessere che hai raccolto passo dopo passo, ad iniziare dagli occhi di Egle, la naiade; ritornerà, certo che ritornerà e sarà, di nuovo, estate.
|