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L’arcobaleno e un barbiere-edicola
ai piedi del rosone più bello del mondo
di Giuliana Coppola
Tu lo sai che è così; sono ritornati, come ritornano ad agosto a casa loro; ma poi rivanno… breve come nuvola d’estate questa loro permanenza; ora, silenzio intorno e lieve lo sciacquio dell’onda sulla costa. Ecco, oggi hai pensato, per loro che rivanno – ed è già freddo al nord – per loro tu cerchi ancora segni di luoghi da offrire in dono perché li portino con sé, se lo vorranno, impressi in un’immagine. Sorriso di terra tua, per chi va e chi ritorna, è questo arcobaleno teso tra cielo e mare, in un giorno che i colori tutti d’un’infinita tavolozza sono piovuti tra fremito di foglie; è stato tripudio di goccioline e festa grande d’un paradiso capovolto sugli uomini a rallegrarli dell’esistenza loro. Luogo per chi riparte, sia quest’arco sospeso che non è stato breve; è durato a lungo perché tu potessi farlo tuo, prenderlo, portarlo via, donarlo a spicchi da ricomporre poi, nei ricordi di chi va e di chi torna. Ecco, per chi va e chi ritorna, in questa terra, segno di roccia che Francesco il santo, nel suo continuo andare, ha voluto fosse tra questi pini e non altrove… li ricordi gli urri, folletti ironici a popolar le storie? Gli urri forse, popolavano i pini nella contrada che porta il nome loro, ad un passo da Muro, voluto dai Messapi. Quando tornerà chi va e chi viene, questa roccia che è così come la fissa immagine, questa roccia tra aghi di pino l’attenderà, tranquillo che lo attenderà; apparirà a suoi piedi. Ma è un tau, tu dici; sì, proprio un tau, segno forte e incredibile, gioco di natura o di fede, chissà, perché c’è un’aia accanto, a ricordare, tra oleandri, gente che è andata, che è venuta, che ritorna… E poi? Poi è successo che in questo tuo girovagare in cerca di segni di luoghi da offrire in dono – amuleti quasi di terra tua, terra salentina – tu ti sei fermato ai piedi del rosone più bello del mondo. Lo sai anche tu che esiste ad un passo da te, il rosone più bello del mondo, tondo come luna piena o come l’aia di cui prima; un’aia, quasi, ma popolata da angeli e da santi, su facciata di chiesa a Minervino. Tu sei ora a Minervino; t’è venuto desiderio d’una sosta, d’un giornale e intanto t’invade l’animo profumo di caffé… anche questa è l’estate; profumo di giornale e profumo di caffé e quattro chiacchere da scambiare in santa pace e si risveglia paese.
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E certo che hai trovato giornale… hai trovato giornale e hai trovato l’Umberto, il parrucchiere, che barba e capelli e basette te l’aggiusta in questo suo salone-edicola… un mito… tu entri ed è come una volta – s’è fermato il tempo – che tu entravi e odore di giornale si mescolava a odore di sapone sulla faccia; ti rifà bello l’Umberto – dai, siediti, dottore che ti spunto le basette – e Massimo, il dottore che inizia a raccontare e raccontano gli anziani sorridenti – noi siamo gli abbonati del divano – e i fatti prendono vita e corpo e tutto diventa più leggero e godibile e fresco – un gelato per i tuoi pensieri – e staresti qui e invece c’è solo il tempo d’una stretta di mano, che incalza anche d’estate il tempo e hai scordato il caffé e c’è da finire questa storia. Per chi va e chi ritorna, in dono, quest’angolo ad un passo dal rosone; profumo di giornale, di crema da barba, di caffé, di sorridenti battute su un divano d’un salone che è un’edicola. Nel cielo, alta alta nel cielo e le nuvole le carezzano i capelli, sorride Madonna col Bambino; sei già su strada di ritorno e la incontri a Giuggianello. Ai piedi suoi un prato di brucacchia, così buona da fare in insalata, e volo di farfalle e calabroni. Vedi, c’è panchina ad aspettarti; sedile di pietra tra sedili di pietra dove devi assolutamente fermarti perché così vuole il luogo; alle spalle, frescura d’un muro d’ombra. E poi ancora si va, tu vai; ritorni tranquillo dai tuoi urri che, ironici, attendono sempre questo tuo ritorno popolato di segni, di storie, di nostalgie per chi va e hai paura che non torni. E intanto te l’hanno preparata la sorpresa; ai piedi d’un nonno – albero che s’è scordato gli anni, t’hanno fatto nascere germogli; non te n’eri mai accorto e te ne accorgi ora che un’altra estate sta per salutarti. Pensi… Per chi va, sia anche questo segno d’un luogo; un germoglio fresco accanto a secoli di tronco; si ritorna dove c’è radice ad attenderti; radice forte di terra tua, allegra come fremito di foglie in un sorriso di goccioline d’arcobaleno durato tanto da poterlo raccogliere e offrire in dono.
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