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Un
sorso di Memoria
nella terra del Primitivo
di
Giuliana Coppola
Un sorso di Memoria e tu pensi che sì, sei proprio
nella terra di Manduria che un giorno fu difesa da triplice
cintura di mura messapiche, perché resistesse,
resistesse ancora, per i suoi figli, per le sue divinità,
per i templi e le case. Lei, Manduria salentina, patria
di cavalli e di Demetra dai grandi pani e dalle grandi
focacce. Ed oggi che pioggia novembrina bagna foglie
rosse di vigneti addormentati, oggi ti abbraccia profumo
di primitivo in questo luogo dalle stelle di pietra
che hai deciso di incontrare; ché saprono
tra poco le botti ed è alle porte san Martino.
Potrai anche tu giungervi partendo da ogni luogo del
Salento... In ogni tempo, in ogni età ci si è
fermati a Manduria... tappartiene come laria
che respiri... Ha vino e pane buoni Manduria. Un sorso
di Lirica e tu senti dentro il verso dei poeti, di Alceo,
ad esempio, e del suo amore per il nettare degli dei,
di Catullo e della sua dolcezza di amante, di Bodini
ad un tratto...
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Un
sorso di Elegia e ti sorridono le stelle di pietra....ti
smarrisci nel sogno di una goccia da versare sulla terra,
per propiziarti ancora le divinità perché
concedano ancora raccolta generosa.E poi ti guardi attorno
e lo senti sulla pelle il caldo tepore duna panca
che forse fu madia un giorno; odora di farina; ha da raccontarti
storie di oggetti dun tempo che appartengono ai
ricordi, che vivono perché sono qui, uno accanto
allaltro, in questa casa-museo e tu puoi carezzarli
e immaginare che cera una volta una donna a tessere
davanti a quel telaio. Cantava nenie al suo bimbo; il
suo uomo curava il primitivo, momento dopo momento perché
divenisse lieve come un Madrigale, della dolcezza delluva
che appassisce piano sul tralcio...
Ecco, mediti e intorno e te percepisci la vita del primitivo
che ribolle nel ventre delle botti. Ti racconta Giuseppe
che ad agosto di questanno già era maturo
il raccolto; che ai primi di settembre già era
finita la vendemmia dei 784 ettari di madre terra che
nutre nella forza dei suoi solchi le viti; che ora ribolle
tranquillo il mosto... se verrai qui, in questo luogo
casa-cantina ad un passo dalla cinta di mura, ti verrà
incontro Giuseppe e poi arriverà Fulvio Filo Schiavoni
e, se glielo chiederai, ti parlerà di un equipaggio
di 399 marinai, il Consorzio Produttori Vini di Manduria,
innamorati dun profumo, duna leggenda, dun
miracolo piccolo dice il presidente-nocchiero,
miracolo che si ripete giorno dopo giorno grazie a mani
concrete di uomini. Che
cera una volta una contessina... non si sa se fosse
bionda o bruna; si sa che era Sabini dAltamura e
che portò a Tommaso Schiavoni di Manduria un dolcissimo
dono di nozze, marze di primitivo. E fu amore
di un uomo e di una donna, di due terre, di una vite e
dun solco. Laccolse madre terra di Manduria
e lo japige, vento leggero, le donò brezza di mare...
grappoli bellissimi e mosto puro e primitivo doc...
Lo senti nel cervello, ancora, il profumo di Memoria e
ti viene in mente che Manduria donò benevola pane
e vino alla gente che la difese di mura. I Messapi potavano
con maestria le viti; bisbes, il falcetto, perché
non soffrisse la vite; Bisbaia la festa di potatura e
cantavano e danzavano Dioniso e Bacco e Pan. Poi venne
Pietro lapostolo; le acque generose non avevano
permesso che naufragasse... qui a Manduria anche le acque
sono generose; esistono dovunque; accompagnano passi di
santi e di poeti; curano ferite. Bevve un sorso di primitivo,
Pietro lapostolo, lui che donava salute e andava
da Felline a Felline a diffondere voce di comunità
solidali. Elegia...
Parliamo del vino ti dirà Fulvio e
tu ritornerai coi piedi sulla terra e saprai da lui, presidente-nocchiero
che dal 1932 esiste il Consorzio, che la prima etichetta
di cui si ha memoria certa e documentata è del
1891; che fu creazione di don Menotti Schiavoni appassionato
viticultore; e che Fulvio, che ti fa tornare coi piedi
sulla terra al profumo di mosto, guida la sua ciurma per
rabbia e per passione e per amore dun vitigno che
è ricchezza per tutti, davvero. Grappolo su grappolo,
tradizione, tecnologia, enologia, viticoltura attenta,
gusto dellimmagine... cultura tanta e amore per
la propria terra, ancora.
Un sorso di Folletto e dun tratto ti vien voglia
di giocare e di brindare, alzando il calice questa volta;
ché allegro, leggero e spiritoso come un folletto
è lo spumante di Primitivo... Brindi agli occhi
chiari di Cinzia che tha fatto da guida, lungo la
strada, al caffè di Caterina e di Vincenzo, il
suo uomo, che thanno accolta sorridenti, a Gianna
e alle sue fettuccine, a Michele sotto la pioggia, a Giuseppe
che tha insegnato a gustare, a Fulvio Filo Schiavoni...
filo è antico suono greco... amico il suo significato...
pensi che non avrebbe perso la strada del ritorno lastuto
Odisseo se solo avesse gustato un sorso di Memoria.
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