Vaste, nella piazza baciata dal sole
cercando il sorriso di Persefone

di Giuliana Coppola

Se tu lo vedi sorriso di melagrana, pensa che lei, la dea, ti ha preceduto di un passo; una carezza e via; s’è aperto il frutto e lei ha ripreso ad andare tranquilla, ancora, verso il suo sposo. Ché segno d’amore e di fertilità è un chicco rosso, colore della terra e del tramonto, di passione anche... A Vaste, che un giorno era Basta, sentirai, sulla pelle, questa storia e allora, se tu lo vuoi, fermati a Basta, oggi Vaste, nella piazza baciata dal sole. Fermati e pensa che c’erano una volta i tuoi avi, i Messapi; abitavano terra ricca di pane tra i due mari.
Pensa che c’era Demetra, dea delle messi; oggi c’è ancora Kore, Persefone, Proserpina o Side, come a te piacerà invocarla; lei è figlia di Demetra, lei è una dea; si muove ora che è autunno nei paesi del Salento; ti sorriderà, sorriso di sogno che vince millenni, immortale come chicco rosso di melagrana. Vuoi iniziarlo il cammino che le appartiene, che appartiene anche a te, discendente da Messapi? Segui le orme, leggere da passo di danza, partendo da qui dove ora, all’ombra d’una torre tra palme tu hai incontrato il sorriso. Hai deciso d’un tratto di raggiungere quest’altro luogo; così, pensando all’autunno, al tepore del sole, al silenzio tra il bianco delle case, a foglie di vite, a melecotogne, a profumo intenso di mirto e d’alloro.
T’è venuto desiderio di padri antichi, di leggende forse, ma di storia anche, visto che ne parlano le fonti. Con te, compagno di viaggio, il chicco rosso di melagrana; l’hai raccolto passando da Palmariggi; perché così è bene che sia. A Palmariggi sei giunto condotto dalla strada statale che da Lecce porta al mare... In fondo, dal mare giunsero anche gli dei con le loro immagini portate da mani di uomini e dal mare, forse da quello di Otranto, sarà giunta a Basta anche lei e il suo sorriso e la sua storia.
Segui la strada che da Palmariggi ti porta a Giuggianello, da qui a Vaste; non meravigliarti se dovunque incontrerai, tra gli olivi, tra le case, nei cortili, negli orti, alberi di melecotogne e melograni.
Li hanno sempre piantati i tuoi avi; frutti sacri agli dei della terra. A Vaste t’accoglieranno con un sorriso i basterbini; saluteranno prima di te e ti verrà dentro sensazione di pace... sventolano ancora le bandiere della pace in un angolo della piazza.
Devi fermarti perché il bianco, se c’è luce del sole, è da capogiro. Ed è forte davvero il silenzio. Scegli uno scalino, un sedile, un marciapiede, l’angolo del museo, i gradini del sagrato... fa’ tu. Sarà sola voce, la voce dell’orologio mentre si spalancano su di te gli occhi dei cortili e panni stesi al sole e un giardino d’aranci e mandarini farà capolino d’un tratto e shalom canterà padre Rocco, se sceglierai domenica come tuo giorno di viaggio.


Il museo è lì, nel palazzo baronale; Marco, il custode, ti guiderà; lui che componeva lettere in una tipografia, oggi compone, tassello dopo tassello, la storia di Basta; la offre a chi va, a chi scopre Eos, l’aurora, che appare da un vaso, e Dioniso e il suo corteo di satiri e menadi, ed Eros, l’amore, eterni su vasi che non conoscono tempo. E scopri che un giorno non lontano (primi d’agosto dell’anno 1999) apparve il sorriso di lei, Persefone, impresso su calcare. I messapi, tuoi avi, le donne messapiche, madri delle donne salentine, scelsero quel luogo per il tempio della dea; era un po’ più in alto, sulle campagne e le distese di ulivi, melecotogne e melograni; un po’ distante la città dei loro morti.
Qui dove tu sei ed è solo voce, la voce dell’orologio, a scandire l’eternità del tempo, qui il santuario a Persefone era a cielo aperto; venivano le donne messapiche a celebrare i loro riti, venivano a pregare la dea perché desse loro fertilità e la forza di essere presenti in ogni fatica della loro terra. Qui dove tu sei, ai tuoi piedi, oggi ancora una volta nascosto dalla pietra, c’è un recinto, ci sono i focolari, ci sono le fosse scavate nella roccia, c’è il megaron... preparavano cibi votivi le donne e tutto era reso sacro dal culto, versavano vino, idromele e latte, posavano rossi chicchi e melecotogne, pregavano, straniandosi, per Basta e la loro terra; le ascoltava Persefone... Lei va via, a raggiungere il suo sposo, quando ingialliscono e cadono le foglie degli alberi, quando si prepara la terra alla semina, quando riposano i solchi... Lei ritorna alla madre Demetra quando i campi fioriscono di spighe ed é primavera.
A Basta, oggi Vaste, lo senti nel silenzio del bianco delle case, nello slargo di una piazza fra cortili, il lento, fecondo scorrere della vita, alla luce del sole, nel tepore delle tenebre. Ha narrato di un chicco di grano - parola del Vangelo - padre Rocco ai bambini in una domenica di settembre, mentre s’avvicinava l’autunno e Persefone si preparava al suo viaggio che si ripete da millenni... di un chicco di grano che si disfa, si confonde con le zolle, mette radici... spunterà poi... Persefone è figlia di Demetra, dea dei chicchi di grano... Qui a Vaste pregano insieme gli dei a qualunque mito essi appartengano.