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La
danza delle nuvole e del vento
nel paese del comignolo
di Giuliana
Coppola

Un comignolo nel cielo su tetto di tegole: hai presente il
cappello duna fata, di quelle che appaiono dun
tratto? Ecco, la storia inizia da un comignolo - e non fai
in tempo a riprendere anche una gazza levatasi subito in volo
-, un comignolo posato su tetto di tegole nella piazza curte
di Felline, dove oggi sei arrivato tu, ma un giorno ninfe
e satiri, gnomi e fate, hanno danzato la danza delle nuvole
e del vento. Scendevano in paese al calar delle tenebre, lasciando
il Ninfeo, loro dimora, e danzavano nella grande curte
tra case bianche di calce... ne sentivano il fruscio gli uomini
e poi, allo scoccare della mezzanotte, via di corsa le creature
delle favole... ma una fata lo perse il cappello. Si impigliò
fra le tegole, diventò comignolo... rimangono tuttora
a memoria uno, due, tre, tanti comignoli... perché
Felline si racconta così, come una favola di cui lei
è protagonista, che forse il suo nome può essere
ninfa dei canneti e forse anche lei ha abitato
il Ninfeo. È inutile pensare che potrai scoprire da
te personaggi e luoghi... devi cercare chi te la racconterà
la favola vera. Ti
diranno, quando tu sarai giunto a Felline, che troverai ad
un passo da Ugento e da Alliste, dandare in via Immacolata
o in via Fosso ché là troverai la maestra
Antonia e lei sa proprio tutto di Felline. Se
non andrai da lei, inutile cercare di far parlare il luogo:
tacerà Felline nelle sue pietre e nelle sue case, nel
suo castello e nelle sue chiese; tacerà Santa Sofia.
Felline ti apparirà come la bella addormentata nel
bosco, ricordi?
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E
invece, appena Antonia Ferocino sorriderà, sanimerà
dun tratto il paese e riprenderanno vita i segni, si
poserà ancora la gazza sul comignolo, danzeranno le
nuvole perché cerano una volta le ninfe lassù
ad un passo dal mare; una grotta e i canneti e piante antiche
quanto il tempo; esiste ancora il Ninfeo; vanno curate le
sue ferite; ed esiste il menhir, pur se un muretto di confine
ed esistono gli olivi e gli olivastri ed ora saprai che sono
piante sacre gli olivastri: diventarono olivastri le ninfe
per sottrarsi alla violenza di un pastore.
Esistono i segni a Felline, luogo così antico che più
antico non si può, così allegro e ospitale con
le sue sorgenti, il mare e le grotte, che si son fermate da
sempre le creature della terra, un lieve passaggio e via o
ne hanno preso possesso per pregare i loro dei... pagani,
messapi, greci e romani, bizantini ancora... mani francescane
scolpite nella pietra, imbiancate a calce, sotto il comignolo
della piazza-curte di Felline. Antonia ti farà notare
le mani, simbolo di gente capace di ricevere ed accogliere;
e venne anche San Pietro a Felline. Forse hanno letà
del passaggio di San Pietro gli olivi che incontri... così
tormentati e feriti ti parleranno di croci e di ferite impresse
anche a questo luogo di favola; passò san Leucio da
Felline e santa Sofia e santa Potenza e san Quintino e san
Cataldo.
Uno salvò dalla peste, laltro ridiede voce a
una pastorella e fu miracolo: i santi hanno salvato spesso
questo luogo che appartiene alla ninfa dei canneti, gli uomini
spesso lhanno tormentato... Ogni epoca una storia di
dei, di santi, di monaci, di cavalieri, di feudatari, di baroni.
Anche i turchi, a distruggere. Storie di uomini fino ai nostri
giorni; segui Antonia e saprai...
Cè un castello al centro della piazza. Cera
una volta un cavaliere, Guglielmo Bonsecolo; lo premiò
il principe Tancredi, gli assegnò Racale e Felline
e fu castello. Si levano verso il cielo le sue torri, sallarga
il loggiato... Cerano una volta i basiliani... dipinsero
cripte, costruirono luoghi sacri... restano unabside,
volti evanescenti di madonne e di Cristi, di santa Sofia...
feriti tutti...
Antonio ti racconta di ferite e di recuperi, affidati a mani
di uomini; sulla serra la chiesa della Madonna dellAlto
attende, attende la chiesa di santa Maria della Luce ed ora
che il sole tramonta e infuoca Posto Rosso e il mare di Felline,
inizialo tu - e puoi farlo questa volta da solo - il tuo viaggio
tra strade e stradine. Osserva, ascolta voci, scegli a tuo
piacimento gli angoli. Il frantoio ipogeo, ad esempio; ti
parlerà di fatiche di uomini innamorati della loro
terra. Gli scalini della chiesa di san Leucio, ad esempio;
via san Domenico e i suoi tetti... Osserva le date scolpite
sui muri... e popi siediti un attimo su un sedile di pietra;
sceglilo tu fra le curti e fatti raccontare la
storia di un saccheggio ancora e poi di una torre e poi di
un amore; un corsaro che veniva da lontano e una fanciulla
di Felline... oggi, forse, li accoglie un ulivo o la grotta
del Ninfeo, chissà.
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