Dalla torre
di Cutrofiano “mai più ore di guerra”

di Giuliana Coppola

Vai a trovarla di giorno la torre; anzi, se puoi, vai a trovarla quando ancora non brucia alto nel cielo il sole; perché allora tu potrai leggere chiare le lettere e potrai ascoltare la voce forte dell’orologio. T’avevano detto che era inutile aspettarne i tocchi; che erano un po’ stanchi i suoi battiti; che a volte si fermava per riposare un po’ il suo cuore centenario; ed invece ecco i tocchi, eccolo il monito, quasi preghiera: “Uomini, fate che i miei tocchi non scandiscano mai più ore di guerra”.
E allora ti vien voglia di contare sillabe e tocchi, in silenzio, e di ripeterti nell’anima che niente è perso se qui, in questa piazza di un paese del Salento, qui qualcuno si ferma un attimo a pensare ai piedi di una torre e magari lo recita pure un verso che sa di pace. È successo che hai avuto bisogno di Maria Luce a condurti in quest’altro luogo; t’avevano raccontato che c’era il monito forte di un orologio; attraversi la strada delle magnolie, palazzo Marati, la biblioteca, il municipio, un po’ di strada ancora e poi lo slargo e gli anziani a prendere il sole e i ragazzi a vendere bandiere di pace; poi Lucio,l’assessore, e poi ancora Virgilio e poi il poeta, Lucio Romano, tutti nel sole a guardare la torre, a parlare di lei, a sognare “in questa giungla solo i poeti/ potranno dire parole di pace”, ma tu pensi che ci sono anche i giovani e anche gli uomini e le donne che non s’arrendono mai. Così qualcuno ti ricorda don Ciccio “Marati”, e chi altri se no? Morì esule e povero a Martano... aveva difeso libertà; qualcun altro ti ricorda Salvatore “Nuzzo”, e chi se non lui? Morì partigiano e nell’arco di un verso ed un ricordo, rieccolo ancora il rintocco. Così è fatta la storia che tu rincorri da luogo e luogo e scopri questa torre che tu guardi, che ormai brucia nel sole di mezzogiorno; la torre che avresti voglia di carezzare e non lo fai per pudore perché t’appare un po’ stanca, quasi estranea alle cose del mondo... Te ne chiedi il motivo... Dovrebbe essere forte lei che ha l’orologio più coraggioso di terra salentina. T’attende in biblioteca Salvatore Matteo, sommerso da libri e documenti. Vai a trovarlo anche tu e saprai il perché della stanchezza antica della torre, perché Salvatore ti racconterà, delibera dopo delibera, il viaggio da lei compiuto nel corso degli ultimi secoli, da un punto all’altro di uno slargo, tra case che non ci sono più.

Da un punto all’altro... lei forse si trovava bene in quell’angolo di cui non c’è più traccia, dove l’avevano posata un tempo; si trovava anche bene poi nell’anno del Signore 1859, quando l’avevano fatta risorgere in un altro angolo ma ora aveva il suo orologio pubblico; piccola la piazza, uno slargo, così piccola da raccoglierla in un pugno, da apparire semplice via, mancante di tutte le qualità.
E lei, ancora una volta, a cambiare angolo perché “l’attuale largo piazza, sito nel centro dell’abitato, essendo di un’area limitatissima, non corrisponde ai bisogni della popolazione la quale vi tiene il pubblico mercato... la spesa occorrente per l’allargamento sarebbe limitata al solo prezzo dei fabbricati da demolire... se tra i fabbricati da abbattere non si trovasse la torre del pubblico orologio... non può essere conservata... perché resterebbe sconvenientemente isolata nel centro della piazza... ho dovuto progettare un’altra torre da costruirsi lungo il nuovo fronte e l’amministrazione dovrà... sopportare quest’altra spesa”. L’ingegnere Luigi Viva - si era nel 1893, 24 maggio per la precisione - progetta, redige e firma un’altra morte e un’altra ricostruzione.
La torre ora è là dove tu la vedrai; per cent’anni nessuno o pochi hanno avuto cura di lei; le hanno fatto violenza, anche questo si legge nelle relazioni ufficiali “E’ stata sottoposta, in special modo la facciata principale alle più disparate forme di violenza... manifesti, chiodature, cavi, fili ed altro hanno degradato, in una alle adiacenti insegne pubblicitarie, pannelli, porta manifesti... la torre stessa...”. Giovanni Russo, geometra, relaziona e firma - si era nel 1989, 7 novembre per la precisione.
“ “Uomini, fate che i miei tocchi non scandiscano mai più ore di guerra” su una bifora policroma... dicono gli anziani che c’è sempre stata quella scritta sulla torre; dicono i più giovani che è recente il monito-preghiera; di notte i rintocchi raggiungono Salvatore, il partigiano, don Ciccio Marati che volle morire esule in libertà, Felice Cavallotti, poeta e soldato, cui oggi la piazza della torre dell’orologio è intitolata. Forse anche la Luisa Angelica Taglioni, ballerina, ed Edmondo, suo nipote gobbo, don Leonardo Perrone anche che fu amico e sostenitore di don Ciccio, radicale e liberale. Salvatore Matteo ti ricorda una domanda “può darsi che non esista nulla e se c’è?”. A Cutrofiano esistono una torre e tante storie.