In piazzetta
a Castro
balcone sul mare

di Giuliana Coppola

Luogo è oggi per te il dipinto dell’Annunciazione che ormai farà parte della tua storia quella che - stanne sicuro - ti porterai dentro a lungo, perché è luogo di tenerezza infinita d’un volto, d’uno sguardo, d’una carezza lieve di mano sul seno d’una vergine madre in attesa del figlio.
T’aveva detto Gianluigi “Oggi andiamo dall’Armando” e tu l’avevi raggiunto nella piazzetta di Castro, balcone sul mare, ad osservare la linea pura dell’orizzonte tra Santa Cesarea a sinistra e Santa Maria di Leuca a destra, per te che volgi le spalle al castello. Tu ti sei fidato di Gianluigi Lazzari che, dottore in lettere, classiche per giunta, conosce tutte le storie, ad iniziare ad esempio, da quella dell’Armando Perotti, poeta, che di Castro ha fatto il suo luogo mentale. Ma non t’aveva detto Gianluigi che l’avresti trovata quell’immagine di Madonna così terrena da farti venire le vertigini. Hai dovuto ricorrere al profumo di prezzemolo, profumo di casa e di mare, per farti coraggio e salire i sette gradini enormi che ti conducono a Lei... E se chiedi che c’entra il prezzemolo, ecco, forse si dovrà cominciare dall’inizio la storia.
Dunque, a Castro, s’arriva in fretta da qualunque luogo tu parta; da Maglie devi prendere la statale per Santa Cesarea, meno di venti chilometri; al semaforo di Vaste, non farti attrarre dalla voce dei Messapi; continua dritto la tua strada; lo vedrai d’un tratto ma non prendere la via che ti conduce al porto, alle barche dei pescatori, all’odore intenso del pesce nella rete; tu devi salire perché l’Armando - o meglio il suo ricordo, la piazzetta a lui dedicata, quella che un tempo fu la sua casa - ti attendono in alto, accanto al castello, appunto, dove sorgono ancora alberi di pino e gli orti scivolano sul mare.



Gianluigi t’attenderà anche lui, sta tranquillo; è voce narrante della sua terra e tu dovrai solo ascoltarlo e accompagnarlo, perché conosce i segreti del mondo incantato che ora appartiene anche a te. Perché c’è sole al tramonto che illumina piazza Vittoria e la Maria che tesse le reti e l’Annunziata, l’ortolana più famosa del mondo, ed è azzurro il rosone e poi sarà la Lauretta a darti le chiavi della casa di Dio e, mentre tu aspetti che la porta si apra, lo scorgi il prezzemolo, in un vaso, ad ornare l’ingresso laterale di una cattedrale del dodicesimo secolo che sorge accanto alla cripta bizantina.
E non ti meravigli più di tanto perché questa è casa di Dio ma anche degli uomini e non può mancare la pianta di prezzemolo in una piazza-giardino comune ad uomini e Dio. Prendilo con te un rametto ed entra nella cattedrale; Gianluigi ti racconterà piano la storia, lunga storia di culti che si succedono e, succedendosi, fanno violenza al culto che fu; lunga storia di vescovi e nobili, ognuno a lasciare il suo stemma e il suo segno. Ma tu lo troverai il tuo segno e il tuo luogo, in alto, quasi nascosto nella penombra d’una Cattedrale, al di là dei sette gradini, al di là d’un enorme altare barocco, d’un’altra tela dell’Annunciazione che occupa lo spazio tra le colonne, al di là di uno stemma di prelato, persino.
T’avevo avvertito che così sarebbe stato; dicono che sia di scuola fiamminga il dipinto; dicono che continui a fare miracoli; dicono che trafugato dai turchi, abbia fatto ritorno al suo posto... Ha gote paffute la Vergine ed è paffuta anche la colomba e Dio nell’angolo a destra per te che guardi ha volto buono e paziente di nonno ed è terreno anche l’angelo Gabriele un po’ impacciato nelle sue ali, di fronte a quel grembo che attende Gesù. Profumo di prezzemolo, di casa, vento di mare d’un tratto... consola santa Dorotea e i suoi resti di martire nella teca in un angolo...
Sia tua meta Castro, ma inizialo da qui il tuo viaggio successivo, tra segni di messapi, greci, latini, bizantini e poi turchi anche, castelli e ruderi; fatti raccontare da Gianluigi, da Emanuele, dalla gente che incontri le storie, quella di “Zzi Mita” e “Zzi Micu”, tra le altre, e poi capirai perché l’Armando poeta decise di scegliere questa terra come suo luogo dell’anima.