|
ARAMIRè
Le mazzate pesanti conquistano la piazza
Finalmente. È la prima cosa che si pensa
ascoltando Mazzate pesanti, il nuovo
cd di Aramirè. Il titolo, di per sé
emblematico, lascia già presagire qualcosa
di molto originale nei contenuti. Impressione accentuata
anche dalla scritta sul retro della copertina: Stop
agli abusi sui ragni. Nessun ragno è stato
utilizzato per la realizzazione di questo cd,
sullo sfondo una discarica abusiva. Altrettanto
inquietante ciò che si legge sul lato della
copertina: Questo cd contiene materiale non
tradizionale, maneggiare con cautela!.
Così, dopo un incipit sinceramente ispirato
alla tradizione, con Ieri sira e Fermate,
parte la terza traccia, il brano che dà il
titolo allalbum. E son mazzate
(ovvero botte, fendenti) davvero pesanti: una vera
e propria denuncia della mercificazione di un Salento
di facciata, che va di moda col suo pacchetto di
sole, mare, vento e taranta. Che è morta
ed è diventata vita. Mentre lautenticità
di questa terra, a sentire gli Aramirè, è
ben altra cosa. Le passate edizioni della
Notte della Taranta se non sono costate un paio
di milioni di euro poco ci manca. Un decimo, un
ventesimo di quella somma sarebbe bastato a promuovere
iniziative culturali vere, destinate ad affiancare
la promozione turistica ottenuta con il concertone
e a durare nel tempo, sostiene Roberto Raheli,
leader di Aramirè, Compagnia attiva da oltre
nove anni sul territorio, le cui radici affondano
nel Canzoniere di Terra dOtranto, nato nell89.
Su etnicu ncazzatu, na cosa laggiu
dire..., canta Roberto Raheli. Ed i motivi
del suo disappunto sono coralmente forti: Abbasciu
allu Salentu tenimu sule e mare/ e cullu tamburrieddhu
la gente balla e sona/ ma sta musica etnica ete
na cartolina/ te nu Salentu fintu de notti e de
tarante// su etnicu ncazzatu percè
lu tamburrieddhu/ non deve diventare comu n anello
al naso/ battitini le mani allamministatori/
ca inventanu li festival e pare tuttokkei
(Giù nel Salento abbiamo il sole e il mare
bello/ e con il tamburello la gente balla e suona/
però questa musica etnica è diventata
come una cartolina/ di un Salento finto fatto di
notti e di tarante/ sono etnico ma incazzato, perché
il tamburello/ non deve diventare come un anello
al naso/ battete le mani agli amministratori/ che
inventano i festival e così ogni cosa sembra
andare bene). Una denuncia sentita e vibrante, condita
con il ritmo trascinante della musica scritta dallo
stesso Roberto Raheli, che, da artista serio e cultore
dello studio delle tradizioni popolari nel loro
nucleo profondo, quello studiato da Ernesto De Martino
nel 59 ne La terra del rimorso,
denuncia a gran voce la mancanza assoluta di professionalità:
musicisti tradizionali oggi ci si improvvisa, pur
di far soldi. Li musicisti etnici shannu
mortiplicati/ se sannu cinque canti alli sei shannu
mpallati/ però ncete li festival
ca portanu la gente/ battitini le mani allamministrato/
e invece dicu ieu:/ mazzate pesanti.../se nu parlamu
moi dopu è tardi pe parla.
(I musicisti etnici si sono moltiplicati/ ma se
conoscono cinque brani non arrivano a sei/ però
ci sono i festival che richiamano la gente/ battete
le mani agli amministratori// e invece dico io:/
mazzate pesanti.../se non parliamo ora dopo sarà
tardi per parlare). È la pura ed amara verità
degli Aramirè, denunciata con sarcasmo in
un brano caparbiamente ecologista.
Mazzate pesanti racchiude quattordici
tracce di rara intensità ed è unoccasione
per riflettere anche sulla politica di quegli amministratori
illuminati, che, come dice Roberto Raheli, organizzano
i luna-park musicali, invece di pensare ad un archivio
sonoro o a progetti di ricerca. E allora? Mazzate
pesanti...
|
|